La guerra, il carovita, il diritto allo studio, la questione razziale, la libertà di manifestare. Si riempiono ancora le piazze italiane, convocate per lo sciopero generalizzato dal sindacato di base. Ma conquistate da centinaia di migliaia di giovani decisi a riprendersi tutto.
Compagni di classe. Sessanta città per lo sciopero generale di Usb e sindacati di base. Giovani e studenti esondano: si manifesta dal mattino a tarda sera
Il merito non è dei partiti del Campo largo, né dei grandi sindacati confederali, ma ieri per manifestare contro la crisi sociale e l’incapacità del governo Meloni sono scese in piazza oltre 1 milione di persone in tutta Italia in 70 tra città e porti. Una marea umana si è riversata nelle strade
Alaa Shehada in «The Horse of Jenin» – Alaashehada.com ( Il cavallo di Jenin )
Fare comicità sull’occupazione israeliana e la quotidiana sopraffazione, sui check point e le violenze, e portarla nei teatri fra Cisgiordania e Israele. A calcare i palchi è ilPalestine Comedy Club, la prima piattaforma comica, creata nel 2022 da Alaa Shehada, Sam Beale e la produttrice cinematografica Charlotte Knowles, formata da alcuni attori palestinesi. Le tragedie e le storie sulla terra, l’identità e la cultura, raccontate con un’ironia amara, sono state rappresentate in un tour che ha toccato le città di Ramallah, Nablus, Jenin, Haifa, Gerusalemme, Nazareth, fino a Londra proprio il 7 ottobre 2023.
Il collettivo ha anche organizzato laboratori rivolti alle comunità locali e a un centro per donne.
A ospitare gli spettacoli-monologhi anche il Freedom Theatre, fra i più importanti in Palestina, che sorge dentro al campo profughi di Jenin,lo stesso in cui si è formato e ha imparato stand-up comedy Alaa Shehada attore e autore di The Horse of Jenin,spettacolo vincitore dello Scotsman Fringe First Award e l’Outwith Award, nei mesi scorsi ospite ai Teatri di Vita a Bologna.
È la storia della statua di un cavallo alta cinque metri, realizzata nel 2003, dopo gli attacchi israeliani, dall’artista tedesco Thomas Klipper insieme ai bambini del campo, con il metallo e i detriti di ambulanze, case, auto, e collocata nel centro di Jenin.
Diventato un simbolo di libertà, dopo 20 anni, nel 2023, un bulldozer dell’esercito israeliano lo ha sradicato e portato via. Una storia tragicomica di ordinaria occupazione che tornerà in Italia il 28 novembre a Venezia, poi ancora a marzo a Roma, Milano, Napoli, Genova, Firenze, Lecce.
Abbiamo rivolto alcune domande ad Alaa Shehada, che si prepara ad una lunga tournée nel nostro paese con diversi suoi spettacoli ed è anche protagonista del documentario Palestine Comedy Club diretto da Alaa Aliabdallah.
Come si fa a essere divertenti sotto occupazione?
Perché questa è la vita. Siamo esseri umani. Abbiamo bisogno di vivere per sopravvivere. La nostra è una mentalità orientata alla sopravvivenza, per andare avanti, continuare a muoverci, arrivare alla fine della giornata, raggiungere qualsiasi obiettivo ci prefiggiamo, abbiamo bisogno di ridere. Così lo stress si allenta. È ciò che ci fa alzare dal letto la mattina e andare al lavoro. È un modo naturale di affrontare la dura realtà per poter continuare ad andare avanti.
In che senso la Palestina è un Paese che ha bisogno di ridere più di ogni altro?
La nostra è una cultura divertente e spensierata, in cui ogni conversazione inizia con una battuta e finisce con una battuta. È basata sulla narrazione, sulla comicità e sulla presa in giro che è profondamente radicata, è una forma di resilienza, un meccanismo di difesa per la gente.
Che ne è oggi del panorama comico palestinese? Il gruppo riesce ancora a lavorare insieme?
In questo momento la situazione in Palestina è molto difficile, è complesso realizzare qualsiasi forma di teatro e di arte. Ma nonostante tutto, le persone, gli artisti, stanno cercando di fare qualcosa. Al momento stiamo organizzando molti laboratori a Nablus con un gruppo comico locale che in questi giorni è in tournée in Cisgiordania e io sto lavorando con loro online. Cerchiamo di andare avanti il più possibile, ci adattiamo semplicemente alla realtà.
Prima di esibirvi in una città, cercate di adattare la comicità alla sensibilità di quella comunità, puoi spiegare meglio?
Adattiamo i nostri sketch perché le comunità in Palestina sono molto diverse tra loro, con contesti sociali differenti. Alcune di loro accettano un certo tipo di battute, altre no. Cerchiamo di adattare i testi in base alla cultura e alle tradizioni presenti in ogni luogo.
Ora vivi ad Amsterdam, riesci a tornare a Jenin?
Sì, faccio i miei spettacoli in giro per l’Europa e, naturalmente, ogni nove o dieci mesi, quando posso, torno a Jenin, in Cisgiordania. La situazione è molto difficile perché i coloni stanno prendendo il controllo delle strade. È complicato spostarsi, i dipendenti pubblici ricevono solo il 40% dello stipendio e senza lavoro non si può fare praticamente nulla.
1. ALTRO
note di lingua
La stand-up comedy è una forma di spettacolo in cui un comico si esibisce “in piedi” (ininglesestand-up) davanti a un pubblico, normalmente rivolgendosi direttamente a esso, senza la quarta parete. L’artista che si esibisce in questa forma di spettacolo prende il nome di stand-up comedian. ( Wikipedia )
2. La locuzione “rottura della quarta parete” indica invece per contrasto la situazione in cui gli attori sono consapevoli di essere osservati, e si riferiscono pertanto più o meno esplicitamente al pubblico nella loro recitazione. ( Wikipedia )
JENIN, WEST BANK, PALESTINE – 2026/09/03: Israeli flags installed by Jewish settlers are seen near a mosque at the entrance to the city of Jenin in the northern West Bank. (Photo by Nasser Ishtayeh/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)
una foto di Jenin con le bandiere israeliane ben in vista vicino alla moschea- all’entrata nella città
LIDIA CHIAROMONTE ( pare essere una persona molto riservata, è free lance de Il Manifesto da molti anni )
Linda Chiaramonte
Giornalista freelance, collabora da anni con Il Manifesto. Osserva e riporta piccole storie comuni, ma straordinarie, spesso anticipatrici di cambiamenti sociali. Interessata alle battaglie, i successi, le sconfitte e le discriminazioni subite o intraprese da chi vive apertamente il proprio orientamento sessuale considerato diverso mettendo anche seriamente a rischio la propria vita in paesi in cui l’omosessualità è un reato.
Ormai è raro che il potere venga conquistato attraverso un golpe militare o comunque con la forza. Quasi tutti i paesi tengono regolarmente elezioni. Le democrazie muoiono ancora, ma con altri mezzi. Dalla fine della Guerra Fredda a oggi, a determinare la morte di una democrazia non sono quasi mai generali e soldati, ma gli stessi governi eletti. Leader eletti hanno sovvertito le istituzioni democratiche in Venezuela, Georgia, Filippine, Nicaragua, Perù, Polonia, Russia, Sri Lanka, Turchia, Ucraina e Ungheria. Oggi il tracollo di una democrazia comincia nelle urne.
Steven Levitsky e Daniel Ziblatt attraversano la storia recente per identificare i passaggi cruciali e le condizioni che si ripropongono, seppure in diverse declinazioni, ogni volta che una democrazia viene gradualmente trasformata in regime autoritario da un leader eletto Un processo messo in atto dall’interno delle istituzioni e con mezzi legali.
Steven Levitsky
Attualmente è prof. di Studi Latinoamericani (cattedra David Rockefeller), Professore di Scienze Politiche e Direttore del David Rockefeller Center for Latin American Studies presso l’Università di Harvard. La sua ricerca si concentra su partiti politici, democrazia e autoritarismo, istituzioni nell’America Latina e nei paesi in via di sviluppo. Ha pubblicato, tra l’altro, Informal Institutions and Democracy (a cura di, con G. Helmke, 2006) e Competitive Authoritarianism (con L.A. Way, 2010).
Attualmente sta lavorando con Lucan Way a un libro sulla resilienza democratica nel mondo.
*** Ultimo libro pubblicato nella primavera 2026 ha il titolo in inglese : ” La straordinaria resilienza della democrazia. “
video 37 min. -.- tradotto automaticamente– a me pare che non si senta bene
Daniel Ziblatt (nato nel 1972) è uno scienziato politico statunitense, titolare della cattedra Eaton di Scienze del Governo presso l’Università di Harvard dal 2018. È specializzato in democrazie e nei loro meccanismi interni, sia infrastrutturali che procedurali.
Daniel Ziblatt – coautore del libro ” Come muoiono le democrazie “
Daniel Ziblatt è professore di Scienze politiche ad Harvard, considerato tra i massimi esperti di autoritarismo e democrazia in Europa dal XIX secolo a oggi. Ha pubblicato, tra l’altro, Structuring the State: The Formation of Italy and Germany and the Puzzle of Federalism (2006) e Conservative Parties and the Birth of Democracy (2017).
Libri
La tirannia della minoranza: perché la democrazia americana ha raggiunto il punto di rottura , con Steven Levitsky , (Crown, 2023, ISBN978-0-593-44307-1)
Strutturare lo Stato: la formazione dell’Italia e della Germania e il rompicapo del federalismo, (Princeton: Princeton University Press, 2006, ISBN9780691121673)
qualche immagine — per chi non la conosce e per chi ne ha nostalgia:
Spiaggia d’Oro – Golden Beach of Imperia
Dolceacqua, view from the mountains, Village italie, Ligurie,
Dolceacqua vista falle montagne
Imperia, Italy – February 10, 2018: Promenade with tourists walking and customers sitting at an outdoor restaurant and cafes in Porto di Oneglia, Imperia.
Passeggiata sul porto di Oneglia ( IM )
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per un bel cundijum con il pane di Triora spalmato di aglio sulla crosta-
– è fatto ” a fantasia “, ma con il pomodoro ligure nella foto- buoni davvero solo d’estate. Mia madre diceva : è come mangiare della carne.. per la soddisfazione che ti danno, penso.
The great church in Bussana Vecchia (Im), Liguria, Italy. This is a ghost town abandoned in 1887 due to an earthquake and repopulated by an international community of artists in the early 1960s.
La Chiesa di Bussana vecchia, abbandonata nel 1887 per il terremoto e ripopolata negli anni ’60 da artisti e gente varia che l’hanno tutta ” aggiustata “. Nata intorno all’anno Mille.
QUESTO LINK DEL FAI – se volete aprirlo — VI MOSTRA VARIE FOTO BELLE DI BUSSANA VECCHIA:
La pellicola del 1972 – che ha come protagonista Gian Maria Volontè – si apre con un comizio a Milano. Sul palco parla proprio La Russa che arringa la folla: «Questa manifestazione vuole dimostrare che è possibile battere il comunismo, che è possibile battere i nemici dell’Italia. E che insieme lo faremo ».
REPUBBLICA.IT — video, 2.19 min.
La storica Ponzani in tv sui fatti del ’73: “Non mi scuso con La Russa. E mi chiami professoressa”
Ospite della trasmissione Otto e Mezzo su La7 La storica Michela Ponzani, professoressa all’università Tor Vergata di Roma, ha replicato al presidente del Senato Ignazio La Russa che ha minacciato di querelarla per le sue parole sul Giovedì nero di Milano del 1973. “La Russa era a capo di un corteo vietato dal prefetto di Milano per motivi di ordine pubblico. È cronaca riportata da varie fonti: noi storici non ci inventiamo le notizie”, ha precisato la storica e sottolineando di non aver mai attribuito alla seconda carica dello Stato la responsabilità dell’omicidio dell’agente di polizia: “Ho solo detto che era presente a quella manifestazione”.
Rispondendo alla domanda se disposta a scusarsi, la professoressa ha affermato: “Non ho intenzione di scusarmi”. E poi ha ribadito la volontà di essere riconosciuta con il proprio titolo accademico: “I titoli accademici non si ereditano come quelli nobiliari, costano tanta fatica”
Video OttoeMezzo/La7
video, 2,49 min.
Giovedì Nero di Milano: filmato degli scontri in cui morì l’agente Marino (1973)
12.4.1973 A Milano una manifestazione promossa dal Movimento Sociale Italiano (revocata dalla questura poche ore prima) degenera in violenti scontri e porta alla morte dell’agente della celere Antonio Marino, ucciso da una bomba a mano SRCM lanciata da Vittorio Loi.
Tre sentenze (ordinanza, Assise, Appello) relative al processo per i fatti del giovedì nero, avvenuti il 12 aprile 1973, in cui venne ucciso l’agente Antonio Marino. In primo grado Maurizio Murelli e Vittorio Loi furono accusati del reato più grave, quello di omicidio aggravato. Su Loi pendette inoltre l’accusa di calunnia per avere tentato di incolpare il tenente colonnello Michele Santoro di averlo istigato ad autoaccusarsi della morte dell’agente, portandogli come prove foto e testimonianze. Per il reato di detenzione e porto di tre bombe, tutte lanciate ma di cui una non esplosa, fu accusato, oltre a Loi e Murelli, anche Nico Azzi.Ferdinando Caggiano venne accusato di favoreggiamento personale. Tutti gli altri imputati furono accusati di raduno sedizioso e resistenza aggravata. Vennero però stralciate alcune posizioni. Il 27 maggio 1975 la Corte di Assise di Milano condannò Loi, riconosciuto il responsabile diretto della morte dell’agente Antonio Marino, a 23 anni di reclusione, Murelli a 20 anni, e Nico Azzi, che aveva fornito le bombe passandole a Davide Petrini, che a sua volta le aveva nascoste sotto un traliccio di via Selvanesco, a totali 3 anni e ad una multa di 300.000 lire. Il 9 marzo 1977, con sentenza della Corte di Assise di appello di Milano, le condanne furono ridotte. Loi venne condannato a 19 anni, Murelli a 18, Nico Azzi a 2 anni. Tutto venne confermato con la sentenza della Corte di Cassazione del 15 febbraio 1978.
Conservazione e condizioni di accesso
La documentazione relativa al processo per la morte dell’agente Antonio Marino e per i fatti del giovedì nero è stata digitalizzata ed è conservata presso l’Archivio di Stato di Milano. Il Ministero dell’Interno può autorizzare la consultazione per scopi storici di documenti di carattere riservato conservati negli Archivi di Stato anche prima della scadenza dei termini sopra indicati. La richiesta di autorizzazione deve essere presentata all’Archivio di Stato di Milano (per gli atti ivi conservati); il direttore dell’Istituto provvederà ad inoltrarla, con il proprio parere, all’Ispettorato per i servizi archivistici del Ministero dell’interno, che decide sentita la Commissione per le questioni inerenti alla consultabilità degli atti di archivio riservati, istituita presso il Ministero dell’interno (d. lgs. 42/2004, art. 123). I documenti per i quali è autorizzata la consultazione anticipata conservano il loro carattere riservato e non possono essere ulteriormente utilizzati da altri soggetti senza la relativa autorizzazione (d. lgs. 42/2004, art. 123). Una copia digitale del processo è conservata anche dall’Archivio Flamigni ed è consultabile presso la sua sede.
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torneremo a tanta bellezza ..
QUALCHE OPERA DI EMIL MAETZEL DA WIKIPEDIA –/ LINK
La mostra annuale della Secessione fu la prima ad essere chiusa nel marzo 1933 per ordine deinazionalsocialisti , allora al potere. Nel 1933 Maetzel fu costretto al ritiro dai nazionalsocialisti.
Nel 1937, diverse stampe di Maetzel furono confiscate dalle collezioni pubbliche e distrutte nell’ambito della campagna nazista “Arte degenerata”.
Dopo la fine del dominio nazista, Maetzel fu nominato retrospettivamente direttore dell’edificio nel 1945. Dal 1948 fu secondo presidente della ristabilita Secessione di Amburgo.
Israele, i media: ‘Herzog vedrà Netanyahu e Eisenkot per testare un governo di unità’.
Il blocco di Bibi a 53 seggi, quello dello sfidante a 48. Likud: ‘Elezioni rubate da partiti arabi che sostengono il terrorismo’
@ ANSA/EPA
Media: ‘Herzog vedrà Netanyahu e Eisenkot per testare il governo di unità’
Channel 11 riporta che il presidente israeliano, Isaac Herzog, dovrebbe incontrare, già nei prossimi giorni, ancora prima della pubblicazione dei risultati finali e dell’inizio delle consultazioni, Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot – separatamente – per iniziare a testare la fattibilità di un governo di unità nazionale.
Scrutinato oltre il 72% dei voti in Israele, lo schieramento di Netanyahu ottiene 54 seggi.
Il premier: ‘La coalizione ha una maggioranza, ampio governo di destra nazionale’
Israele, al 72,4% dello scrutinio blocco Netanyahu con 54 seggi
Alle 10:03 (ora locale), con il 72,4% delle schede scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale attribuiscono 54 seggi al blocco pro-Netanyahu e 48 al blocco guidato da Eisenkot.
I partiti arabi ora contano 18 seggi dopo che Ra’am ne ha guadagnati due.
This shot shows the very bright colors of changing leaves on the trees near the Upper Falls waterfall in Provo Canyon, Utah. In the background is a canyon between two, rocky mountain peaks.
Vivaci colori autunnali nel Provo Canyon Utah vicino alle Upper Falls – Foto stock
Cambio della stagione verso l’autunno, le prime nevi..
Luci soffici e delicate illuminano il picco della montagna
Provo, Utah, USA – April 7, 2020: This is a springtime shot of the BYU campus with hardly any students around. The trees are in bloom and the grass green. This view shows the Knight and Talmage Buildings surrounded by beautiful trees.
Sboccia la primavera in un campus studentesco, il Brigham Young University (BYU) con i suoi due famosi edifici, Jesse Knight Building (JKB) che il James E. Talmage Building (TMB )
Provo Skyline and main street area is surrounded by snow capped Wasatch Mountains, Utah. (Photo by: Joe Sohm/Visions of America/Universal Images Group via Getty Images)
Lo skyline della città di Provo circondata dalle innevate montagne Wasatch.
La Monument Valley (in lingua Navajo: Tsé Biiʼ Ndzisgaii, “valle tra le rocce”) è una vasta pianura desertica situata al confine tra gli stati dello Utah e dell’Arizona, all’interno della Riserva dei nativi Navajo (Navajo Nation).
È celebre in tutto il mondo per i suoi imponenti monoliti, le mesa e i butte di arenaria rossa che si ergono per centinaia di metri dal fondo del deserto, resi celebri da decenni di film western (come quelli di John Ford), spot pubblicitari e film iconici come Forrest Gum
Prof. Vito Lavolpe– Patologo Clinico -Università di Bari- Facoltà di Medicina e Chirurgia – Canale dedicato alla Medicina, alla Scienza e a tutti quegli Uomini che hanno coltivato una grande Passione nella loro Vita.
I serbi hanno scelto e l’hanno fatto in grande stile. Dopo due anni ininterrotti di proteste pro-democrazia e Stato di diritto, alle elezioni di ieri la Lista degli Studenti ha conquistato al primo colpo la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, con un 52% dei voti che fa ancora più impressione se si tengono in conto due fattori.
Primo, che quello che due anni fa era nato come un movimento studentesco senza leader né chiara struttura, si è organizzato dal basso e con una democrazia partecipativa tale da portare circa 140 professionisti di diversi campi in Parlamento per cambiare finalmente la faccia di una Serbia incancrenita da 10 anni di corruzione, clientelismo ed erosione dello Stato di diritto.
Secondo, che gli studenti sono riusciti a mantenere altissima la coscienza civica della popolazione serba, che ha risposto in massa, con un’affluenza che ha superato qualsiasi aspettativa e si è attestata attorno al 70%.
È così che le frodi, le irregolarità e la violenza segnalata in numerosi seggi elettorali non sono servite a fermare l’onda degli studenti, che ora devono prepararsi alla fase due: governare il Paese per davvero, e mettere in pratica le promesse di trasparenza, separazione dei poteri e democrazia.
Ma intanto è ancora tempo di festeggiamenti a Belgrado e in tutta la Serbia, che sono continuati per tutta la notte con scene di esplosione di gioia che in larga parte d’Europa ormai colleghiamo quasi solo alla vittoria in grandi eventi sportivi.
Invece i serbi hanno vinto una partita più importante il 25 ottobre, e il grande sconfitto è Aleksandar Vučić, l’ex-presidente che dopo 14 anni al potere dovrà ora guardare dall’opposizione il futuro governo che ha già etichettato come “emanazione di forze occidentali”.
Area naturale protetta di Uvac. Canyon Srdjan Marincic – Opera propria
Palazzo Raichle situato a Subotica, in Serbia
** Ferenc Raichle (1869–1960) è stato un importante architetto ungherese, tra i massimi esponenti della Secessione ungherese (l’Art Nouveau dell’Europa centrale).
Costruito tra il 1903 e il 1904, l’edificio nacque originariamente come residenza privata della famiglia Raichle e come suo studio di progettazione. È considerato uno dei monumenti architettonici più affascinanti della Serbia. Si distingue per la sua facciata fiabesca e colorata, ricca di mosaici, decorazioni in ferro battuto a forma di cuore e, soprattutto, per l’uso delle celebri ceramiche colorate della manifattura unghereseZsolnay.
Dalla fine degli anni ’60, le sale interne del palazzo ospitano la Galleria d’Arte Contemporanea di Subotica (Savremena Galerija Subotica).
++ se volete aprire il link sotto potete vedere delle foto bellissime della città di Subotica- vedi cartina all’inizio- è al nord quasi al confine con l’Ungheria.
Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare.
Ella si va, sententosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che ‘ntender no la può chi no la prova;
e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima: Sospira.
Tanto gentile e tanto onesta pare è un sonetto di Dante Alighieri, dal capitolo XXVI della Vita Nova (scritta tra il 1282 ed il 1293), esempio – sia nello stile che nel contenuto – dello stilnovismo.
Le terminazioni dei versi “are”, “ore” e “ire” non fanno rima, ma hanno la R in comune: questa si chiama consonanza e serve a formare un legame tra versi diversi e anche lontani tra di loro.
“Ringrazio la generosità dei giovani brasiliani che si sono battuti a difesa della democrazia”, ha detto a caldo, in una San Paolo già in festa. Dopo una rimonta epocale, l’ultima icona della sinistra mondiale ha surclassato al ballottaggio il candidato trumpiano Flavio Bolsonaro, confermandosi per la quarta volta presidente del Brasile. Alla fine ha conquistato il 51,74% dei voti, contro il 48,2% di Flavio, uno scarto netto, ben superiore al testa a testa serratissimo previsto alla vigilia.
Tuttavia Bolsonaro non ci sta. Il figlio di Jair ha annunciato che chiederà l’annullamento del voto, a suo giudizio falsato dalla decisione del giudice di rinviare di due ore la chiusura dei seggi, misura richiesta anche da lui. “E’ impossibile riconoscere il risultato di questo voto in queste condizioni. Chiederò l’annullamento del voto.
Per la prima volta nella storia del Brasile un giudice ha allungato le operazioni di voto, ha cambiato le regole in corso”, ha commentato concitato. Una posizione potenzialmente golpista che però al momento appare isolata: i due presidenti delle Camere, prima che lui parlasse, avevano già ratificato l’esito elettorale.
Un trionfo, questo di Lula, che lancia un segnale forte anche al mondo: a pochi giorni dal voto di midterm, la sua affermazione ferma l’avanzata, sinora inarrestabile, della destra trumpiana in America Latina. Ma Lula, che ha ammesso di non avere mai avuto uno smartphone, ha battuto anche Meta, accusato da più parti di aver interferito sulla campagna elettorale, tentando invano di frenare la diffusione dei suoi contenuti suoi social. Una buona notizia anche per la comunità Lgbt, per i i difensori dei diritti delle minoranze, degli indigeni, degli ultimi che dipendono dalle politiche sociali pubbliche. E anche per le politiche ambientali a difesa dell’Amazzonia, il polmone del mondo.
Una vittoria storica anche per il modo in cui è arrivata: mai nella storia della politica brasiliana un candidato uscito sconfitto dal primo turno era riuscito a ribaltare il risultato nel secondo. E mai un candidato ha conquistato tanti voti, oltre 64 milioni. Dietro la vittoria di questo highlander del progressismo mondiale c’è certamente il boom della partecipazione: l’astensione è crollata di due punti, segno che è stato votato anche da chi è rimasto a casa il primo turno. Ma stavolta è andato alle urne forse spinto dalla paura di un altro Bolsonaro alla presidenza.
Von der Leyen, in Brasile hanno vinto democrazia e multilateralismo
“In Brasile hanno vinto la democrazia e il multilateralismo”. Lo scrive su X la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. “Il partenariato tra l’Europa e il Brasile è fiorente. Resteremo al vostro fianco negli anni a venire. Insieme continueremo a lavorare a stretto contatto per un commercio libero e aperto. Per un ordine globale basato su regole. E per ambiziosi obiettivi in ambito climatico”.
ANSA.IT/ CITTA’ DEL MESSICO, 26 OTTOBRE 2026- 2.32
‘Viva la democrazia, ha vinto il popolo. Congratulazioni’
Lula ha conquistato la rielezione con il 51,78% delle preferenze, pari a 64,1 milioni di voti, sconfiggendo il senatore Flavio Bolsonaro, fermo a 48,22%, con 59,7 milioni di voti.
Il racconto è affidato a Pasquale Cafiero, brigadiere del carcere di Poggioreale a Napoli dal 1953, il quale si rivolje con profondo rispetto a Don Raffaè, un potente boss della Camorra detenuto nel “braccio speciale”. (Il personaggio di Don Raffaè allude apertamente a Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata).
È l’agente dello Stato a trovarsi in una posizione di sottomissione psicologica e pratica. Pasquale subisce la fatica del proprio lavoro e si rivolge al capomafia per chiedere favori personali — come un impiego per il fratello disoccupato o un aiuto per sistemare questioni familiari — riconoscendogli un’autorità e una saggezza che non vede nello Stato.
Si tratta di un brano che intende denunciare la “situazione critica delle carceri italiane negli anni Ottanta” (le parti virgolettate sono tutte riprese da Wikipedia) e la “sottomissione dello Stato al potere delle organizzazioni malavitose”. Fabrizio De André stesso avrebbe affermato (secondo Mario Luzzatto Fegiz) che “la canzone alludeva a don Raffaele Cutolo, famoso boss camorrista, fondatore della Nuova Camorra Organizzata”. Lo stesso Cutolo colse bene l’ispirazione alla sua persona, e scrisse a De André “per chiedere conferma in merito e per complimentarsi con lui, meravigliandosi tra l’altro di come De André fosse riuscito a cogliere alcuni aspetti della sua personalità e della sua vita carceraria senza averlo mai incontrato.” Con educazione, De André rispose alla lettera di Cutolo, “solo per ringraziarlo, senza confermare né negare l’attribuzione di identità del personaggio, ed evitò di proseguire il carteggio quando il malavitoso gli inviò una seconda missiva.” ( RICCARDO VENTURI, CANZONI CONTRO LA GUERRA +++ TESTO )
TESTO
Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son brigadiero del carcere oiné,
io mi chiamo Cafiero Pasquale
e sto a Poggioreale dal cinquantatré
e al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio,
per fortuna che al braccio speciale
c’è un uomo geniale che parla co’ me.
Tutto il giorno con quattro infamoni,
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte l’ore co’ ‘sta fetenzia
che sputa minaccia e s’â piglia co’ me
ma alla fine m’assetto papale,
mi sbottono e mi leggo ‘o giornale,
mi consiglio con don Raffae’
mi spiega che penso e bevimm’ ‘o café.
Ah che bell’ ’o café
pure in carcere ‘o sanno fâ
co’ â ricetta ch’a Ciccirinella,
compagno di cella
ci ha dato mammà.
Prima pagina, venti notizie
ventun’ingiustizie e lo Stato che fa?
Si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità,
mi scervello e m’asciugo la fronte,
per fortuna c’è chi mi risponde
a quell’uomo sceltissimo immenso
io chiedo consenso a don Raffae’.
Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli,
mentre ‘o assessore, che Dio lo perdoni,
‘ndrento a ‘e roulotte ci alleva i visoni,
voi vi basta una mossa, una voce
c’ha ‘sto Cristo ci levano ‘a croce,
con rispetto, s’è fatto le tre,
volite ‘a spremuta o volite ‘o café?
Ah che bell’ ’o café,
pure in carcere ‘o sanno fâ
co’ â ricetta ch’a Ciccirinella,
compagno di cella
ci ha dato mammà.
Ah che bell’ ’o café
pure in carcere ‘o sanno fâ
co’ â ricetta di Ciccirinella,
compagno di cella
preciso a mammà.
Ca’ ci sta l’inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l’ha chi ce l’ha,
io non tengo compendio che chillo stipendio
e un ambo se sogno ‘a papà
aggiungete mia figlia Innocenza
vuo’ marito, non tiene pazienza,
non vi chiedo la grazia pe’ me,
vi faccio la barba o la fate da sé?
Voi tenete un cappotto cammello
che al maxi-processo eravate ‘o cchiù bello,
un vestito gessato marrone,
così ci è sembrato alla televisione,
pe’ ‘ste nozze vi prego, Eccellenza,
m’î prestasse pe’ fare presenza,
io già tengo le scarpe e ‘o gillé,
gradite ‘o Campari o volite o café?
Ah che bell’ ’o café,
pure in carcere ‘o sanno fâ
co’ â ricetta ch’a Ciccirinella,
compagno di cella
ci ha dato mammà.
Ah che bell’ ’o café
pure in carcere ‘o sanno fâ
co’ â ricetta di Ciccirinella,
compagno di cella
preciso a mammà.
Qui non c’è più decoro, le carceri d’oro
ma chi l’ha mai viste chissà,
chiste so’ fatiscienti, pe’ chisto i fetienti
se tengono l’immunità,
don Raffae’ voi politicamente,
io ve lo giuro, sarebbe ‘nu santo,
ma ‘ca dinto voi state a pagâ
e fora chiss’atre se stanno a spassâ.
A proposito tengo ‘nu frate
che da quindici anni sta disoccupato,
chill’ha fatto cinquanta concorsi,
novanta domande e duecento ricorsi,
voi che date conforto e lavoro,
Eminenza, vi bacio, v’imploro,
chillo duorme co’ mamma e co’ me
che crema d’Arabia ch’è chisto café!
Roberto Murolo e Fabrizio De André
Raffaele Cutolo
RAFFAELE CUTOLO – INTERVISTATO DA ENZO BIAGI ( 1986 )
Nel 1986 Enzo Biagi entra nel tribunale di Napoli e si siede di fronte a Raffaele Cutolo, il boss della Nuova Camorra Organizzata ( NCO ). Cosa dice un uomo che ha trascorso 23 anni in carcere e comanda un’organizzazione criminale come se fosse un partito politico? Un documento storico unico: Cutolo sfida lo Stato, si paragona a figure messianiche, parla della sua morte prevista, difende la sorella Rosetta e attacca pentiti e magistrati. Una confessione pubblica che rivela la mentalità di chi ha fondato e dominato la NCO dagli anni ’70.
Carovita, salari bassi e riarmo: nuove proteste a Torino, Milano e Roma – la diretta
Carovita, stipendi troppo bassi, affitti sempre più difficili da sostenere e aumento delle spese militari: sono alcune delle ragioni che riportano le proteste nelle piazze italiane.
Manifestazioni annunciate a Torino, Milano e Roma, con iniziative promosse da gruppi e movimenti differenti.
Il Movimento 17 ottobre protesta contro il costo della vita e rivendica salari dignitosi, accesso alla casa e una sanità pubblica universale.
Piazza Duomo, Milano. I parà con i mezzi militari lince osservano il via via di turisti e passanti. Il centro del capoluogo lombardo è già presidiato da carabinieri e polizia, presenti con diverse camionette, che hanno iniziato a chiedere i documenti. Ma ci sono anche i militari arrivati in città, sparsi per la piazza, la Galleria e per corso Vittorio Emanuele II. Davanti a Palazzo Reale sono parcheggiati i cinque Lince, i mezzi blindati dell’esercito.
Sono 500 i militari dell’Esercito schierati dal ministero della Difesa dopo gli scontri dello scorso weekend e in attesa delle protesteodierne. Il potenziamento è affidato al personale della Brigata paracadutisti “Folgore“, cui spetta il comando dell’unità che si affianca al RaggruppamentoLombardia, già operativo nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure“.
Dal dottorato alle indagini della Digos: chi è Youssef Siher, sospettato per il Movimento 17 ottobre.
Si tratta di un ricercatore con dottorato. Al momento è indagato per istigazione a delinquere aggravata. Perquisita la casa dei suoi genitori nel Bresciano
L’astronave di Caparezza è atterrata sul palco del teatro Ariston. Il Premio Tenco arriva oggi al termine della tre giorni dell’edizione numero 49 dedicata a Sergio Secondiano Sacchi, e a Francesco Guccini, con il titolo ”Dio è morto”.
La cavalcata tra note di artisti affermati e di giovani, da Manuel Agnelli ai Santamarea, da Carmen Consoli a Emma Nolde, passando da Filippo Graziani, Anastasio e altri artisti selezionati dalla giuria di giornalisti e addetti ai lavori, si conclude oggi con la serata che vede protagonisti altri premiati.
Anche il programma di questa sera attraversa generi, linguaggi e tradizioni musicalidifferenti.In cartellone i Premi Tenco Enzo Avitabile, Frankie Hi-Nrg Mc e Max Manfredi.
Poi Cesare Bermani, lo storico e studioso della cultura popolare che riceverà il Premio operatore culturale.
Al chitarrista Juan Carlos Flaco Biondini andrà il Premio Yorum, realizzato in collaborazione con Amnesty International, «per il valore della sua testimonianza artistica e civile». La serata vedrà inoltre la partecipazione di Claudia Crabuzza, Fabri Fibra e Giulia Mei, «in un finale che unisce impegno, ricerca musicale e nuove prospettive della canzone d’autore», come spiegano dal Club Tenco. Silvia Boschero completa il cast dei presentatori, che si è aperto con Neri Marcoré ed è proseguito con Chiara Buratti nella seconda serata. Il Tenco ha trasformato Sanremo in un laboratorio culturale diffuso.
Oltre all’Ariston, le attività collaterali hanno fatto vivere la sede del Club, dove a mezzogiorno si svolgono gli incontri con gli artisti che si esibiscono la sera, il casinò (alle 15 gli incontri Il pluralismo musicale in Italia e La canzone democratica) e la Pigna (alle 18 David dei Miracoli con Chiara Riondino).
C’è poi il Dopo Tenco, il momento di ritrovo informale e conviviale per addetti ai lavori al termine dei concerti nel Roof dell’Ariston. Tra le jam session, anche quella con Filippo Graziani, Andrea Scanzi e Neri Marcoré sulle note di “Monna Lisa”, davanti a Manuel Agnelli, Mimmo Locasciulli e altri artisti.
«Vale come le esibizioni di Guccini, Vecchioni e gli altri cantautori: il Dopo Tenco non è morto», ha detto Antonio Silva, lo storico presentatore.
«Al Tenco la musica è più viva che mai, questa è la dimostrazione», parole di Marcoré.
PER CHI VOLESSE DA :: RAINEWS.IT / TGR/ LIGURIA / OTTOBRE 2026
Sorto sull’antico Convento degli Agostiniani, l’edificio venne realizzato dal duca Francesco III d’Este su progetto di Pietro Termanini e destinato ad Albergo dei poveri. Successivamente il duca Ercole III d’Este lo trasformò in Albergo delle Arti. Oggi è un importante centro culturale modenese che riunisce vari istituti.
Dal 24 settembre 2026 al 24 gennaio 2027, il Palazzo dei Musei di Modena ospita Robert Doisneau, mostra a cura di Gabriel Bauret dedicata al maestro della fotografia umanista francese e pioniere, insieme a Henri Cartier-Bresson, del reportage di strada. In esposizione 130 stampe ai sali d’argento, in parte vintage, provenienti dall’Atelier Robert Doisneau di Montrouge — tra queste, il celebre bacio rubato in Place de l’Hôtel de Ville a Parigi, forse l’immagine più iconica nella storia della fotografia. Promossa dal Comune di Modena e prodotta da Silvana Editoriale, la mostra ripercorre attraverso interni e scene di strada — catene di montaggio, bar, feste di paese, jazz club, aule scolastiche — l’umanità minuta di Parigi. Un percorso che racconta la ricerca della felicità nei dettagli di tutti i giorni, restituendo lo sguardo autentico di uno dei più grandi fotografi del Novecento.
La first lady Melania Trump ha ottenuto un cessate il fuoco fra Russia e Ucraina localizzato nella città di Olenshky.
Il cessate il fuoco inizierà il 29 ottobre.
Lo annuncia la Casa Bianca. “I due paesi si sono detti d’accordo a fermare temporaneamente le azioni militari a Olenshky per consentire agli aiuti umanitari di entrare e preparare l’evacuazione dei civili tramite passaggi stabiliti”, si legge in una nota.
Oleshky è una città ucraina situata in prima linea lungo il fiume Dnipro, stretta nel fuoco incrociato tra le truppe russe e quelle ucraine.
Per questa città allo stremo, dove servono urgentemente cibo e medicine, nei giorni scorsi papa Leone, subito dopo l’operazione al polmone, ha chiesto una tregua umanitaria parlando direttamente sia con Putin sia con Zelensky.
I residenti di Oleshky stanno affrontando una crescente scarsità di generi alimentari e medicinali. Data la scarsità di comunicazioni e il timore di rappresaglie da parte delle autorità di occupazione russe tra chi è rimasto in città, l’Afp ha raccolto le testimonianze di ex residenti di Oleshky che mantengono i contatti con le persone ancora intrappolate lì.
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NOTA DEL BLOG SULLA CITTA’ DI OLESHKY
Le sabbie di Oleshky (inucrainoОлешківські піски?; inrussoАлешковские пески?, Aleškovskie peski) sono la più vasta distesa sabbiosa desertica dell’Ucraina e coprono una superficie di 161,2km². Si trovano all’interno della costa ucraina del Mar Nero e consistono di dune sabbiose (dette localmente kuchuhury) che raggiungono altezze attorno ai cinque metri. Tra le dune si trovano sparse tracce di vegetazione.
Prima dell’annessione russa del Khanato di Crimea alla fine del XVIII secolo, il territorio apparteneva alla popolazione nomade dell’Orda Nogai, e più specificamente all’orda Djambuilut. Non rimangono evidenze storiche di questo periodo.
Ai tempi dell’Unione Sovietica, il deserto veniva utilizzato per le esercitazioni di bombardamento aereo dall’aviazione militare del Patto di Varsavia. È pertanto possibile che vi siano ancora ordigni inesplosi.
– in risposta alla ns. domanda– da quando la città è ucraina..?
La città di Olešky fa ufficialmente parte dell’Ucraina moderna fin dalla sua dichiarazione d’indipendenza nel 1991, a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica.
Il profondo legame storico e culturale della città con l’identità ucraina si sviluppa tuttavia lungo diverse tappe storiche fondamentali:
L’epoca dei Cosacchi (1711–1728): All’inizio del XVIII secolo, l’area divenne la sede della Sich di Olešky (Oleshkivska Sich), una storica fortezza dei Cosacchi di Zaporižžja guidati dall’Atamano Kost Hordiienko. In questo periodo i cosacchi ucraini scrissero e applicarono la celebre Costituzione di Pylyp Orlyk.
L’inserimento nella Repubblica Popolare Ucraina (1917–1918):
Con il crollo dell’Impero Russo, la città entrò a far parte della neonata Repubblica Popolare Ucraina, prima di cadere sotto il controllo bolscevico.
Il periodo sovietico (1922–1991): Durante il Novecento fece parte della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina (una delle repubbliche fondatrici dell’URSS). Nel 1928, il regime sovietico rinominò la città Tsiurupynsk.
Il ritorno al nome originario (2016): Nel quadro delle leggi di de-comunizzazione varate dal parlamento ucraino, la città ha formalmente riacquistato il suo storico nome ucraino di Olešky.
La situazione odierna
Dal 24 febbraio 2022, primo giorno dell’invasione russa su vasta scala, la città è sotto l’occupazione militare delle forze russe. Nonostante la sponda opposta del fiume Dnipro (dove sorge Cherson) sia stata liberata dall’Ucraina alla fine del 2022, Olešky rimane bloccata sulla linea del fronte, dove è in corso una grave emergenza umanitaria per i civili rimasti.
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NOTA SU UNA PITTRICE ” NAIF ” LEGATA A QUESTI LUOGHI
Nata nel 1928 in Ucraina, Polina Raiko ha vissuto una vita piuttosto anonima fino agli anni ’90. Deportata in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, tornò in Ucraina e si sposò a 22 anni. Si guadagnava da vivere con il marito e i due figli coltivando e vendendo frutta e verdura.
Polina Raiko aveva bisogno di una via di fuga. Non era un’artista, aveva pochi soldi e si era ritrovata improvvisamente senza famiglia. Nel 1994, sua figlia morì in un incidente d’auto, suo marito morì un anno dopo e suo figlio, che aveva lottato contro la dipendenza dall’alcol per tutta la vita, presumibilmente accoltellando Polina una volta e minacciandola di morte in numerose occasioni, si ritrovò in prigione. Che avesse bisogno di una via di fuga, di trovare un po’ di gioia da qualche parte, o semplicemente di trovare un modo per andare avanti, Raiko trovò ciò di cui aveva bisogno quando una vicina le suggerì di dipingere. Come i miei figli piccoli, che decidono di non usare una tela quando le pareti di casa li fissano, vuote e pronte a trasformarsi, Polina Raiko si è rivolta alle sue pareti e ha iniziato il suo capolavoro.
Ciò che iniziò con forme diverse, colori semplici e vari tipi di uccelli, anatre, oche, galli e i suoi caratteristici gufi, si è poi trasformato in una biografia della sua vita, riproducendo eventi e persone che hanno riempito quei momenti di felicità, tra cui i suoi figli, le sue sorelle e suo marito pescatore. Spesso lavorando fino a tarda notte, si nascondeva dietro le tende, sperando che le voci su una donna eccentrica che dipingeva le sue pareti si placassero col tempo.
Un video amatoriale dei primi anni 2000, giunto fino a noi, mostra Raiko mentre, con entusiasmo, fa visite guidate e tiene discorsi nella sua casa agli abitanti del luogo e a chiunque voglia ascoltarla. Nel 2003, fu commissionata la realizzazione di un opuscolo per presentare la sua vita e le sue opere agli abitanti di Kherson. Purtroppo, prima che potesse essere pubblicato, Polina Raiko si spense nella sua casa splendidamente decorata il 15 gennaio 2004.
Dopo la sua scomparsa, la sua casa rimase vuota, simile a un immenso museo nel silenzio della notte.
Persino i familiari sopravvissuti mostravano scarso interesse per le sue creazioni. Secondo lo storico Serhii Dyachenko, un ammiratore del talento di Raiko, i nipoti sopravvissuti la consideravano eccentrica e si tenevano a distanza, temendo che la sua “anomalia” potesse essere ereditata. In tutta fretta, il nipote di Raiko vendette la casa a una coppia canadese residente in Ucraina.
Ma alla fin
e degli anni 2000, l’obiettivo della comunità era quello di preservarla. Nel 2016, sono stati elaborati dei piani per trasformare la casa in un museo e il Museo Ivan Honchar di Kiev ( lo vedremo presto ), in Ucraina, un museo che espone e preserva l’arte popolare ucraina, è intervenuto con l’intento di mantenere aperta al pubblico questa casa ricca di affreschi.
Nel 2018, le riproduzioni degli affreschi presenti nella casa di Polina Raiko sono state esposte in “A Space of One’s Own”, una mostra presso il Pinchuk Art Centre di Kiev che si propone di offrire “una prospettiva sulla storia dell’arte ucraina e sul ruolo delle donne in essa, mettendo in evidenza i fenomeni artistici più importanti e tenendo conto della complessa specificità del contesto sociopolitico ucraino”.Polina Raiko è stata una delle tante artiste che hanno presentato la mostra, esponendo alcuni dei suoi murales attraverso fotomontaggi a grandezza naturale. Una vera e propria fortuna, meritata, per una che vent’anni prima aveva semplicemente preso in mano la vernice smaltata e il pennello più economici che era riuscita a trovare ” per cercare una maniera di sopravvivere alla vita piena di lutti che aveva vissuto”.
La tragedia per Polina ancora non è finita.
A causa dell’ invasione russa dell’Ucraina, la casa di Polina Raiko è stata nuovamente colpita da quello che è stato definito un attacco deliberato alla centrale idroelettrica di Kakhovka a Kherson, fatta saltare in aria dalle forze russe la mattina del 6 giugno 2023.
La casa di Polina Raiko, un tempo incastonata tra due fiumi, con un gigantesco noce e un cespuglio di viti davanti, è stata completamente sommersa e ciò che ne rimane oggi è ancora in parte un mistero. Come riportato da Semen Khramstov, il giardino, le recinzioni dipinte e quasi l’intero interno della casa di Raiko sono andati perduti.
Oksana Semenik, storica dell’arte e giornalista che gestisce l’ account Twitter di Storia dell’Arte Ucraina : «La sua opera principale e unica era questa casa. Abbiamo perso il suo patrimonio oltre la sua presenza fisica».
La casa di Polina nel 2023
PER CHI VOLESSE IL LINK SU CUI SCRIVE OKSANA SEMENIK – STORIA DELL’ARTE UCRAINA SU X E’ QUESTO:
*** il link sopra, forse ci serve – magari – ad avvicinarsi alla gente ucraina visto che, senza aver avuto alcuna opportunità nella vita, di frequentarla, siamo- più o meno tutti- pronti a schierarci pro o contro.
Cinema nella grafica cubana. Manifesti dalla collezione Bardellotto alla Mole Antonelliana (4 febbraio – 29 agosto 2016), la più ampia e completa mostra mai organizzata sui manifesti cinematografici cubani, curata da Luigino Bardellotto , con la collaborazione di Nicoletta Pacini e Tamara Sillo (Museo Nazionale del Cinema) e Ivo Boscariol, Patrizio De Mattio e Francesca Zanutto (Centro Studi Cartel Cubano). Oltre 200 pezzi in mostra, alcuni dei quali unici e mai esposti prima in Europa, ripercorrono la storia della grafica cinematografica cubana dal 1959 ad oggi.
L’ascensore panoramico della Mole Antonelliana a Torino sale in 59 secondi fino a 85 metri d’altezza (il “tempietto”), trasportando i visitatori in una cabina di cristallo trasparente sospesa nel vuoto al centro dell’edificio, gestito da GTT e collegato al Museo Nazionale del Cinema ( Overview dell’AI )
L’interno della Mole Antonelliana è caratterizzato da una grande sala centrale (Aula del Tempio) circondata da rampe elicoidali e balconate verticali con manifesti, proiezioni e scenografie cinematografiche. ( Overview AI )
ALCUNE IMMAGINI DELLA MOSTRA SUI MANIFESTI CINEMATOGRAFICI FATTI A CUBA
” Il Cerro Pelado è una nave mercantile cubana diventata un simbolo storico per Cuba a causa di un episodio del 1966. La nave e la vicenda: Nel 1966, per partecipare ai X Giochi Centroamericani e del Caraibici a Porto Rico, a causa del rifiuto di permessi e voli diretti dagli Stati Uniti, la delegazione sportiva cubana fu imbarcata sulla nave mercantile Cerro Pelado. La traversata: Durante il viaggio, la nave fu costantemente sorvolata e minacciata da aerei militari statunitensi. La Dichiarazione del Cerro Pelado: In risposta alle pressioni, gli atleti e i dirigenti scrissero la celebre Declaración del Cerro Pelado, con cui rivendicarono il diritto di Cuba e di tutti i popoli a partecipare liberamente alle manifestazioni sportive. Il documentario: L’evento fu raccontato dal celebre regista cubano Santiago Álvarez nel cortometraggio documentario Cerro Pelado (1966) ”
da: Overview dell’AI
il documentario- film integrale — min. 35.09
Il documentario è celebre per lo stile d’avanguardia tipico di Santiago Álvarez: un montaggio frenetico, l’uso espressivo della musica e dinamici estratti di cronaca.
Basta iniziare.. MAGNIFICO !
segnalato da : Overview dell’AI-
pubblicato da: Ajeno al tiempo@MatiasNicolasHolgado
nota:
ICAIC – Sigla dell’Instituto Cubano del Arte e Industria Cinematográficos, creato il 24 marzo 1959– Treccani
Finito il servizio militare, Antoine Doinel, assunto in un’agenzia investigativa, s’innamora di una signora che dovrebbe sorvegliare. Lei gli si concede, facendogli promettere che non cercherà più di vederla. È il 3° dei 5 film della saga Doinel, forse il più divertente e gaio, soltanto sfiorato dalla malinconia. Tenero, semplice, commovente come la canzone di Trenet “Que reste-t’il de nos amours?”. (Il Morandini)
Embargo È entrato in vigore ieri l’ultimo inasprimento delle sanzioni contro Cuba, con nuove restrizioni sulle operazioni finanziarie legate all’isola e una riduzione delle autorizzazioni di viaggio per i cittadini statunitensi.
All’Avana, a Cuba, alcuni venditori ambulanti spingono il loro carretto di verdura davanti a un murale raffigurante Fidel Castro – Foto Ramon Espinosa/Ap
È entrato in vigore ieri l’ultimo inasprimento delle sanzioni americane contro Cuba, con nuove restrizioni sulle operazioni finanziarie legate all’isola e una riduzione delle autorizzazioni di viaggio per i cittadini americani. L’Ufficio per il controllo dei beni stranieri (Ofac), che dipende dal Dipartimento del Tesoro Usa, da ieri ha vietato qualsiasi transazione finanziaria “indiretta” con le entità cubane sanzionate, in particolare quelle legate all’apparato di sicurezza e a Gaesa, il consorzio economico dell’esercito cubano. L’Ofac ha anche soppresso le cosiddette “transazioni U-Turn”, che dal 2024 consentivano alle banche americane di effettuare pagamenti che coinvolgevano Cuba quando l’origine e la destinazione del pagamento avvenivano fuori dagli Usa, e anche il permesso alle banche americane di mantenere conti intestati a cubani imprenditori indipendenti del settore privato.
Vive a Cuba (a Cojímar( 1) , nei pressi de L’Avana) da oltre vent’anni; LibriCuba. L’ultima sfida (Castelvecchi Editore, 2026), in cui analizza la profonda crisi economica, politica ed energetica dell’isola e le pressioni geopolitiche degli Stati Uniti. A Cuba, a Cuba! L’impronta italiana sull’isola (2026), un saggio storico-culturale sui legami tra Italia e Cuba lungo oltre cinque secoli.
Embargo. Guardiacoste americani intercettano una nave con un carico nascosto.
Una stazione di servizio rimasta senza carburante all’Avana, Cuba – Foto di Ramon Espinosa/Ap
«È un atto di pirateria». L’accusa è stata lanciata mercoledì dal vice ministro degli esteri cubano de Cossío e ripresa giovedì dal capo della diplomazia dell’Avana, Bruno Rodríguez. I fatti si riferiscono all’inzio di settembre, quando due guardiacoste degli Stati Uniti hanno intercettato una portacontainer, la Grace (bandiera delle Comore), in acque internazionali del golfo del Messico.
La nave è stata costretta sotto scorta a cambiare rotta fino al porto di Progeso, nello Yucatán. Motivo dell’intercettamento, il sospetto che la Grace operasse come parte della «flotta oscura» che trasporta petrolio a Cuba, usando «tattiche come spegnere il trasponder per evitare di essere individuate» dal blocco navale attuato dagli Usa.
L’assalto in acque internazionali è stato giustificato dalle autorità statunitensi dal fatto che la Grace trasportava combustibile per la società cubana Enetec spa, messa sotto embargo il 1° maggio scorso dal segretario di Stato Rubio, in quanto «collegata a attività militari».
In realtà la Enetec fornisce combustibile e lubrificanti alle rare pompe di benzina che funzionano nell’isola e che mantengono in attività, ormai agonica ( da: ” agonia ” ), il trasporto cubano, sia statale che privato.
Solo per riferirsi all’Avana, circa 100 autobus – dei 3000 necessari– sono ancora attivi grazie a un rivolo di carburante che riesce a rifornirli. Ancor peggio stanno i trasportatori privati, costretti spesso a rifornirsi al mercato nero a prezzi esorbitanti: con le conseguenze che centinaia di migliaia di abitanti all’Avana sono appiedati di fatto e che botteghe e supermercati sono vuoti per difficoltà di approvvigionamento. Ventimila tonnellate di alimenti inviati a Cuba come aiuti dall’Onu non possono essere distribuiti per mancanza di carburante.
Al porto di Progreso le autorità messicane avrebbero trovato che Grace trasportava combustibile nei compartimenti riservati normalmente all’acqua di mare usata per zavorra o per riequilibrare i pesi della nave. «Si tratta di petrolio regolarmente acquistato sul mercato internazionale», ha ribattuto il ministro Rodríguez. Ovvero di una operazione garantita dal diritto commerciale internazionale. Il fatto di nasconderla e usare imbarcazioni non ufficiali è dovuto all’illegalità del blocco navale imposto dagli Usa (ma mai formalmente ammesso: si tratterebbe di una dichiarazione di guerra) per strangolare l’economia cubana.
«Il blocco navale non colpisce solo Cuba», ha denunciato Rodríguez, ma va contro le regole internazionali del libero commercio: «Cuba ha il diritto di rivolgersi a enti o stati per comprare del tutto lecitamente carburante o altri prodotti».
La polemica è diventata rovente quando è stato evidente che il blocco navale colpisce anche produttori nordamericani: con tutta probabilità, il carburante della Grace proveniva dagli Usa. Nei giorni scorsi, agenti del Fbi hanno informato di aver sequestrato 90 cisterne – 71 in Florida e 19 in Texas – contenenti circa 620mila galloni (più di 2 milioni di litri) di biodiesel diretti a Cuba e valutati circa 3 milioni di dollari.
(1 ) COJIMAR — oggi quasi una cittadina – fantasma
Barabàn – Il Sirio (Il tragico naufragio del vapore Sirio)
Barabàn – Gorizia
Barabàn – Fuoco e mitragliatrici/ Valzer dei disertori
Barabàn – Canta di Matteotti
Fra le canzoni dedicate a Matteotti è particolarmente ricco il filone delle “cante” alcune delle quali hanno assorbito la melodia de “Il maschio di Volterra” uno dei più noti canti di carcere della tradizione popolare italiana. La “Canta di Matteotti” eseguita da Barabàn deriva da due diverse versioni raccolte da Ernesto De Martino, nei primi anni Cinquanta, nel Ravennate.
Il brano è stato registrato a Muggiò (MB), Cascina Faipò, il 10 giugno 2024 durante il concerto UN CANTO PER GIACOMO, nel Centenario del rapimento e dell’assassinio di Giacomo Matteotti, deputato del Partito Socialista Unitario, da parte di una squadra fascista al servizio di Benito Mussolini.
CANTA DI MATTEOTTI
Cari signori, se ascoltar mi state
canto il delitto di quei galeotti che
con gran rabbia vollero trucidare
il deputato Giacomo Matteotti.
Eran tanti, Viola, Rossi e Dumin, il capo della banda,
Benito Mussolin.
Dopo che Matteotti avea scovato, affari di petrolio ed altre tresche
venne su di una macchina caricato da quei vigliacchi della banda nera.
In mezzo a un bosco, fu trasportato allor e quei vili assassini, gli disser con furor:
«Tu che il fascismo hai sempre odiato, ora dovrai morir qui sull’istante»
e dopo averlo tanto bastonato di pugnalate gliene dieder tante.
Così, per mano, di quei vili traditor, moriva Matteotti, capo dei lavorator.
Ed ora dopo tanti patimenti da noi tutti dev’esser ricordato
da quei fascisti vili e delinquenti Giacomo Matteotti va vendicato
Così, per mano, di quei vili traditor, moriva Matteotti, capo dei lavorator.
a noi vecchietti senza memoria c’è sembrato ” nuovo ” questo gruppo, ma abbiamo scoperto che l’abbiamo già messo varie volte: volevo mettere il link, ma naturalmente non lo trovo, c’era anche un po’ la storia di questo grandissimo gruppo.. pazienza, diceva Pastorelli !
Prova a prenderli Cgil: domani manifestazione per la coesione sociale. Pd: «Non finiremo ostaggio della violenza nichilista né della retorica delle destre»
Milano, vetrine rotte in via Dante – Foto di Massimo Alberico / LaPresse
Milano come la calamita di una periferia infinita che da piazza Duomo si estende per tutta la Pianura padana. La città-vetrina (come la chiamavano i No Expo 10 anni fa) diventata oggi città delle vetrine infrante, del milione di danni stimati da Confcommercio, delle serrande abbassate in via Montenapoleone, la via dei brand del lusso, in un normale lunedì pomeriggio che normale non poteva essere; Milano palcoscenico della rivolta di una generazione invisibile che forse chiede di essere vista, prima ancora che ascoltata.
UNA GENERAZIONE a cavallo tra i più grandicelli della Gen Z e i più piccoli della Gen Alpha, nati tra il 2006 e il 2014. Una generazione invisibile, ma iper visibile su Tik Tok, l’unico media che racconta la realtà senza alcuna mediazione politica, sociale o intellettuale, e che ha trasmesso i riot in diretta, spesso dai profili personali di chi stava sfasciando una vetrina o la pensilina di un tram. Milano davanti a un bivio: alzare le difese e dichiarare guerra alla periferia infinita, oppure trovare il modo di avvicinarsi a questi suoi figli. Il Pd milanese ha parlato di una Milano che non si farà schiacciare: «Non finiremo ostaggio della violenza nichilista e predatoria e non finiremo ostaggio della retorica inquietante delle destre». La Cgil ha lanciato per domani una piazza per la «coesione sociale», ma di chi? Con chi? Gli espulsi dalla città vetrina rientrano in questa idea di coesione sociale? Chi è stato costretto a mollarla Milano per andare a vivere nella periferia infinita della provincia lombarda, può farne parte?
CHI ERA IN PIAZZA a Milano sabato e domenica è sia figlio della città, che della sua provincia. Lo sa Milano, che ogni giorno accoglie in città un milione di lavoratori e studenti che arrivano da fuori, che ogni sera attrae migliaia di persone che vogliono divertirsi e che ritroverà nelle biografie di chi ha sfasciato le vetrine e si è scontrato con la polizia proveniente da tutta la Lombardia e oltre. Nelle cronache di questi due giorni di scontri c’è un aspetto forse poco raccontato: la gioia sul volto di quei ragazzi. La felicità di essere in gruppo e di stare facendo quello che stavano facendo (spaccare, scontrarsi, razziare) tutti insieme. La voglia di fare il massimo del casino possibile, senza forse comprendere le conseguenze penali. Come in un grande gioco, dove politica e istituzioni sono distanti, se non su un altro pianeta. C’è una fetta di società che ha preso le distanze dalla politica che oggi prende le distanze da loro, e Milano “accogliente” non fa eccezione.
NELLA CRONACA di ieri pomeriggio lungo la periferia infinita che dalle vetrine infrante del centro di Milano arriva nel resto della Lombardia si possono annotare scontri e proteste a Legnano, Brescia, Bergamo, Treviglio e altri comuni, a riprova di una forma di rivolta diffusa. A Legnano un presidio studentesco è degenerato in scontri vicino all’istituto Bernocchi. Duecento giovani, fumogeni, un corteo verso la sede del commissariato, dove è scattato un fitto lancio di pietre contro la polizia.
Nel bresciano 40 identificati davanti a un istituto di Iseo, tutti minorenni; 30 minorenni identificati anche a Bergamo, dove ci sono stati lanci di oggetti e petardi. Studenti delle superiori in strada anche a Treviglio, dove ci sono stati furti in una Coop.
LE VETRINE INFRANTE hanno aperto uno squarcio su questa generazione, la destra evoca nuove strette repressive, la sinistra balbetta. Tra i figli di Milano – che questi ragazzi conoscono – c’è il rapper Marracash che sui social ha scritto un lungo post tenendo insieme le vetrine rotte di Milano e la protesta per il caro benzina nel sud Italia: «Un anno fa da un palco dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio. Due anni fa pubblicavo un disco catastrofista già dal titolo. Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose». Ad accompagnare il post la foto di un tricolore nella nebbia dei lacrimogeni di Milano e un camion bloccato con uno striscione sul muso davanti: «Non è solo lo sciopero del trasporto… ma anche del popolo».
In Giappone c’è un uomo che viene pagato per non fare assolutamente nulla. E la cosa incredibile è che migliaia di persone hanno avuto bisogno di lui. Si chiama Shoji Morimoto e nel 2018 ha avuto un’idea apparentemente assurda: mettersi in affitto per offrire soltanto la propria presenza. Non pulisce, non cucina, non dà consigli. Semplicemente c’è. Una donna lo ha chiamato per non mangiare da sola. Qualcuno lo ha voluto accanto durante un momento difficile. Altri gli hanno chiesto soltanto di ascoltare, senza fare domande e senza giudicare. Morimoto ha trasformato tutto questo in un lavoro, ricevendo migliaia di richieste. Ma la parte più sorprendente della sua storia non è che qualcuno venga pagato per non fare nulla. È che, in una società dove siamo tutti connessi, ci siano così tante persone disposte a pagare pur di avere qualcuno accanto. Forse la vera povertà del nostro tempo non è la mancanza di denaro. È la mancanza di qualcuno che ci sia, anche senza dire una parola.
Frenkie l’abbiamo già ospitato qui, il 14 settembre 2026-di nuovo grazie !
Il testo fa esplicito riferimento anche alla celebre battaglia dell’Ebro, in cui si canta la determinazione a non arrendersi nemmeno se i ponti fossero crollati (“Aunque me tiren el puente… me verás pasar el Ebro en un barquito de vela”)
UNA FAMOSA INTERPRETAZIONE E’ QUELLA DI ROBERTO ALARCON ( incisa nel 1968 )*** notizie del cantante al fondo + una canzone : Ay Carmela !
Los moros que trajo Franco
en Madrid quieren entrar.
Mientras queden milicianos
los moros no pasarán.
Mientras queden milicianos
los moros no pasarán.¡No pasarán! ¡No pasarán!Aunque me tiren el puente
y también la pasarela
me verás pasar el Ebro,
en un barquito de vela.
Me verás pasar el Ebro,
en un barquito de vela.
¡No pasarán! ¡No pasarán!
Diez mil veces que los tiren,
diez mil veces los haremos.
Tenemos cabeza dura
los del Cuerpo de Ingenieros.
Tenemos cabeza dura
los del Cuerpo de Ingenieros.
¡No pasarán! ¡No pasarán!
En el Ebro se han hundido
las banderas italianas
y en los puentes sólo quedan
las que son republicanas.
Y en los puentes sólo quedan
las que son republicanas.
Traduzione italiana / Traducción italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös: Riccardo Gullotta
NON PASSERANNO
I Mori [1] che Franco ha portato
A Madrid vogliono entrare.
Finché rimarranno miliziani
I Mori non passeranno.
Finché rimarranno miliziani
I Mori non passeranno.
Non passeranno! Non passeranno!
Anche se buttano giù il ponte
e anche la superficie
mi vedrai attraversare l’Ebro, [2]
in una barchetta a vela.
Mi vedrai passare l’Ebro,
in una barchetta a vela.
Non passeranno! Non passeranno!
Potrebbero buttarli giù diecimila volte
E diecimila volte li rifaremo.
Abbiamo la testa dura
noi del Corpo dei Genieri.
Abbiamo la testa dura
noi del Corpo dei Genieri.
Non passeranno! Non passeranno!
Sono affondate nell’Ebro
le bandiere italiane
e sui ponti sono rimaste solo
quelle repubblicane.
E sui ponti sono rimaste solo
quelle repubblicane.
Non passeranno! Non passeranno!
Non passeranno! Non passeranno!
[1] Sono le Fuerzas Regulares Indígenas, i Regulares, unità di fanteria d’assalto marocchine
[2] Battaglia dell’Ebro tra luglio e novembre 1938
Era figlio di una maestra elementare e di un minatore. Da bambino, la sua famiglia si trasferì dalla città di Sewell —allora una città mineraria situata nel comune di Machalí , 150 km a sud di Santiago e 64 km dalla città di Rancagua —a Chillán , dove trascorse gran parte della sua istruzione fino a laurearsi in insegnamento presso la Scuola Normale della città. Eccelleva musicalmente come pianista e negli anni ’50 arrivò a Santiago, dove insegnò alla Scuola n. 62 Pedro Aguirre Cerda nel comune di Estación Central e in altre scuole superiori pubbliche della capitale.
La sua carriera artistica iniziò nel 1955. In seguito a uno dei workshop estivi tenuti da Margot Loyola all’Università del Cile, nacque il gruppo folk Cuncumén , con Alarcón come direttore artistico. Mantenne l’incarico per sette anni, durante i quali il gruppo si esibì a lungo in Cile e in Europa e registrò tre album.
Con l’ensemble Cuncumén, di cui fu il primo direttore e dove rimase fino al 1963, lasciò un’impronta estetica negli arrangiamenti strumentali e vocali che la stragrande maggioranza dei gruppi di proiezione folcloristica mantiene ancora oggi.
Wikipedia:Dopo un lungo tour con il cast del gruppo folk Chile ríe y canta (Il Cile ride e canta) , il suo cuore cedette mentre cercava di spingere un autobus sulla tratta Matadero-Palma che trasportava il cast del gruppo. Una vecchia ulcera causò un’emorragia interna e morì per arresto cardiaco durante un intervento chirurgico per l’ulcera all’Hospital del Salvador nel 1973, sette mesi prima del colpo di stato .( Nel 1972 era stato nominato consigliere musicale del Ministero dell’Istruzione .)
ultima canzone di Roberto — per oggi !
(El paso del Ebro, o ¡Ay Carmela!)
Canto repubblicano della guerra di Spagna
(1936)
¡Ay Carmela! ¡Ay Manuela! ¡Ay Marina!
Marina Ginestà, miliziana repubblicana e militante della Juventud Comunista, Barcellona, 1936.
(Alessandro)
El Ejército del Ebro
rumba la rum ba ba
una noche el río pasó
ay Carmela, ay Carmela.
Y a las tropas invasoras
rumba la rum ba ba
buena paliza les dió
ay Carmela, ay Carmela.El furor de los traidores
rumba la rum ba ba
lo descarga su aviación
ay Carmela, ay Carmela.
Pero nada pueden bombas
rumba la rum ba ba
donde sobra corazón
ay Carmela, ay Carmela.Contrataques muy rabiosos
rumba la rum ba ba
deberemos resistir
ay Carmela, ay Carmela.
Pero igual que combatimos
rumba la rum ba ba
prometemos resistir
ay Carmela, ay Carmela.
Versione italiana di Riccardo Venturi
L’ESERCITO DELL’EBRO
(Il passaggio dell’Ebro, o Ay Carmela)L’Esercito dell’Ebro
Rumba la rumba la rumbambà,
Una notte ha passato il fiume,
Ay Carmela, ay Carmela.
E alle truppe degli invasori
Rumba la rumba la rumbambà,
Ha dato delle belle legnate
Ay Carmela, ay Carmela.La furia dei traditori,
Rumba la rumba la rumbambà,
La scarica la loro aviazione,
Ay Carmela, ay Carmela.
Però niente posson le bombe,
Rumba la rumba la rumbambà,
Dove rimane del cuore,
Ay Carmela, ay Carmela.
A contrassalti assai rabbiosi,
Rumba la rumba la rumbambà,
Noi dovremo resistere,
Ay Carmela, ay Carmela.
Ma allo stesso modo in cui combattiamo
Rumba la rumba la rumbambà,
Promettiamo di resistere,
Ay Carmela, ay Carmela.
L‘Ascensione di Maometto detta anche Isrāʾ e Miʿrāj (inaraboالْإِسْرَاء وَٱلْمِعْرَاج?, al-isrāʾ wa al-miʿrāj «viaggio notturno e ascensione») secondo la tradizione islamica fu un evento avvenuto intorno al 621 d.C., allorché il profeta Maometto venne condotto in volo in un viaggio notturno (Isrāʾ) dalla Mecca a Gerusalemme, e da lì ascese al cielo (Miʿrāj), incontrando i profeti e avendo modo di assistere rispettivamente alle pene infernali dei dannati e alle delizie paradisiache di cui godono i beati, giungendo infine al mistico incontro con Dio, Il Quale diede al profeta stesso l’ordine di istituire le cinque preghiere giornaliere che costituiscono oggi uno dei cinque pilastri dell’islam.
Ora alcune poche miniature del Cinquecento ( o di origine turca o persiana ) che illustrano il viaggio di Maometto
The David Collection, Copenhagen: ” si aprono le porte dell’inferno davanti a Maometto ” ( che è sulla destra )
questa è veramente misteriosa– riporto cosa c’è scritto sotto:
” miniature-mao-3-Miʿraj_by_Muhammad_Zaman. ”
Gerusalemme- Torre di Babele Bukvoed – Opera propria
Sopra le nuvole c’é il sereno
ma il nostro amore non appartiene al cielo.
Noi siamo qui tra le cose di tutti i giorni
i giorni e i giorni grigi.
Aria di neve sul tuo viso, le mie parole
sono parole amare senza motivo.
Prima o poi tra le nostre mani
più niente resterà.
E’ una vita impossibile
questa vita insieme a te.
Tu non ridi non piangi non parli più
e non sai dirmi perché.
Lungo la strada del nostro amore
ho già inventato mille canzoni nuove per i tuoi occhi.
Più di mille canzoni nuove
che tu non canti mai
Riccardo Gullotta