






(parlato): Landolfo, cronista del Millecento, ci ha tramandato le “Storie del Comune di Milano” fra cui questa del giudizio di Dio, protagonista prete Liprando. Noi abbiamo cercato di musicarla con un certo impegno, e la dedichiamo a tutti quelli – e sono tanti – che pur essendo testimoni di fatti importantissimi e determinanti dell’avvenire della civiltà, neanche se ne accorgono!
Prete Liprando, ben visto dai poveri Cristi,
andò dall’arcivescovo Agiosolano, in Sant’Ambrogio:
“Sei ladro e simoniaco, – gli disse –
venduto all’Imperatore, quel porco..” “Cus’ee?!?
– disse l’Arcivescovo infuriato –
Come ti permetti, prete? Sono ex-combattente;
ho fatto la prima crociata, e anche la terza!
(…la seconda no, perché ero malato…)
Prete Liprando rispose: “Lo so, più d’una città hai conquistata;
lo so, più d’una città tu hai insanguinata;
e adesso, Milano tu vuoi, incatenata, vederla prostrata!”
“Liprando, a ‘sto punto esigo il Giudizio di Dio:
dovrai camminare sui carboni (s’intende, ardenti!);
le fascine di legna, quaranta (“Quaranta?”)
s’intende, le pago io.
Se tu non uscirai per niente arrostito,
io me ne andrò dalla città solo e umiliato,
e per giunta, appiedato!
“Prete Liprando, domani, al calar del sole
affronterà il Giudizio di Dio in Piazza Sant’Ambrogio!”
Quaranta fascine furono ammucchiate in una catasta;
la gente veniva fin da Venegòno e da Biandrate:
“Indietro, su, non spingete, per Diana!
C’è il fuoco, non lo vedete? ” “Ma io non vedo niente;
non vedo un’accidente! Son venuto da Como per niente!”
“Tornate tutti a casa! Non se ne fa più niente!
Il Papa, da Romas l’ha proibito: lo spettacolo è finito!”
“Ed io lo faccio lo stesso! – disse prete Liprando –
ma le fascine, quaranta!- io non ce le ho!…”
…La gente portava le fascine fin da Biandrate;
facevano un sacco di fumo: la gente tossiva,
tossiva e piangeva, ma non si muoveva!
Che popolo pio! Voleva vedere il Giudizio di Dio!
“Eccolo là!… Liprando è già pronto…” “Dove l’e?”
“L’è là in fondo… È pallido, ha paura!…
Ha i piedi spogliati!… Che piedi lunghi!…”
La brace è rossa, e rosse son tutte le facce…
stan tutti con gli occhi sbarrati…
“Anch’io li ho sbarrati, però non vedo niente!”
È entrato in mezzo ai carboni senza guardare:
è dentro, è tutto sudato, ma non è bruciato…
due donne son svenute! Una ha partorito,
ma in buona salute…
“Dai, non spingete!” “…ma io non vedo niente!”
“Ecco, è arrivato; Dio l’ha salvato!”
“Gloria a Liprando, che Milano ha salvato!”
“L’arcivescovo è scappato” (“Gloria a Liprando!”)
“L’avete veduto!” (“Gloria a Liprando!”)
“Il cavallo s’è impennato!…” (“Gloria a Liprando!”)
“Ecco, è cascato!…” (“Gloria a Liprando!”)
“S’è mezzo massacrato!” (“Gloria a Liprando!”)
“…e io non ho visto niente!” (“Gloria a Liprando!”)
“Non ho visto un accidente!” (“Gloria a Liprando!”)
“Son venuto da Como per niente! Per nienteeee! (“Gloria a Liprando!”)
TESTO della canzone
DA :
https://www.rockit.it/enzojannacci/canzone/prete-liprando-e-il-giudizio-di-dio/230757
grazie a Donatella !|

Paolo Golinelli, La Pataria. Lotte religiose e…, Ed. Europìa / Jaka Book, 1984
La Pataria, o movimento dei patarini (detti anche pàtari), fu un movimento sorto in seno alla Chiesa milanese medievale.
Le origini del movimento sono da ricondurre ad alcuni esponenti del clero particolarmente vicini alla sensibilità della Chiesa romana nell’XI secolo, che seppero coinvolgere diversi settori della popolazione nella lotta contro la simonia, il matrimonio dei preti (da quel momento in poi definito eresia nicolaita) e, in generale, contro le presunte ricchezze e corruzioni morali delle alte cariche ecclesiastiche, in particolare degli arcivescovi di Milano. Dopo che – alla fine dell’XI secolo e con l’inizio delle Crociate – lo scisma o le tensioni tra Roma e Milano si ricomposero, la Pataria perse vigore e unità, e ciò che ne rimase finì per diventare un movimento ereticale critico nei confronti della gerarchia ecclesiastica in generale.
DA : https://it.wikipedia.org/wiki/Patarini
ODETTA ( 1)
Lyrics:
There is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it’s been the ruin of many a poor boy
And God, I know I’m one
My mother was a tailor
She sewed my new blue jeans
My father was a gamblin’ man
Down in New Orleans
Now the only thing a gambler needs
Is a suitcase and a trunk
And the only time he’s satisfied
Is when he’s all drunk
[Organ Solo]
Oh mother, tell your children
Not to do what I have done
Spend your lives in sin and misery
In the House of the Rising Sun Well,
I got one foot on the platform
The other foot on the train
I’m goin’ back to New Orleans
To wear that ball and chain
Well, there is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it’s been the ruin of many a poor boy
And God, I know I’m one
LA CASA DEL SOLE NASCENTE
C’è una casa a New Orleans
La chiamano “Il sole nascente”
Ed è stata la rovina per tanti poveri ragazzi
E, Dio, io so di essere uno di loro
Mia madre era una sarta
Ha cucito i miei nuovi blue jeans
Mio padre era un giocatore d’azzardo
Laggiù a New Orleans
Ora, l’unica cosa della quale ha bisogno un giocatore
È una valigia e un baule
E il solo momento nel quale sarà soddisfatto
Sarà quando sarà del tutto sbronzo.
Oh, madre, dì ai tuoi figli
Di non fare quello che ho fatto io
Passare la vita nel peccato e nella infelicità
Nella Casa del Sole nascente
Bene, ho un piede sulla piattaforma
E l’altro piede sul treno
Me ne sto andando da New Orleans
Per mettermi ai piedi una palla (di ferro) e una catena
Bene, c’è una casa a New Orleans
La chiamano “Il sole nascente”
Ed è stata la rovina per molti poveri ragazzi
E, Dio, io so di essere uno (di loro)
(1 )
Odetta, pseudonimo di Odetta Holmes, è stata una cantante e chitarrista statunitense, nota anche per il suo impegno nella difesa dei diritti civili delle persone di colore. Nata a Birmingham ( Alabama ) nel 1930 – visse fino a 77 anni, morì nel 2008
link X di PIER LUIGI PINNA
pier luigi pinna @pierpi13
— Nathalie Caldonazzo, ultima compagna di Troisi, gli regalò il libro Ardiente Paciencia, dello scrittore cileno Antonio Skármeta, edito in Italia da Garzanti con il titolo Il postino di Neruda, che narra la nascita di una grande amicizia tra un postino e il famoso poeta cileno Pablo Neruda. Dopo averlo letto, Troisi ne rimase entusiasta, e ne acquistò i diritti per realizzarne una versione cinematografica. Successivamente, propose a Radford di dirigere il film, ma stavolta fu il cineasta britannico a prendere tempo. Troisi riuscì a convincerlo con un piccolo inganno, dicendogli che si era nel frattempo rivolto a Giuseppe Tornatore (regista all’epoca reduce dal grande successo di Nuovo Cinema Paradiso).

La sceneggiatura fu scritta principalmente da Troisi, Radford e Furio Scarpelli. I tre si incontrarono nell’estate del 1993 a Los Angeles per ultimarla.
Troisi approfittò del suo soggiorno negli Stati Uniti d’America per recarsi a Houston ed eseguire un controllo sanitario prima dell’inizio delle riprese, nell’ospedale dove si era operato 17 anni prima. Il responso delle analisi fu infausto: Troisi apprese con sorpresa di doversi sottoporre con urgenza a un nuovo intervento chirurgico, perché entrambe le valvole al titanio che gli erano state impiantate si erano deteriorate, ritrovandosi quindi costretto a ritardare l’inizio delle riprese, inizialmente previsto per l’autunno dello stesso anno. Durante l’operazione, Troisi ebbe un infarto, ed i medici riuscirono a tenerlo in vita solo faticosamente; rimase in ospedale un mese e mezzo, e in questo periodo i medici gli consigliarono come migliore soluzione il trapianto. Coraggiosamente, Troisi decise di girare il film prima. Le riprese cominciarono nel marzo 1994 a Cinecittà, poi proseguirono prima a Salina e poi a Procida, l’isola che Troisi considerava in grado di suscitare «le emozioni giuste attraverso i suoi posti e la sua gente», per concludersi infine di nuovo a Cinecittà.
Il postino, nel quale il ruolo di Neruda è affidato a Philippe Noiret, è ambientato tra il 1951 e il 1952, periodo in cui Neruda visse in esilio in Italia, ma è ben poco fedele al romanzo di Skármeta, apportando molte modifiche alla storia e cambiando completamente il finale.
Le condizioni di Troisi peggiorarono giorno dopo giorno, al punto da costringerlo a farsi sostituire da una controfigura nelle scene più faticose. In un’intervista, l’attore Renato Scarpa dichiarò che Troisi disse «questo film lo voglio fare con il mio cuore».
L’attore rivelò di amare particolarmente questa pellicola, al punto da considerarla parte della sua stessa vita. Per questa ragione e per l’accoglienza che gli era stata riservata dai procidani durante le riprese sull’isola, si impegnò a offrire il film in anteprima nazionale proprio in un locale di Procida; di questa proiezione non poté però essere spettatore, perché morì nel sonno poche ore dopo la fine delle riprese, il 4 giugno 1994, nella villa della sorella Annamaria a Roma, nel quartiere Infernetto, stroncato all’età di 41 anni da un attacco cardiaco conseguente all’ennesimo episodio di febbre reumatica.
Il funerale è stato celebrato nella chiesa di Sant’Antonio, il 6 giugno, a San Giorgio a Cremano, e le sue spoglie sono conservate nel locale cimitero insieme a quelle della madre e del padre.
ALCUNE BELLISSIME FOTO DI SAN GIORGIO AL CREMANO- NAPOLI
San Giorgio al Cremano è un comune di italiano di 41 500 abitanti (dati : 31 maggio 2026) della città metropolitana di Napoli in Campania.
Le sue numerose ville vesuviane settecentesche sono parte integrante del Miglio d’oro, il tratto di strada attraversante la città di San Giorgio fino a Torre Annunziata. Ai confini con il comune di Napoli e Portici si trova il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa.
*** LE FOTO SONO SFASATE, MA NON SONO RIUSCITA A FARE MEGLIO..
ho cercato di mettere delle altre foto più visibili.. scusate.

San Giorgio a Cremano –
Vista dall’alto di Villa Vannucchi
foto e testo dal FAI:
La dimora è una delle più imponenti della zona vesuviana, come dimostra il prospetto firmato da Donnamaria che prevede, in alternanza alle lesene corinzie, un doppio ordine di balconi dotati di ringhiere in ferro battuto e timpani curvi posti senza ornamenti davanti alle finestre del piano nobile. Completano il progetto architettonico della dimora la cappella dedicata all’Immacolata, una sagrestia, una sala della musica e una ex scuderia adibita a teatro. Il progetto per la nuova villa fu commissionato ad Antonio Donnamaria, un architetto di scuola vaccariana, che realizzò il prospetto su strada con una ritmata partitura di lesene giganti in stucco.
L’interno è caratterizzato da decorazioni in stucco rococò. Il prospetto posteriore, che si apre sul magnifico giardino all’italiana progettato da Pompeo Schiantarelli nel 1783, è costituito da una serie di arcate, logge e porticati. Il giardino all’italiana di Schiantarelli, la cui vastità è pari al bosco di Portici, è caratterizzato, come si legge anche nella pianta Carafa, da un lungo viale che parte da una quinta ad esedra posta in fondo al cortile e giunge ad una fontana monumentale posta al centro e formata da quattro vasche laterali disposte simmetricamente in diagonale. Da qui si dipanano a “raggiera” quattordici viali che tagliano il giardino per esteso fino al limite della proprietà. Nel giardino sono conservati ancora oggi esemplari di alberi di canfora, pini, lecci, palme, magnolie, datteri, cedri, mimose e albicocchi. La villa, denominata pure “Villa e delizie dei d’Aquino detti di Caramanico” divenne un luogo di riferimento per la nobiltà napoletana ai tempi di Gioacchino Murat.

FAI


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FAI

trailer – 1.01 min. TEATRO VERDI- MONTECATINI TERME – 24/ 07/ 2026

Marco Travaglio
LA STAMPA.IT / IMPERIA 3 NOVEMBRE 2026
Per la prima volta al teatro Ariston, Marco Travaglio domani sera (alle 21) porta il suo recital-satirico “Cornuti e contenti” tra tentativi di scalate editoriali, manifestazioni in piazza, astensionismo e referendum. Tutto raccontato sul filo dell’indignazione e dell’ironia.«Mette in rilievo la ridicolaggine di un Paese che continua a tenere questa classe dirigente, intellettuale e giornalistica – spiega il direttore de “Il Fatto Quotidiano” – Personaggi che non si nascondono, non sono i maestri della truffa: sono facili da sgamare».
Per arrivare alla conclusione che, in tutto questo, «c’è una tendenza masochistica a farsi fregare». Travaglio invita a «selezionare i messaggi veritieri da quelli menzonieri perché in questo momento stiamo rischiando la guerra mondiale: non ci possiamo distrarre». Sarà l’occasione per fare il punto su cosa è in vendita e cosa no. «Siamo passati dalla razza “padrona”, da Agnelli, De Benedetti e Berlusconi a quella “padroncina” di Del Vecchio: bisogna prendere le misure».
Il suo spettacolo è un “manuale e di autodifesa”: «Mette in discussione noi cittadini lettori ed elettori: ho fatto tanti spettacoli su politici e giornalisti, questo è su di noi. Politici e giornalisti fanno quello che l’elettorato e il lettorato lascia fare: se ti accorgi che il tuo giornale ti prende in giro perché continui a comprarlo? Se vai a sostenere sui social gente che ti prende in giro, e politici che lo fanno due, tre o quattro volte, allora sei cornuto e contento: godi a farti cornificare.
Tra gli esempi che faccio uno è Claudio Scajola, una leggenda per me, con tutto quello che ha combinato: ne basterebbe una sola delle tante, dalla casa a sua insaputa al volo ad personam Roma-Albenga. In un altro Paese segnerebbe la fine della sua carriera politica». Poi, gli astensionisti: «Quelli che, credendo di fare un dispetto a questi signori, si astengono: bella mossa. Il risultato è che vanno a votare solo quelli che devono andare votare, cioè il voto di scambio controllato, a pacchetti, che non cambierà mai le cose. Quando qualcuno smette di astenersi e va a votare, come i palestinesi che lo hanno fatto per la prima volta in Israele, le cose cambiano: 19 seggi su 120. Li hanno raddoppiati. Adesso devono fare i conti con loro. Finalmente contano. Non è vero che il nostro voto inutile: è quello che vogliono farci credere. Andarci cambia eccome le cose».
Il messaggio finale? «Cominciare a smettere di dare la colpa sempre agli altri e domandarci cosa abbiamo fatto noi. Non siamo completamente impotenti. Le manifestazioni cambiano i comportamenti dei governi. Trump ha bloccato lo sterminio a Gaza fermando il suo amico Netanyahu perché aveva le piazze piene e le università in subbuglio: non poteva governare. Ben vengano le manifestazioni in piazza: mi meraviglio che siamo arrivati così tardi a protestare».
WASHINGTON, 04 novembre 2026, 09:24
video, 0.54 min.
LE ELEZIONI LOCALI. Nell’election day del 3 novembre gli americani di 36 Stati Usa sono chiamati ad eleggere anche il loro governatore. Fra le corse più importanti, quella per la successione di Gavin Newsom alla guida della California, e quella per il Texas fra il repubblicano Greg Abbott e la democratica Gina Hinojosa.
* UNA VALANGA DI REFERENDUM. Gli elettori di 40 Stati sono chiamati a votare anche su un totale di 145 quesiti referendari statali, ben 15 in Louisiana e 14 in California e Colorado. I quesiti vanno dalla tutela del diritto all’aborto alla regolamentazione sui minori transgender, dalla tassa sui Paperoni fino al divieto del foie gras a Washing e Denver.
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cartina politica dell’‘Uzbekistan- La città di Jizzax ( dove nasce il nostro artista ) si trova a nord-est di Samarcanda in un parte arancio chiaro– Wikipedia
‘Uzbekistan- capitale è Tashkent / WIKIPEDIA







DA QUI :
https://x.com/worldfarah10/status/1260241102491303938/photo/2


(1)
Jizzax ( Djizzakh, Djizak e Джизак) è una città uzbeca capoluogo dell’omonima regione, a nord ovest di Samarcanda.
Il toponimo Jizzax, deriva dalla parola sogdiana per “fortino” e la città attuale è costruita sul sito di un’antica città sogdiana, che apparteneva alla regione iranica di Ushrusana.
Dopo la conquista araba della Sogdiana, Jizzax servì come città sede di mercato tra i predoni nomadi e gli agricoltori stanziali, gli arabi costruirono una serie di rabat (fortini), i quali ospitavano dei guerrieri ghazi preposti alla protezione della popolazione. I fortini vennero successivamente usati anche nel XIX secolo dall’Emirato di Bukhara contro il quale si scontrò il generale russo Chernaiev, soprannominato il “Leone di Taskent”; Chernaiev fallì la prima volta che cercò di espugnare Jizzax, ma ebbe successo al secondo tentativo, perdendo solo sei uomini, contro i 6000 caduti da parte dei difensori. Alla fine della battaglia la città vecchia venne in gran parte distrutta, gli abitanti sopravvissuti furono scacciati e al loro posto vennero insediati coloni russi.
Nel 1916, Jizzax fu il centro di una rivolta anti-russa, che venne rapidamente repressa; l’anno dopo venne alla luce Sharof Rashidov, futuro segretario del partito comunista uzbeko, che ebbe un ruolo fondamentale nella gestione amministrativa della città.
Jizzax al giorno d’oggi è una tranquilla cittadina di 126 400 abitanti ( dati, 1999 ) nella quale è rimasto poco o nulla dell’era prerivoluzionaria.
La città ospita due università, con un totale di circa 7000 studenti ed è sede di una squadra calcistica, la Sogdiana Jizzax, che ha militato nella Oliy Liga, massima serie del campionato uzbeco.
segue qualche immagine da: COMMONS.WIKIMEDIA.ORG
https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Jizzax?uselang=it#/media/File:Hamid_Olimjon_va_Zulfiya_muzeyi_ko%CA%BBrinishi.jpg
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Hamid Olimjon va Zulfiya muzeyi– Il Museo di Hamid Olimjon e Zulfiya si trova all’interno della storica madrassa “Xoʻja Nuriddin”
nella città di Jizzakh (in Uzbekistan).
– Opera propria
UN’ALTRA INQUADRATURA DELLA STESSA FOTO:
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https://ru.wikipedia.org/wiki/%D0%A4%D0%B0%D0%B9%D0%BB:Hamid_Olimjon_va_Zulfiya_muzeyi_(72184).jpg

UN DETTAGLIO DEL MONUMENTO ALL’UCCELLO HUMO
Il monumento più imponente di Jizzakh, situato sulla cima di una collina. Date il benvenuto al possente e mistico uccello eroe, Humo. Per favore, sistemate quella piastrella mancante.

L’intero monumento che, ammetto, non mi affascina.. speravo di cavarmela con un dettaglio, ma..
![Camogli', c1910, . From An Artist in the Riviera by Walter Tyndale, R.I. [Hutchinson & Co, London, 1912] Artist Walter Frederick Roofe Tyndale.](https://media.gettyimages.com/id/638914124/it/foto/camogli-c1910-from-an-artist-in-the-riviera-by-walter-tyndale-r-i-hutchinson-co-london-1912.jpg?s=612x612&w=0&k=20&c=KkkgOpcweqLXLoq4MztfU0qd5jgrIEQ8MRdsKbc6Xog=)
la foto sopra come le altre sono da:

‘Portofino’, c1910, (1912)

San Michele di Pagana – Rapallo

Camogli, il Porto- c1910, (1912)

La Piazza di Sestri Levante – c1910, (1912)

Villa Centurione Santa Margherita- c 1910, (1912)

La Rocca, Sanremo – c1910, (1912)

Il Mercato dei fiori Mentone – c1910, (1912)

Vicolo della Provvidenza a Sanremo – c1910, (1912)

Ponte San Luigi – c1910, (1912)

La benedizione delle case a Sanremo — c1910, (1912)

Albenga da Centa — c1910, (1912)

Noli -Piemonte / Alessandria -c1910, (1912 )

Romanico ad Albenga –c1910, (1912 )

Santa Margherita Ligure — c1910, (1912 )

Sestri Levante –c1910, (1912 )

Piazza Mazzini, Santa Margherita

https://www.amazon.it/artista-Riviera-Walter-Tyndale/dp/B007QEYAVI
Copertina:
1. 1
– Mamma, ti davo i calci quado stavo nella tua pancina?
– Sì. Del resto me li dai anche adesso.
– Ma non mi accorgo.
– Sicura che proprio non ti accorgi?
– Mamma, sei bella.
– Tu sei bella. Bella impossibile.
( silenzio)
– Non c’è bisogno che mi stacchi il naso per abbracciarmi. Ahi! Adesso c’è rimasto un buco. Piangerò.
-Tu non sai piagere.
– E’ vero, ma imparerò. Con te imparerò.
(pausa)
– Mamma, io sono piagnona?
– Be’ un po’, ma poco. Io alla tua età non potevo leggere perché alla minima cosa piangevo. Sai, in casa circolavano libri come “In famiglia “Senza famiglia”. Io non ero né in una condizione né nell’altra…così piangevo per tutti e due!
– Mamma, parli così seria e io mi sento male di quello che dici…Adesso sei triste?
– Ora non più perché ho te e papà, tutti insieme siamo riusciti a fare proprio una bella famiglia, insieme stiamo bene, insieme giochiamo e ci divertiamo…Se tu non tentassi sempre di azzopparmi…!
– La nonna è zoppa.
– Sì. Forse per questo ho usato questa espressione. Ma tu non ti limiti ai piedi e alle gambe…come ti giri mi arriva almeno un gomito in un occhio!
– Oh mamma, è così divertente, e poi te l’ho detto, non lo faccio apposta.
– Sì che lo fai apposta…quando si ripete sempre la stessa cosa e c’è uno che predica predica e non cambia niente…c’è un proposito ben preciso.
Tu mi vuoi male.
– Mamma, non dirlo io ti adoro.
– Si lo so, e forse è proprio per questo. Anch’io ti adoro. Ma non stiamo comodi su questa altalena, dobbiamo scendere.
O forse per noi due, “insieme” sarà sempre così?


KAY REDFIELD JAMISON (nasce nel 1946)

“Una mente inquieta” di Kay Redfield Jamison,
prefazione di Athanasio Koukopoulos, ed. CDE ( su licenza Longanesi 1996 ). Edizione americana 1995.
Elena Maria Campominosi (Traduttore)
TEA, 2020
Ci sono molte pazienti famose, il femminile è un lapsus, ma sono soprattutto donne, le malate mentali o ex malate, che hanno sentito il bisogno di raccogliersi in sé, per capire cosa succedeva in loro, prima di tutto, ma anche di comunicare o “mettere in comune” il loro cammino. E’ l’unico modo che uno ha, in questa situazione, di sentire che non ha buttato via la propria vita: “testimoniare che anche lui, nella sua diversità, fa parte dell’umano: ha diritto e dignità alla vita come gli altri”.
Oggi, poi ( e il mio blog è tra questi, anche se non vorrei ), è diventata una moda raccontare la propria malattia mentale: forse, se sono resoconti brevi e piacevoli, un po’ “stranetti”, magari, diciamo “tipo pazzo” (perché dei veri pazzi nessuno vuol leggere), gli editori li accettano volentieri perché si vendono (mai come in questa nostra civiltà odierna, “piatta come una tavola piatta”, si è sentito il bisogno di una “romantica pazzia”, diciamo tutta fiori e merletti e un po’ di spleen a lieto fine. Tra quelli letti da me, o intraletti, pubblicati di recente, serenamente direi che non tutti hanno la stessa autenticità.
Le schede di pazienti famosi che abbiamo per ora pronte sono tutte della prof. Donatella D’Imporzano, letterata e scrittrice. Le ho chiesto di far parlare il più possibile l’autrice: le pagine che trovate dopo il periodo citato, si riferiscono al brano dell’edizione CDE. Spero che non cambino nella Tea. Le sottolineature sono di Chiara.
Inizio dalla ex malata mentale più nota in Italia e forse nel mondo: Kay Jamison- E’ stata chiamata in Italia a fare una conferenza la prima volta dal Prof. Placidi, cattedratico a Firenze. Oltre ad aver raccontato la sua storia, Kay, secondo noi, è una persona con cui vale entrare in contatto.
L’autrice, Kay Redfield Jamison, è docente di psichiatria alla prestigiosa Johns Hopkins University School of medicine di Baltimora. E’ considerata uno dei maggiori esperti nel mondo della malattia bipolare. Ha scritto moltissimo tra libri e articoli, ha ricevuto numerosissimi premi…ma noi ci limitiamo a citare le sue opere maggiori, alcune reperibili sia in libreria che online.
Libri e traduzione italiana
Manic-Depressive Illness (con F. K. Goodwin) o Trattato sulla malattia maniaco- depressiva (1990), non mi pare tradotto.
An Unquiet Mind (1995) (autobiography), in italiano “Una mente inquieta” pubblicato nel ’96 da Longanesi. Vedi sopra la copertina

TEA, 2004
Touched with Fire: Manic-Depressive Illness and the Artistic Temperament (1993), pubblicato in italiano nel ’94 col titolo “Toccati dal fuoco”, include uno studio specifico su Lord Byron. TEA ed.
** questo libro, se amate diari di letterati famosi, pittori ed altri è il vostro libro : le sue interpretazioni si basano su tante citazioni degli autori. Potete leggere solo lettere o i diari degli autori.

Night Falls fast: Understanding Suicide (1999) tradotto in italiano letteralmente: “Rapida scende la notte. Capire il suicidio. TEA ed. ; disponibile in libreria e on line.
Exuberance: The passion for life (2004), non tradotto che io sappia.
La sua storia d’amore con il marito (morto nel 2002), lo psichiatra Richard Wyatt, specializzato in schizofrenia, è raccontata in Nothing Was the Same (2009) cioè “Niente fu più come prima”, non tradotto.
****
Ecco la sua voce:
“… divenni, per necessità e per inclinazione intellettuale, una studiosa dell’umore. E’ stato l’unico modo che conosco per comprendere e accettare la mia malattia, e anche per cercare di migliorare la vita di altre persone affette da disturbi dell’umore. La malattia che in diverse occasioni mi ha quasi ucciso, uccide ogni anno decine di migliaia di persone: la maggior parte è giovane, la maggior parte muore inutilmente e molti sono tra gli individui più creativi e dotati.
I cinesi credono che per poter sopraffare una bestia la si debba prima rendere bellissima. In un certo senso è ciò che ho cercato di fare con la malattia maniaco-depressiva. Benché mortale, essa è stata una compagna e una nemica affascinante di cui ho scoperto la complessità seducente, un distillato di quanto di meglio e di più pericoloso esiste nella nostra natura. Per combatterla ho dovuto prima conoscerne tutti gli umori e gli infiniti travestimenti, e comprenderne i poteri reali e presunti…” pag . 18-19
“ Per me gli anni lunghi e importanti dell’infanzia e della prima adolescenza furono in gran parte molto felici e mi diedero una solida base di affetto, di amicizia e di fiducia in me stessa. Sarebbero divenuti un talismano potentissimo, una forza vigorosa e positiva da contrapporre all’infelicità futura…. Per quanto profondamente si radicasse nella mia mente e nel mio spirito, l’oscurità mi sembrò quasi sempre una forza esteriore in lotta con il mio io normale.” Pag. 28
A proposito di un’autopsia a cui deve assistere e di cui è orrorizzata: “… la curiosità divenne una forza trainante di per se’. Mi concentrai sulle domande e non vidi più il cadavere. Come mille altre volte in seguito, la mia indole e la curiosità mi avevano condotto in luoghi che a livello emotivo non ero del tutto in grado di affrontare, ma quella stessa curiosità e il lato scientifico della mia mente avevano prodotto un distacco e una struttura sufficienti a consentirmi di manovrare, deviare, riflettere e andare oltre.” Pag.35
Un importante cambiamento d’ambiente (il padre lascia l’aeronautica- stavano a Washington- e accetta un lavoro come scienziato in California) le provoca nell’adolescenza i primi disagi. Anche il padre comincia a presentare gravi squilibri psichici. Pagg. 42 e segg.
Primo attacco della malattia avviene nell’ultimo anno delle superiori: prima leggera ondata maniacale e poi crisi: “ leggevo e rileggevo lo stesso passaggio e mi rendevo conto di non ricordare nulla di ciò che avevo appena letto” pag. 49
“ Ogni giorno mi svegliavo stanchissima, una sensazione estranea al mio io normale come la noia o l’indifferenza per la vita. Quelle vennero subito dopo. E poi una fissazione grigia e desolante per la morte, il morire, il decadimento: tutto era nato per morire, meglio morire subito e risparmiarsi la sofferenza dell’attesa” pag. 50
“Andare a lezione, quando ci andavo, era inutile. Una sofferenza inutile. Capivo pochissimo e mi sembrava che solo la morte potesse liberarmi dal soverchiante senso di inadeguatezza e di oscurità che mi circondava… La mia mente saltava da un argomento all’altro,…veniva inondata da immagini e da suoni orribili di putrefazione e di morte….” Pag.55
Un professore di psicologia (teoria della personalità), quando l’autrice è matricola, di fronte a delle sue interpretazioni originali del test di Rorschach, le definisce creative, mentre altri sicuramente le avrebbero definite psicotiche.
L’autrice dice:”… fu la mia prima lezione sulla valutazione dei confini complessi e permeabili tra pensiero originale e pensiero anormale, e gli sono profondamente debitrice per la tolleranza intellettuale che conferì una sfumatura positiva anziché patologica a ciò che avevo scritto… d’un tratto mi resi conto che finalmente mi trovavo nella situazione in cui qualcuno rispettava il mio spirito di indipendenza “. Pag. 57
Come accade a molte persone che soffrono di depressione, l’autrice quando è ancora studentessa, diffida degli antidepressivi, attribuendo le cause dei suoi sbalzi d’umore a motivi esistenziali più complessi. Pag 64
“… comune nei primi anni della malattia maniaco-depressiva, è una tregua ingannevole nell’andamento ricorrente che il disturbo finisce per assumere se non viene curato.” E’ quello che in termini tecnici si chiama remissione. Pag. 66
Benché all’università in psicopatologia insegnino a fare una diagnosi, la sua mente non stabilisce nessun legame tra i problemi comportamentali che aveva avuto e ciò che i libri di testo chiamavano malattia maniaco-depressiva. Si accorge però di essere più a proprio agio dei colleghi nel trattare i pazienti psicotici. Pag. 68
L’autrice, pur riconoscendo di avere dissentito negli anni dagli psicanalisti e in modo particolare da quelli che si oppongono alla terapia farmacologia dei disturbi dell’umore, ha trovato di valore inestimabile l’importanza che la sua iniziale formazione in psicoterapia attribuiva ad alcuni aspetti del pensiero psicanalitico. L’autrice definisce inutile ed arbitraria la distinzione tra psichiatria “biologica”, che pone l’accento sulle cause e sulle cure mediche delle malattie mentali, e psicologie “ dinamiche”, più attente ai problemi relativi al primo sviluppo, alla struttura della personalità, ai conflitti e alle motivazioni, al pensiero inconscio. Pag. 69
“ La maggior parte delle mie conoscenze deriva dal gran numero e dalla varietà di pazienti che ho esaminato e curato negli anni di tirocinio prima di ottenere il dottorato”. Pag. 70
“Questo genere di follia provoca una sofferenza, un’euforia, una solitudine e un terrore particolare. Quando sei su di giri è fantastico….. ma a un certo punto tutto cambia… una confusione travolgente prende il posto della chiarezza. La memoria se ne va….sei irritabile. Arrabbiata, spaventata, fuori controllo e completamente intrappolata negli antri più neri della mente. Non sapevi che quegli antri esistessero. E non finirà mai, perché la follia scolpisce la sua propria realtà” pag. 75
“Non mi ritrovai pazza da un giorno all’altro… mi resi gradualmente conto che la mia vita e la mia mente andavano sempre più veloci, fino a girare all’impazzata completamente fuori controllo….lavoravo moltissimo e, ripensandoci, dormivo molto poco. La diminuzione del sonno è al tempo stesso un sintomo e una causa della mania…” pag.77
“La mia mente cominciava ad arrancare per star dietro a se stessa, i pensieri si susseguivano così veloci da intersecarsi l’uno con l’altro a ogni angolazione possibile. Nell’autostrada del mio cervello si stava verificando un tamponamento a catena di neuroni, e più cercavo di rallentare il pensiero più mi rendevo conto di non poterlo fare… Ero sempre più irrequieta, irritabile e desideravo una vita eccitante; tutto a un tratto mi ribellavo proprio a ciò che amavo di più in mio marito: la sua gentilezza, il suo equilibrio, il suo calore e il suo amore. Mi protesi d’impulso verso una vita nuova…” pag. 79-81
Uno degli aspetti della malattia è l’impulso irrefrenabile a comprare: pag.81-82
“I suoni in generale e la musica in particolare mi davano sensazioni intense… Dapprima percepivo ogni singola nota, poi le sentivo tutte insieme e poi ciascuna e tutte assumevano una bellezza e una limpidezza penetrante. Mi sembrava di essere nella buca dell’orchestra; ben presto l’intensità e la tristezza della musica classica divenivano insopportabili…
Lentamente l’oscurità si insinuò nella mente e presto persi completamente il controllo… Una sera, mentre ero in salotto a osservare il tramonto rosso sangue diffondersi all’orizzonte sull’oceano Pacifico, ebbi d’un tratto una strana sensazione di luce in fondo agli occhi, e quasi subito nella mia testa vidi un’enorme centrifuga nera. Notai una figura alta, in un abito lungo da sera avvicinarsi alla centrifuga con in mano una provetta grande come un vaso e piena di sangue. Quando la figura si voltò vidi con orrore che ero io…..” pag .87
“Le mie allucinazioni si focalizzarono sulla morte lenta e dolorosa delle piante verdi: pianta dopo pianta, stelo dopo stelo, foglia dopo foglia morivano tutte, e io non potevo fare nulla per salvarle. Le loro grida erano cacofoniche. Le mie visioni erano sempre più nere e catastrofiche”. Pag.89
“…se hai avuto le stelle ai tuoi piedi e gli anelli dei pianeti tra le mani, se eri abituata a dormire quattro o cinque ore per notte e adesso ne dormi otto, se potevi stare alzata tutta la notte per settimane e mesi di fila e non ci riesci più, abituarsi è difficile come adattarsi a un orario d’ufficio che, pur essendo comodo per molti, per te è nuovo, restrittivo, in apparenza meno produttivo e dannatamente meno inebriante…” pag.98
“ Quando mi sentivo di nuovo bene non desideravo più prendere la medicina (nota: il litio) né ero incentivata a farlo. Non avevo mai voluto prenderla, non riuscivo ad abituarmi agli effetti collaterali, mi mancavano i miei alti, e quando mi sentivo di nuovo normale era facilissimo negare che soffrivo di una malattia ricorrente. Ero convinta di essere un’eccezione rispetto a tutti gli studi di ricerca, dai quali risulta che la malattia maniaco-depressiva ritorna, spesso in forma più grave e con maggiore frequenza” pag. 105-106
“La mania delirante è molte cose, tutte indicibilmente orribili” pag. 110
“La morbosità della mia mente era sbalorditiva: la Morte e i suoi simili erano compagni sempre presenti. Vedevo Morte dappertutto, con gli occhi della mente vedevo sudari, etichette da obitorio e sacchi per cadaveri. Tutto mi ricordava che ogni cosa finisce all’ossario…. E, sempre, ogni cosa mi costava fatica. Impiegavo ore a lavarmi i capelli, e poi rimanevo sfinita per ore; riempire il vassoio dei cubetti di ghiaccio era superiore alle mie forze, e a volte dormivo con gli stessi vestiti che avevo indossato durante il giorno perché ero troppo esausta per spogliarmi”. pag. 114-115 (crisi di depressione)
“Tanto i miei accessi maniacali quanto le mie depressioni avevano aspetti violenti. La violenza, soprattutto in una donna, non è qualcosa di cui si parla volentieri. Essere furiosamente fuori controllo, al punto di attaccare gli altri fisicamente, di gridare come una pazza con quanto fiato si ha in gola, di correre freneticamente senza meta né limite o di cercare di saltare da una macchina in corsa, è una condizione che spaventa se stessi e gli altri. Durante i miei accessi di furia maniacale ho fatto tutte queste cose, alcune delle quali più volte… Mi hanno immobilizzato con la forza bruta, sbattuto a calci per terra a pancia in giù con le mani bloccate dietro la schiena e somministrato farmaci contro la mia volontà”. pag. 123
La malattia maniaco- depressiva può uccidere e donare la vita. Il fuoco, per sua natura, crea e distrugge.
Ha scritto Dylan Thomas:
“La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore
Sospinge la mia verde età;
quella che spacca le radici agli alberi
E’ la mia distruttrice” –
“Poesie”, Guanda, Milano, 1976, p. 15
La mania è una forza che spinge e distrugge: è un fuoco nel sangue”. pag. 126
“ Robert Lowell… ebbe il buon senso di non credere in una dose dovuta di felicità: se vediamo una luce in fondo al tunnel, disse, sarà la luce di un treno in arrivo”. pag. 141
“ E’ la storia delle nostre gentilezze che, da sola, rende tollerabile questo mondo. Se non fosse per questo, per l’effetto di una parola gentile, di uno sguardo gentile, di una lettera gentile… sarei incline a considerare la nostra vita uno scherzo di pessimo gusto”
citazione da Robert Louis Stevenson, pag. 147
“Il dolore è molto diverso dalla depressione: è triste, è orribile, ma non è senza speranza”. pag. 151
“ E’ vero che nei giorni e nelle settimane in cui si vola alti si conclude moltissimo, ma è altrettanto vero che si concepiscono progetti nuovi e si prendono nuovi impegni che poi devono essere portati a termine durante i periodi di grigiore”. Pag.167
“Compresi tardi che il caos e l’intensità non sono sostituti dell’ amore duraturo né sono necessariamente un miglioramento della vita reale “. pag. 167-168
“ Non è una malattia che si presta alla simpatia. Quando la mia inquietudine e la mia prostrazione diventano collera o violenza o psicosi… gli altri trovano difficile considerarmi malata invece che testarda, arrabbiata, irragionevole o semplicemente insopportabile”. pag. 171
“Pur se non è una cura, l’amore agisce senz’altro come un farmaco potente. Come ha scritto John Donne, forse non è astratto e puro come uno può aver creduto e desiderato, ma non si arrende e cresce…”. pag. 172
“Le manie più leggere sono una promessa, per un po’ mantenuta, di primavera durante l’inverno e di energia straordinaria. Ma alla fredda luce del giorno, la realtà e la capacità di devastazione della malattia ridestata tendono ad affievolire la suggestione di quei momenti dolci, intensi e malinconici che si ricordano in modo tanto selettivo”. pag. 204- 205
“Sotto quelle stelle” ha detto Melville,” c’è un universo di mostri luccicanti”. pag. 206
“Ciascuno di noi dentro di sé innalza un frangiflutti per difendersi dalle tristezze della vita e dalle forze spesso schiaccianti che abitano la mente. Comunque lo facciamo- attraverso l’amore, la famiglia, la fede, gli amici, il rifiuto, l’alcol, la droga o i farmaci-, costruiamo quei muri pietra su pietra per tutta la vita…. Per me, con la mia mente e i miei umori, i farmaci costituiscono un elemento indispensabile del muro; senza di essi sarei sempre in balia dei flutti travolgenti del mare della mente; senza dubbio ormai sarei morta o pazza.
Ma la parte più straordinaria del mio frangiflutti è l’amore, che mi aiuta a chiudere fuori il terrore e l’orrore, consentendo allo stesso tempo alla vita, alla bellezza e alla vitalità di entrare. Quando ho pensato di scrivere questo libro, l’ho concepito come un libro sull’umore e su una malattia dell’umore nel contesto della vita di una persona. Così come l’ho scritto, invece, è diventato anche un libro sull’amore: l’amore che sostiene, che rinnova e che protegge… In modo inspiegabile e salvifico, è stato un mantello e una luce per le stagioni fredde e i tempi bui”. pag. 207
“ Penso che la malattia mi abbia costretto a mettere alla prova i limiti della mia mente (che resiste, pur se è carente) e quelli della mia educazione, della mia famiglia, della mia cultura e dei miei amici.
Le innumerevoli ipomanie, e le manie stesse, hanno introdotto nella mia vita una diversa intensità di percezione, di emozione e di pensiero. Anche nei peggiori momenti di psicosi, di mania, di delirio e di allucinazione mi rendevo conto di scoprire nuovi angoli della mia mente e del mio cuore. Alcuni tanto incredibili e belli da togliermi il respiro e farmi sentire che se fossi morta in quell’istante quelle visioni mi avrebbero accolto. Altri tanto grotteschi e brutti che non avrei mai voluto conoscerne l’esistenza né vederli di nuovo: ma sempre, c’erano angoli nuovi, e quando mi sento me stessa, cosa di cui sono debitrice ai farmaci e all’amore, non riesco ad immaginare di essere stanca della vita proprio perché so che esistono quegli angoli infiniti dalla prospettiva sconfinata”. pag. 211

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ALTRI SITI:::
IL MANIFESTO 01 – NOVEMBRE – 2026
https://ilmanifesto.it/netanyahu-non-e-maggioranza-la-destra-si

foto di Michele Giorgio da il Facebook di Potere al Popolo, 2 settembre 2025

Non è cambiato nulla. È bene chiarirlo a chi in Italia sta presentando la perdita della maggioranza da parte della coalizione guidata da Benyamin Netanyahu e la grande affluenza alle urne degli elettori palestinesi, che ha prodotto il numero record di 19 deputati, come un’importante svolta politica e una profonda trasformazione negli orientamenti della società israeliana. È vero che il primo ministro non ha più la maggioranza e che potrebbe, è presto per dirlo, aver avuto fine la sua carriera di capo del governo.
Da qui a sostenere che Israele abbia voltato pagina tuttavia ce ne passa, se l’interesse non è solo auspicare un’alchimia politica volta a formare il nuovo esecutivo ma anche porre termine alla profonda ingiustizia che subiscono da decenni i palestinesi.
NON VA DIMENTICATO che nel territorio storico della Palestina che Israele controlla interamente dal 1967, i palestinesi in Israele, in Cisgiordania, a Gerusalemme est e a Gaza ormai sono più numerosi degli israeliani ebrei. Di poco oggi, molti di più in futuro. Nonostante ciò, vivono sotto occupazione militare e minacciati anche dai coloni in Cisgiordania, come cittadini di serie B in Israele e nella prigione a cielo aperto di Gaza trasformata in macerie dai bombardamenti. Altri cinque milioni dal 1948 sono profughi in campi in Siria, Libano e Giordania.
Il problema di una parte delle interpretazioni è innanzitutto metodologico. Si sommano i 53 seggi della coalizione di Netanyahu e li si confronta con i 67 attribuiti all’opposizione, includendo in quest’ultima anche i partiti arabi. Un’operazione aritmeticamente corretta, ma politicamente fuorviante.
Quei 67 seggi non rappresentano un blocco omogeneo, né tanto meno una maggioranza fondata su una comune visione dello Stato di Israele. La disponibilità dei partiti sionisti nell’opposizione a considerare una maggioranza di governo insieme ai rappresentanti dei cittadini palestinesi è vicina allo zero.
Non devono illudere le esortazioni a governare insieme di Yair Golan, leader del partito Democratici e neppure le poche migliaia di israeliani che, sollecitati dal gruppo Standing Together, ieri sera hanno manifestato a sostegno di un governo ebraico-arabo a Tel Aviv, Gerusalemme e altre località.
Come in passato con i governi laburisti e ancora meno oggi con la destra estrema religiosa al potere, i partiti arabi e i due milioni di cittadini palestinesi che rappresentano non sono riconosciuti come interlocutori legittimi. Israele è stato concepito e fondato dal movimento sionista per essere lo Stato del popolo ebraico non per essere ebraico-arabo, inclusivo e con i suoi cittadini tutti uguali. I cittadini arabi possono godere di diritti, ma non affermare che lo Stato appartenga anche a loro.
E devono restare ai margini, non rendersi visibili ed evitare di essere protagonisti. Lo evidenzia in questi giorni l’allerta di sicurezza scattato perché più arabo israeliani sono andati alle urne il 27 ottobre. Nella democrazia israeliana è normale che gli israeliani ebrei vadano in massa ai seggi, invece è sovversivo quando lo fanno gli arabi.
È UN ERRORE identificare l’intero schieramento anti-Netanyahu con una forza disponibile a valutare una soluzione politica giusta con i palestinesi. Vi siedono forze che appartengono a una tradizione nazionalista e di destra, alcune delle quali condividono con il Likud e con la destra estrema una parte sostanziale della loro visione. È il caso di Naftali Bennett, alla guida di B’Yachad (12 seggi), e di Avigdor Lieberman, a capo di Yisrael Beitenu (sette seggi).
Netanyahu è divisivo, nel corso degli anni ha avvelenato i suoi rapporti con Lieberman e Bennett, altrimenti potrebbe avere alla Knesset una maggioranza di 72 seggi.
Il nodo è la società israeliana. Secondo i dati del Jewish People Policy Institute
(1) un altro 33% degli ebrei israeliani si è spostato a destra negli ultimi anni.
Nel luglio 2026, il 41% si è detto favorevole alla ripresa dell’offensiva contro Gaza già devastata.
È questo il contesto nel quale si sono svolte le elezioni. Netanyahu non è un corpo estraneo, è l’espressione politica di una porzione ampia e trasversale della società.
(1)
da: https://policycommons.net/orgs/jewish-people-policy-planning-institute/
Istituto di pianificazione politica del popolo ebraico
Fondato nel 2002, il Jewish People Policy Institute (JPPI) è un think tank indipendente di pianificazione strategica, costituito come società privata senza scopo di lucro in Israele. La missione dell’Istituto è garantire la prosperità del popolo ebraico e della civiltà ebraica attraverso un’attenta riflessione e pianificazione strategica su questioni di primaria importanza per l’ebraismo mondiale. Con sede a Gerusalemme, la visione del JPPI riguardo al popolo ebraico è globale e comprende gli aspetti delle principali comunità ebraiche, con Israele al centro.
VIDEO- 1.01 min.–apri qui
ANSA.IT / VIDEOGALLERY – 1 NOVEMBRE 2026 — 10.06
*** ti ringraziamo infinitamente caro Adriano, ci permetti di apprendere tante cose che noi non sappiamo o solo sentite dire, un abbraccio caro compagno. E’ davvero appassionante la nostra storia come la racconti tu !
RAI PLAY — 14 OTTOBRE 2026 — IL CAVALLO E LA TORRE
È passato esattamente un anno da quando, a Sharm el-Sheikh, Trump riunì 27 leader arabi e occidentali per celebrare il piano in venti punti. Il ministero della Salute di Gaza, le cui stime l’Onu ritiene credibili, conta oltre 1.400 morti in dodici mesi di cessate il fuoco.
Marco Damilano incontra Ilyas Abu Safiya, medico palestinese e attivista per i diritti umani.

Il 27 dicembre 2024, le forze israeliane hanno fatto irruzione nell’ospedale Kamal Adwan, l’ultimo ospedale funzionante nel nord di Gaza all’epoca, e hanno arrestato il direttore dell’ospedale, il dottor Hussam Abu Safiya, insieme ad altro personale medico e pazienti.
Il dottor Abu Safiya aveva gestito instancabilmente l’ospedale, fornendo cure essenziali ai bambini e assistendo al collasso del settore sanitario di Gaza sotto il genocidio israeliano. Continuò il suo lavoro anche dopo la tragica morte del figlio durante un raid aereo israeliano. Come molti operatori sanitari prima di lui, fu arrestato mentre si prendeva cura dei suoi pazienti e svolgeva le sue mansioni mediche.
Solo l’11 febbraio 2025 le autorità israeliane hanno permesso alla dottoressa Abu Safiya di incontrare un avvocato. Durante l’ultima visita di un avvocato al carcere militare di Ofer, all’inizio di luglio 2025, la donna ha riferito che il dottor Hussam e altri detenuti erano stati vittime di aggressioni e percosse. Ha inoltre affermato che mostrava segni di una significativa perdita di peso, poiché il Servizio penitenziario israeliano continua a imporre severe restrizioni all’accesso dei detenuti palestinesi al cibo, a cure mediche adeguate e all’igiene.
L’arresto e la detenzione arbitraria, senza accuse né processo, del dottor Abu Safiya – basata sull’abusiva Legge sui Combattenti Illegittimi – riflettono il sistematico attacco di Israele contro gli operatori sanitari palestinesi e la distruzione del sistema sanitario a Gaza, al fine di imporre condizioni di vita tali da provocare la distruzione fisica dei palestinesi.

immagine e testo da:
https://www.amnesty.org/en/petition/release-dr-hussam-abu-safiya/
** apri il link sopra per dare un aiuto anche piccolo ad Amnesty International


| Italia |
| «Due milioni in piazza». Un corteo lungo quanto tutta l’Italia / LINK IL MANIFESTO DI OGGI |
|
Giuliano Santoro, Luciana Cimino
|
|
Compagni di classe. Sessanta città per lo sciopero generale di Usb e sindacati di base. Giovani e studenti esondano: si manifesta dal mattino a tarda sera
|
IL FATTO QUOTIDIANO 31 OTTOBRE 2026

IL MANIFESTO 29 OTTOBRE 2026
https://ilmanifesto.it/alaa-shehadaabbiamo-bisogno-di-ridere-per-sopravvivere

Alaa Shehada in «The Horse of Jenin» – Alaashehada.com ( Il cavallo di Jenin )
Fare comicità sull’occupazione israeliana e la quotidiana sopraffazione, sui check point e le violenze, e portarla nei teatri fra Cisgiordania e Israele. A calcare i palchi è il Palestine Comedy Club, la prima piattaforma comica, creata nel 2022 da Alaa Shehada, Sam Beale e la produttrice cinematografica Charlotte Knowles, formata da alcuni attori palestinesi. Le tragedie e le storie sulla terra, l’identità e la cultura, raccontate con un’ironia amara, sono state rappresentate in un tour che ha toccato le città di Ramallah, Nablus, Jenin, Haifa, Gerusalemme, Nazareth, fino a Londra proprio il 7 ottobre 2023.
Il collettivo ha anche organizzato laboratori rivolti alle comunità locali e a un centro per donne.

ENTRATA DEL FREDOM THEATRE A JENIN —presso il campo profughi di Jenin , nella città di Jenin, Palestina.
– Opera propria
1- (ALTRO AL FONDO )
A ospitare gli spettacoli-monologhi anche il Freedom Theatre, fra i più importanti in Palestina, che sorge dentro al campo profughi di Jenin, lo stesso in cui si è formato e ha imparato stand-up comedy Alaa Shehada attore e autore di The Horse of Jenin, spettacolo vincitore dello Scotsman Fringe First Award e l’Outwith Award, nei mesi scorsi ospite ai Teatri di Vita a Bologna.
È la storia della statua di un cavallo alta cinque metri, realizzata nel 2003, dopo gli attacchi israeliani, dall’artista tedesco Thomas Klipper insieme ai bambini del campo, con il metallo e i detriti di ambulanze, case, auto, e collocata nel centro di Jenin.

il cavallo di Jenin, 2023– alto 5 metri
– Opera propria
https://en.wikipedia.org/wiki/The_Jenin_Horse#/media/File:The_Jenin_Horse.jpg:~:text=Dan%20Palraz%20%2D%20Opera%20propria
Diventato un simbolo di libertà, dopo 20 anni, nel 2023, un bulldozer dell’esercito israeliano lo ha sradicato e portato via. Una storia tragicomica di ordinaria occupazione che tornerà in Italia il 28 novembre a Venezia, poi ancora a marzo a Roma, Milano, Napoli, Genova, Firenze, Lecce.
Abbiamo rivolto alcune domande ad Alaa Shehada, che si prepara ad una lunga tournée nel nostro paese con diversi suoi spettacoli ed è anche protagonista del documentario Palestine Comedy Club diretto da Alaa Aliabdallah.
Come si fa a essere divertenti sotto occupazione?
Perché questa è la vita. Siamo esseri umani. Abbiamo bisogno di vivere per sopravvivere. La nostra è una mentalità orientata alla sopravvivenza, per andare avanti, continuare a muoverci, arrivare alla fine della giornata, raggiungere qualsiasi obiettivo ci prefiggiamo, abbiamo bisogno di ridere. Così lo stress si allenta. È ciò che ci fa alzare dal letto la mattina e andare al lavoro. È un modo naturale di affrontare la dura realtà per poter continuare ad andare avanti.
In che senso la Palestina è un Paese che ha bisogno di ridere più di ogni altro?
La nostra è una cultura divertente e spensierata, in cui ogni conversazione inizia con una battuta e finisce con una battuta. È basata sulla narrazione, sulla comicità e sulla presa in giro che è profondamente radicata, è una forma di resilienza, un meccanismo di difesa per la gente.
Che ne è oggi del panorama comico palestinese? Il gruppo riesce ancora a lavorare insieme?
In questo momento la situazione in Palestina è molto difficile, è complesso realizzare qualsiasi forma di teatro e di arte. Ma nonostante tutto, le persone, gli artisti, stanno cercando di fare qualcosa. Al momento stiamo organizzando molti laboratori a Nablus con un gruppo comico locale che in questi giorni è in tournée in Cisgiordania e io sto lavorando con loro online. Cerchiamo di andare avanti il più possibile, ci adattiamo semplicemente alla realtà.
Prima di esibirvi in una città, cercate di adattare la comicità alla sensibilità di quella comunità, puoi spiegare meglio?
Adattiamo i nostri sketch perché le comunità in Palestina sono molto diverse tra loro, con contesti sociali differenti. Alcune di loro accettano un certo tipo di battute, altre no. Cerchiamo di adattare i testi in base alla cultura e alle tradizioni presenti in ogni luogo.
Ora vivi ad Amsterdam, riesci a tornare a Jenin?
Sì, faccio i miei spettacoli in giro per l’Europa e, naturalmente, ogni nove o dieci mesi, quando posso, torno a Jenin, in Cisgiordania. La situazione è molto difficile perché i coloni stanno prendendo il controllo delle strade. È complicato spostarsi, i dipendenti pubblici ricevono solo il 40% dello stipendio e senza lavoro non si può fare praticamente nulla.
1. ALTRO
note di lingua
2. La locuzione “rottura della quarta parete” indica invece per contrasto la situazione in cui gli attori sono consapevoli di essere osservati, e si riferiscono pertanto più o meno esplicitamente al pubblico nella loro recitazione. ( Wikipedia )
cartina della Cisgiordania ( West Bank )

CISGIORDANIA ( UNA PARTE DELLA PALESTINA ) — per Israele :: West Bank
– Opera propria
da: Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Cisgiordania#/media/File:Control_status_
of_the_West_Bank_as_per_the_Oslo_Accords.svg
altra più chiara su Jenin
cartina dal CORRIERE.IT / 4 LUGLIO 2023- Articolo di Davide Frattini/ link

JENIN, WEST BANK, PALESTINE – 2026/09/03: Israeli flags installed by Jewish settlers are seen near a mosque at the entrance to the city of Jenin in the northern West Bank. (Photo by Nasser Ishtayeh/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)
una foto di Jenin con le bandiere israeliane ben in vista vicino alla moschea- all’entrata nella città
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Michael Palin al Freedom Theatre nel 2009
– originally posted to Flickr as
Michael Palin at the Freedom Theatre
Michael Palin, è un attore inglese ( 1943 ), comico, scrittore, presentatore televisivo e sceneggiatore britannico, noto per la sua militanza nel gruppo comico dei Monty Python e per i suoi documentari- I viaggi di Michael Palin. Da: https://en.wikipedia.org/wiki/The_Freedom_Theatre#/media/File:MichaelPalinFreedomTheatre.jp
trailer di Monty Python – il senso della vita ( 1983)
pubblicato da Home Cinema Trailer
LIDIA CHIAROMONTE ( pare essere una persona molto riservata, è free lance de Il Manifesto da molti anni )



intr. di S. Fabbrini, trad. di F. Galimberti
euro 20.00
Ormai è raro che il potere venga conquistato attraverso un golpe militare o comunque con la forza. Quasi tutti i paesi tengono regolarmente elezioni. Le democrazie muoiono ancora, ma con altri mezzi. Dalla fine della Guerra Fredda a oggi, a determinare la morte di una democrazia non sono quasi mai generali e soldati, ma gli stessi governi eletti. Leader eletti hanno sovvertito le istituzioni democratiche in Venezuela, Georgia, Filippine, Nicaragua, Perù, Polonia, Russia, Sri Lanka, Turchia, Ucraina e Ungheria. Oggi il tracollo di una democrazia comincia nelle urne.
Steven Levitsky e Daniel Ziblatt attraversano la storia recente per identificare i passaggi cruciali e le condizioni che si ripropongono, seppure in diverse declinazioni, ogni volta che una democrazia viene gradualmente trasformata in regime autoritario da un leader eletto Un processo messo in atto dall’interno delle istituzioni e con mezzi legali.

Attualmente è prof. di Studi Latinoamericani (cattedra David Rockefeller), Professore di Scienze Politiche e Direttore del David Rockefeller Center for Latin American Studies presso l’Università di Harvard. La sua ricerca si concentra su partiti politici, democrazia e autoritarismo, istituzioni nell’America Latina e nei paesi in via di sviluppo. Ha pubblicato, tra l’altro, Informal Institutions and Democracy (a cura di, con G. Helmke, 2006) e Competitive Authoritarianism (con L.A. Way, 2010).
Attualmente sta lavorando con Lucan Way a un libro sulla resilienza democratica nel mondo.
*** Ultimo libro pubblicato nella primavera 2026 ha il titolo in inglese : ” La straordinaria resilienza della democrazia. “
video 37 min. -.- tradotto automaticamente– a me pare che non si senta bene
pubblicato da:
Clough Center Boston College
https://www.youtube.com/@cloughcenterbostoncollege
*** NEL LINK SOTTO, TROVATE UN RIASSUNTO SCRITTO DELLA LEZIONE DEL PROF. LEVITSKY
++ se avete il traduttore automatico, potete leggerlo in italiano
DANIEL ZIBLATT
foto da : https://ces.fas.harvard.edu/people/daniel-ziblatt
Daniel Ziblatt (nato nel 1972) è uno scienziato politico statunitense, titolare della cattedra Eaton di Scienze del Governo presso l’Università di Harvard dal 2018. È specializzato in democrazie e nei loro meccanismi interni, sia infrastrutturali che procedurali.
Daniel Ziblatt è professore di Scienze politiche ad Harvard, considerato tra i massimi esperti di autoritarismo e democrazia in Europa dal XIX secolo a oggi. Ha pubblicato, tra l’altro, Structuring the State: The Formation of Italy and Germany and the Puzzle of Federalism (2006) e Conservative Parties and the Birth of Democracy (2017).
VILLAGGIO MUSICALE.COM
apri qui, se ti va
https://www.villaggiomusicale.com/videoplayer/92747
Big Andy’s Brothers :
Simone Giuffra: Drums
Roberto Curti: Bass
Andrea Vanasco: Guitar
Big Andy Serra: Voice
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Provincia di Imperia – Veduta

la provincia di Imperia nella Liguria di Ponente al confine con la Francia del sud
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Map_Province_of_Imperia.svg
qualche immagine — per chi non la conosce e per chi ne ha nostalgia:

Spiaggia d’Oro – Golden Beach of Imperia

Dolceacqua, view from the mountains, Village italie, Ligurie,
Dolceacqua vista falle montagne

Imperia, Italy – February 10, 2018: Promenade with tourists walking and customers sitting at an outdoor restaurant and cafes in Porto di Oneglia, Imperia.
Passeggiata sul porto di Oneglia ( IM )

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per un bel cundijum con il pane di Triora spalmato di aglio sulla crosta-
– è fatto ” a fantasia “, ma con il pomodoro ligure nella foto- buoni davvero solo d’estate. Mia madre diceva : è come mangiare della carne.. per la soddisfazione che ti danno, penso.

The great church in Bussana Vecchia (Im), Liguria, Italy. This is a ghost town abandoned in 1887 due to an earthquake and repopulated by an international community of artists in the early 1960s.
La Chiesa di Bussana vecchia, abbandonata nel 1887 per il terremoto e ripopolata negli anni ’60 da artisti e gente varia che l’hanno tutta ” aggiustata “. Nata intorno all’anno Mille.
QUESTO LINK DEL FAI – se volete aprirlo — VI MOSTRA VARIE FOTO BELLE DI BUSSANA VECCHIA:
FAI
https://fondoambiente.it/luoghi/borgo-di-bussana-vecchia?ldc

Looking at the sea from Cervo (Imperia, Liguria, Italy), a small, ancient town built on top of a hill along the Italian Riviera.
Il paese di Cervo, celebre anche per un Festival di musica classica da tantissimi anni

Village italie, Ligurie
Dolceacqua vista dal bosco– è stato uno dei paesaggi della zona prediletto da Monet

Imperia, Italy. Basilica di San Maurizio. View from below of the church dome. Generic architectural dome seen from below.
Cupola della Basilica di San Maurizio ad Imperia
dal Corriere della Sera, 13 ottobre 2022
La pellicola del 1972 – che ha come protagonista Gian Maria Volontè – si apre con un comizio a Milano. Sul palco parla proprio La Russa che arringa la folla: «Questa manifestazione vuole dimostrare che è possibile battere il comunismo, che è possibile battere i nemici dell’Italia. E che insieme lo faremo ».
REPUBBLICA.IT — video, 2.19 min.
Video OttoeMezzo/La7
video, 2,49 min.
Giovedì Nero di Milano: filmato degli scontri in cui morì l’agente Marino (1973)
pubblicato da Anni 70 a colori
testo sotto il video:
12.4.1973 A Milano una manifestazione promossa dal Movimento Sociale Italiano (revocata dalla questura poche ore prima) degenera in violenti scontri e porta alla morte dell’agente della celere Antonio Marino, ucciso da una bomba a mano SRCM lanciata da Vittorio Loi.
segue da:
documenti-online. memoria.cultura.gov.it
Tre sentenze (ordinanza, Assise, Appello) relative al processo per i fatti del giovedì nero, avvenuti il 12 aprile 1973, in cui venne ucciso l’agente Antonio Marino. In primo grado Maurizio Murelli e Vittorio Loi furono accusati del reato più grave, quello di omicidio aggravato. Su Loi pendette inoltre l’accusa di calunnia per avere tentato di incolpare il tenente colonnello Michele Santoro di averlo istigato ad autoaccusarsi della morte dell’agente, portandogli come prove foto e testimonianze. Per il reato di detenzione e porto di tre bombe, tutte lanciate ma di cui una non esplosa, fu accusato, oltre a Loi e Murelli, anche Nico Azzi. Ferdinando Caggiano venne accusato di favoreggiamento personale. Tutti gli altri imputati furono accusati di raduno sedizioso e resistenza aggravata. Vennero però stralciate alcune posizioni. Il 27 maggio 1975 la Corte di Assise di Milano condannò Loi, riconosciuto il responsabile diretto della morte dell’agente Antonio Marino, a 23 anni di reclusione, Murelli a 20 anni, e Nico Azzi, che aveva fornito le bombe passandole a Davide Petrini, che a sua volta le aveva nascoste sotto un traliccio di via Selvanesco, a totali 3 anni e ad una multa di 300.000 lire. Il 9 marzo 1977, con sentenza della Corte di Assise di appello di Milano, le condanne furono ridotte. Loi venne condannato a 19 anni, Murelli a 18, Nico Azzi a 2 anni. Tutto venne confermato con la sentenza della Corte di Cassazione del 15 febbraio 1978.
Due ragazze nude dopo il bagno, 1917

EMIL MAETZEL (1877-1955 ) — foto : 1912
da :
https://www.courtgallery.com/20th-century-modern-british-artist/
Emil Maetzel ( 5 maggio 1877 a Cuxhaven – 23 giugno 1955 ad Amburgo ) è stato un architetto , pittore , grafico e scultore tedesco e co-fondatore della Secessione di Amburgo .
CUXHAVEN

Cuxhaven è una città situata alla foce del fiume Elba , sul Mare del Nord. È il capoluogo dell’omonimo distretto nella Bassa Sassonia e, secondo la legge costituzionale comunale della Bassa Sassonia , è considerata una grande città indipendente in base alla sua popolazione.
– Opera propria
https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Aerial_photographs_of_Cuxhaven?uselang=it#/media/File:13-09-23-Fotoflug-Nordsee-RalfR-N3S_8954.jpg

Cuxhaven (in basso tedesco Cuxhoben) è una città della Bassa Sassonia, in Germania, abitata da circa 51.000 persone ( DATI 2006 ). È situata sulla costa del Mare del Nord alla foce del fiume Elba. Cuxhaven copre un’area larga 14 km, da est a ovest, e lunga 7 km, da nord a sud. È il capoluogo del circondario di Cuxhaven ed è una popolare meta turistica sul Mare del Nord.

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Foche sul letto del fiume Medem, con Cuxhaven sullo sfondo.
– autoscatto realizzato con la DigiCam C2100UZ

Porto di pescatori vicino al mercato del pesce
–Opera propria
Veduta aerea delle strutture portuali di Cuxhaven, tra cui Amerikahafen, il Nuovo e il Vecchio Porto Peschereccio , il Porto Turistico Cittadino e il Canale delle Chiuse.
Foto: Martina Nolte ,
Licenza: Creative Commons by-sa-3.0 de

lo stato della Bassa Sassonia nella Germania
nord-occidentale
cartina da: https://it.wikivoyage.org/wiki/Bassa_Sassonia

CARTINA DI CUXHAVEN E DINTORNI
La capitale è Hannover — una foto sola..

An atmospheric street photography shot depicting a charming narrow street in Hanover Old Town (Altstadt) lined with traditional half-timbered houses (Fachwerk) and street lanterns. Highlighting German heritage architecture, historical tourism, cozy urban streets, and European culture, this commercial stock image is ideal for travel guidebooks, cultural magazines, historic hotel ads, and European tour itineraries.
torneremo a tanta bellezza ..
QUALCHE OPERA DI EMIL MAETZEL DA WIKIPEDIA –/ LINK

Ponte, 1917

XILOGRAFIA, 1918

Linoleografia, Donna con fiori , 1920

NATURA MORTA CON VASO E PLASTICA- 1922

ADAMO ED EVA, 1925

DUE MASCHERE, 1940

NATURA MORTA CON MASCHERA AFRICANA, 1951

MARTEDI’ GRASSO, 1953

FIGLI DELL’ALBERO, 1955

NATURA MORTA CON FIGURA AFRICANA, 1955

CASA DELL’ARTISTA – LA FONDAZIONE IN SUO NOME HA POTUTO ACQUISIRE LA SUA CASA
https://kuenstlerhaus-maetzel.de
Nel 1910 Maetzel sposò Dorothea Maetzel-Johannsen, pittrice e disegnatrice da cui ebbe quattro figli. Nel 1918 la famiglia si stabilì ad Amburgo.
Nel 1919 fu co-fondatore della Secessione di Amburgo , un’associazione di artisti in cui emersero per la prima volta gli stili di espressionismo, realismo espressivo e nuova oggettività.
La mostra annuale della Secessione fu la prima ad essere chiusa nel marzo 1933 per ordine dei nazionalsocialisti , allora al potere. Nel 1933 Maetzel fu costretto al ritiro dai nazionalsocialisti.
Nel 1937, diverse stampe di Maetzel furono confiscate dalle collezioni pubbliche e distrutte nell’ambito della campagna nazista “Arte degenerata”.
Dopo la fine del dominio nazista, Maetzel fu nominato retrospettivamente direttore dell’edificio nel 1945. Dal 1948 fu secondo presidente della ristabilita Secessione di Amburgo.
Maetzel è stato artisticamente ispirato dall’espressionismo di ” Die Brücke ” ( Il Ponte, 1905 a Dresda. Gli artisti più famosi di questo movimento furono Kirchner, Hechel, Pechstein, Emil Nolde, Otto Muller.)
Maetzel ha raccolto sculture africane, la cui forma e colore sono state espresse anche nei suoi dipinti primitivisti . Ha così sviluppato il suo stile espressionista. Fu una delle personalità centrali della vita culturale di Amburgo negli anni ’20.
Alcune delle opere di Emil Maetzel possono ora essere viste nella Kunsthalle di Amburgo, nel Museo delle arti e dei mestieri di Amburgo e nella collezione d’arte dell’Hamburger Sparkasse, al MoMa..
da :
https://de.wikipedia.org/wiki/Emil_Maetzel
Madonna, 1919
litografia su pergamena
44 x 33,5 cm
Ostinato silenzio, 1920
Pensieroso, 1916
Xilografia
Dimensioni: 34 x 24 cm
Ragazzo che ride, 1917
Linoleografia
24 x 20 cm
IMMAGINI DA :
MUTUAL ART
https://www.mutualart.com/Artwork/Nachdenkender/DB8C72460254D57B

ANSA.IT 28 OTTOBRE 2026 — 17.41
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/10/28/israele-i-media-herzog-vedra-netanyahu-e-eisenkot-per-testare-un-governo-di-unita_74766689-3c93-4a0a-8778-21bf55ce3a7c.html

@ ANSA/EPA
Channel 11 riporta che il presidente israeliano, Isaac Herzog, dovrebbe incontrare, già nei prossimi giorni, ancora prima della pubblicazione dei risultati finali e dell’inizio delle consultazioni, Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot – separatamente – per iniziare a testare la fattibilità di un governo di unità nazionale.
ANSA.IT 28 NOVEMBRE 2026 –9.51

Alle 10:03 (ora locale), con il 72,4% delle schede scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale attribuiscono 54 seggi al blocco pro-Netanyahu e 48 al blocco guidato da Eisenkot.
I partiti arabi ora contano 18 seggi dopo che Ra’am ne ha guadagnati due.
Il primo ministro: “Vietato formare un esecutivo con i partiti arabi”
seguono immagini da:
ARTWORKARCHIVE.COM/ PROFILE / JOEL KIRK RICHARDS

MADRE E FIGLIO– 2009

madre e figlio color ruggine– 2009

madre e figlio in giallo


Joel Kirk Richards (nato nel 1976) è un artista statunitense specializzato in temi giudeo-cristiani. Mi pare legato alla Chiesa mormone ( La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni )
se aprite il link sopra, trovate molte opere di questo autore- interessanti, più interessanti e altre meno interessanti. Ma tutte valgono un’occhiata.
mostriamo qualche immagine della città di Provo nell’Utah ( USA ) dove è nato il nostro pittore religioso:
prima la cartina degli Stati Uniti:


Lo stato dell’Utah negli Usa — link Getty Images

Lago Utah esposto a sud, Provo
(WT-shared) Julescoswig 23:02, 13 August 2011 (EDT)- opera propria
Wikivoyage.org

This shot shows the very bright colors of changing leaves on the trees near the Upper Falls waterfall in Provo Canyon, Utah. In the background is a canyon between two, rocky mountain peaks.
Vivaci colori autunnali nel Provo Canyon Utah vicino alle Upper Falls – Foto stock

Cambio della stagione verso l’autunno, le prime nevi..

Luci soffici e delicate illuminano il picco della montagna

Provo, Utah, USA – April 7, 2020: This is a springtime shot of the BYU campus with hardly any students around. The trees are in bloom and the grass green. This view shows the Knight and Talmage Buildings surrounded by beautiful trees.
Sboccia la primavera in un campus studentesco, il Brigham Young University (BYU) con i suoi due famosi edifici, Jesse Knight Building (JKB) che il James E. Talmage Building (TMB )

Provo Skyline and main street area is surrounded by snow capped Wasatch Mountains, Utah. (Photo by: Joe Sohm/Visions of America/Universal Images Group via Getty Images)
Lo skyline della città di Provo circondata dalle innevate montagne Wasatch.

se volete vedere cose belle e particolari, andate a questo link di Tiziana su X::
tiziana campodoni @tizianacampodon

video pubblicato dal prof vito lavolpe @vitofirefox / link sotto
link: https://www.youtube.com/@vitofirefox / altri video– mi pare ci sia anche ” come si fa la birra “!
*** fa un’opera di democratizzazione della scienza così necessaria oggi !

il prof. Vito da youtube
Prof. Vito Lavolpe– Patologo Clinico -Università di Bari- Facoltà di Medicina e Chirurgia – Canale dedicato alla Medicina, alla Scienza e a tutti quegli Uomini che hanno coltivato una grande Passione nella loro Vita.
Mail: vitograzio.lavolpe@uniba.it
Neuroscienze Medicina Bari :: elearningmedicina.it
dal gennaio 2007 ha pubblicato 2100 video
“”” ….la terapia psicoanalitica è senz’ altro efficace per la correzione delle dinamiche emotivo-relazionali e per i processi di simbolizzazione a partire dai quali prendono forma le modalità della nostra vita. Accade però che ci siano vissuti di sofferenza o comunque di disagio dovuti alla nostra particolare visione del mondo: troppo angusta per disporre di strumenti sufficienti per relativizzare il dolore, o priva di risposte in ordine a quel vissuto, oggi sempre più diffuso, relativo alla insignificanza della propria esistenza che non riesce a reperire un senso e una ragione soddisfacente per vivere. [ … ] . Un tempo era la religione a offrire un senso all’ esistenza, oggi che le speranze ultraterrene si sono affievolite, cosa meglio della filosofia può inaugurare una riflessione in grado di reperire una risposta a questa incessante e dolorosa domanda di senso ? … “””
( Umberto Galimberti in D la Repubblica del 1° Ottobre 2011 )