MAICOL & MIRKO — Vignette —

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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PRIMA PAGINA — IL MANIFESTO 5 NOVEMBRE 2026 —- bella !

 

 

il manifesto del 5 novembre 2026

 

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Enzo Jannacci — Prete Liprando e il giudizio di Dio- 1965 + Paolo Golinelli, La Pataria, Jaca Book, 1984 — grazie a Donatella!

 

 

 

 

TESTO

(parlato): Landolfo, cronista del Millecento, ci ha tramandato le “Storie del Comune di Milano” fra cui questa del giudizio di Dio, protagonista prete Liprando. Noi abbiamo cercato di musicarla con un certo impegno, e la dedichiamo a tutti quelli – e sono tanti – che pur essendo testimoni di fatti importantissimi e determinanti dell’avvenire della civiltà, neanche se ne accorgono!

 

Prete Liprando, ben visto dai poveri Cristi,
andò dall’arcivescovo Agiosolano, in Sant’Ambrogio:
“Sei ladro e simoniaco, – gli disse –
venduto all’Imperatore, quel porco..” “Cus’ee?!?
– disse l’Arcivescovo infuriato –
Come ti permetti, prete? Sono ex-combattente;
ho fatto la prima crociata, e anche la terza!
(…la seconda no, perché ero malato…)
Prete Liprando rispose: “Lo so, più d’una città hai conquistata;
lo so, più d’una città tu hai insanguinata;
e adesso, Milano tu vuoi, incatenata, vederla prostrata!”
“Liprando, a ‘sto punto esigo il Giudizio di Dio:
dovrai camminare sui carboni (s’intende, ardenti!);
le fascine di legna, quaranta (“Quaranta?”)
s’intende, le pago io.
Se tu non uscirai per niente arrostito,
io me ne andrò dalla città solo e umiliato,
e per giunta, appiedato!
“Prete Liprando, domani, al calar del sole
affronterà il Giudizio di Dio in Piazza Sant’Ambrogio!”
Quaranta fascine furono ammucchiate in una catasta;
la gente veniva fin da Venegòno e da Biandrate:
“Indietro, su, non spingete, per Diana!
C’è il fuoco, non lo vedete? ” “Ma io non vedo niente;
non vedo un’accidente! Son venuto da Como per niente!”
“Tornate tutti a casa! Non se ne fa più niente!
Il Papa, da Romas l’ha proibito: lo spettacolo è finito!”
“Ed io lo faccio lo stesso! – disse prete Liprando –
ma le fascine, quaranta!- io non ce le ho!…”
…La gente portava le fascine fin da Biandrate;
facevano un sacco di fumo: la gente tossiva,
tossiva e piangeva, ma non si muoveva!
Che popolo pio! Voleva vedere il Giudizio di Dio!
“Eccolo là!… Liprando è già pronto…” “Dove l’e?”
“L’è là in fondo… È pallido, ha paura!…
Ha i piedi spogliati!… Che piedi lunghi!…”
La brace è rossa, e rosse son tutte le facce…
stan tutti con gli occhi sbarrati…
“Anch’io li ho sbarrati, però non vedo niente!”
È entrato in mezzo ai carboni senza guardare:
è dentro, è tutto sudato, ma non è bruciato…
due donne son svenute! Una ha partorito,
ma in buona salute…
“Dai, non spingete!” “…ma io non vedo niente!”
“Ecco, è arrivato; Dio l’ha salvato!”
“Gloria a Liprando, che Milano ha salvato!”
“L’arcivescovo è scappato” (“Gloria a Liprando!”)
“L’avete veduto!” (“Gloria a Liprando!”)
“Il cavallo s’è impennato!…” (“Gloria a Liprando!”)
“Ecco, è cascato!…” (“Gloria a Liprando!”)
“S’è mezzo massacrato!” (“Gloria a Liprando!”)
“…e io non ho visto niente!” (“Gloria a Liprando!”)
“Non ho visto un accidente!” (“Gloria a Liprando!”)
“Son venuto da Como per niente! Per nienteeee! (“Gloria a Liprando!”)

 

 

TESTO della canzone
DA
:

https://www.rockit.it/enzojannacci/canzone/prete-liprando-e-il-giudizio-di-dio/230757

 

LO STORICO PAOLO GOLINELLI ::

grazie a Donatella !|

 

Foto 1 di 1

Paolo Golinelli, La Pataria. Lotte religiose e…, Ed. Europìa / Jaka Book, 1984

 

La Pataria, o movimento dei patarini (detti anche pàtari), fu un movimento sorto in seno alla Chiesa milanese medievale.

Le origini del movimento sono da ricondurre ad alcuni esponenti del clero particolarmente vicini alla sensibilità della Chiesa romana nell’XI secolo, che seppero coinvolgere diversi settori della popolazione nella lotta contro la simonia, il matrimonio dei preti (da quel momento in poi definito eresia nicolaita) e, in generale, contro le presunte ricchezze e corruzioni morali delle alte cariche ecclesiastiche, in particolare degli arcivescovi di Milano. Dopo che – alla fine dell’XI secolo e con l’inizio delle Crociate – lo scisma o le tensioni tra Roma e Milano si ricomposero, la Pataria perse vigore e unità, e ciò che ne rimase finì per diventare un movimento ereticale critico nei confronti della gerarchia ecclesiastica in generale.

 

DA : https://it.wikipedia.org/wiki/Patarini

 

 

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The House of the rising sun ( La casa del sole nascente ) – 800/ 900- Parole di anonimo-melodia inglese del 600- Matty Groves (2)

 

  1. The Animals – canta Eric Burdon
  2.  Odetta

 

 

 

ODETTA ( 1)

 

Lyrics:

There is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it’s been the ruin of many a poor boy
And God, I know I’m one
My mother was a tailor
She sewed my new blue jeans
My father was a gamblin’ man
Down in New Orleans
Now the only thing a gambler needs
Is a suitcase and a trunk
And the only time he’s satisfied
Is when he’s all drunk
[Organ Solo]
Oh mother, tell your children
Not to do what I have done
Spend your lives in sin and misery
In the House of the Rising Sun Well,
I got one foot on the platform
The other foot on the train
I’m goin’ back to New Orleans
To wear that ball and chain
Well, there is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it’s been the ruin of many a poor boy
And God, I know I’m one

 

 

 

 

LA CASA DEL SOLE NASCENTE

C’è una casa a New Orleans
La chiamano “Il sole nascente”
Ed è stata la rovina per tanti poveri ragazzi
E, Dio, io so di essere uno di loro

Mia madre era una sarta
Ha cucito i miei nuovi blue jeans
Mio padre era un giocatore d’azzardo
Laggiù a New Orleans

Ora, l’unica cosa della quale ha bisogno un giocatore
È una valigia e un baule
E il solo momento nel quale sarà soddisfatto
Sarà quando sarà del tutto sbronzo.

Oh, madre, dì ai tuoi figli
Di non fare quello che ho fatto io
Passare la vita nel peccato e nella infelicità
Nella Casa del Sole nascente

Bene, ho un piede sulla piattaforma
E l’altro piede sul treno
Me ne sto andando da New Orleans
Per mettermi ai piedi una palla (di ferro) e una catena

Bene, c’è una casa a New Orleans
La chiamano “Il sole nascente”
Ed è stata la rovina per molti poveri ragazzi
E, Dio, io so di essere uno (di loro)

 

 

(1 )

Odetta, pseudonimo di Odetta Holmes, è stata una cantante e chitarrista statunitense, nota anche per il suo impegno nella difesa dei diritti civili delle persone di colore. Nata a Birmingham ( Alabama ) nel 1930 – visse fino a 77 anni, morì nel 2008

 

 

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pier luigi pinna @pierpi13 / link X sotto–grazie a Pier Luigi di questa bella storia di un uomo carissimo a tutti.

 

 

link X  di PIER LUIGI PINNA
pier luigi pinna @pierpi13

 

 

Gerardo Ferrara era un 31enne di Sapri, che in qualche modo somigliava a Massimo Troisi.
Fu contattato dalla produzione de Il postino, alla ricerca di qualcuno che sostituisse
nelle scene più pesanti un Massimo sempre più stanco e affaticato.
Appena si incontrarono per entrambi fu come guardarsi allo specchio.
Massimo, resosi conto del suo imbarazzo, lo abbracció e gli disse: “E tu mo ti fai vedere”.
Per un mese buono fu il suo doppio. Era quello che pedalava sotto il sole di Procida o di Salina,
si fermava ad ammirare il tramonto in cima alla collina, con quella bici tra le mani.
Durante le riprese sua moglie Elena rimase incinta. Massimo le si avvicinava e le chiedeva: “Come sta Pablito?
Mi raccomando, lo dobbiamo chiamare Pablito”, che era il nome del figlio del Postino.
L’ultimo ciak fu il 3 giugno. Massimo salutò tutti così: “Vi amo tutti, non dimenticatevi di me”.
Il giorno dopo morì. Oggi Gerardo ha 28 anni in più, una carriera da insegnante, un bed and breakfast
e nessun altro ricordo dal mondo del cinema.
Ha anche un libro che Massimo gli regalò con una dedica: “A Gerardo, per la pazienza
e l’abnegazione con le quali ha reso più piacevole e meno faticoso il mio lavoro”.
Suo figlio nacque poco dopo la morte di Troisi.
Non l’ha chiamato Pablito.
D’accordo con sua moglie, decise di chiamarlo Massimo.
Immagine
trailer del film ” Il Postino “
apri qui sotto

segue da  Wikipedia – Massimo Troisi ::

—

— Nathalie Caldonazzo, ultima compagna di Troisi, gli regalò il libro Ardiente Paciencia, dello scrittore cileno Antonio Skármeta, edito in Italia da Garzanti con il titolo Il postino di Neruda, che narra la nascita di una grande amicizia tra un postino e il famoso poeta cileno Pablo Neruda. Dopo averlo letto, Troisi ne rimase entusiasta, e ne acquistò i diritti per realizzarne una versione cinematografica. Successivamente, propose a Radford di dirigere il film, ma stavolta fu il cineasta britannico a prendere tempo. Troisi riuscì a convincerlo con un piccolo inganno, dicendogli che si era nel frattempo rivolto a Giuseppe Tornatore (regista all’epoca reduce dal grande successo di Nuovo Cinema Paradiso).

 

 

 

Troisi sul set de Il postino

La sceneggiatura fu scritta principalmente da Troisi, Radford e Furio Scarpelli. I tre si incontrarono nell’estate del 1993 a Los Angeles per ultimarla.

 

Troisi approfittò del suo soggiorno negli Stati Uniti d’America per recarsi a Houston ed eseguire un controllo sanitario prima dell’inizio delle riprese, nell’ospedale dove si era operato 17 anni prima. Il responso delle analisi fu infausto: Troisi apprese con sorpresa di doversi sottoporre con urgenza a un nuovo intervento chirurgico, perché entrambe le valvole al titanio che gli erano state impiantate si erano deteriorate, ritrovandosi quindi costretto a ritardare l’inizio delle riprese, inizialmente previsto per l’autunno dello stesso anno. Durante l’operazione, Troisi ebbe un infarto, ed i medici riuscirono a tenerlo in vita solo faticosamente; rimase in ospedale un mese e mezzo, e in questo periodo i medici gli consigliarono come migliore soluzione il trapianto. Coraggiosamente, Troisi decise di girare il film prima. Le riprese cominciarono nel marzo 1994 a Cinecittà, poi proseguirono prima a Salina e poi a Procida, l’isola che Troisi considerava in grado di suscitare «le emozioni giuste attraverso i suoi posti e la sua gente», per concludersi infine di nuovo a Cinecittà.

 

Il postino, nel quale il ruolo di Neruda è affidato a Philippe Noiret, è ambientato tra il 1951 e il 1952, periodo in cui Neruda visse in esilio in Italia, ma è ben poco fedele al romanzo di Skármeta, apportando molte modifiche alla storia e cambiando completamente il finale.

 

Le condizioni di Troisi peggiorarono giorno dopo giorno, al punto da costringerlo a farsi sostituire da una controfigura nelle scene più faticose.   In un’intervista, l’attore Renato Scarpa dichiarò che Troisi disse «questo film lo voglio fare con il mio cuore».

 

L’attore rivelò di amare particolarmente questa pellicola, al punto da considerarla parte della sua stessa vita. Per questa ragione e per l’accoglienza che gli era stata riservata dai procidani durante le riprese sull’isola, si impegnò a offrire il film in anteprima nazionale proprio in un locale di Procida; di questa proiezione non poté però essere spettatore, perché morì nel sonno poche ore dopo la fine delle riprese, il 4 giugno 1994, nella villa della sorella Annamaria a Roma, nel quartiere Infernetto, stroncato all’età di 41 anni da un attacco cardiaco conseguente all’ennesimo episodio di febbre reumatica.

 

Il funerale è stato celebrato nella chiesa di Sant’Antonio, il 6 giugno, a San Giorgio a Cremano, e le sue spoglie sono conservate nel locale cimitero insieme a quelle della madre e del padre.

 

 

********

 

ALCUNE BELLISSIME FOTO DI SAN GIORGIO AL CREMANO- NAPOLI

 

 

San Giorgio al Cremano è un comune di italiano di 41 500 abitanti (dati : 31 maggio 2026) della città metropolitana di Napoli in Campania.

 

Le sue numerose ville vesuviane settecentesche sono parte integrante del Miglio d’oro, il tratto di strada attraversante la città di San Giorgio fino a Torre Annunziata. Ai confini con il comune di Napoli e Portici si trova il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa.

VILLA VANNUCCHI O VILLA DELLE DELIZIE

 

*** LE FOTO SONO SFASATE, MA NON SONO RIUSCITA A FARE MEGLIO..
ho cercato di mettere delle altre foto più visibili.. scusate.

 

 


San Giorgio a Cremano
– 

Vista dall’alto di Villa Vannucchi

 

 


foto e testo dal FAI:

https://fondoambiente.it/luoghi/villa-vannucchi?ldc=

 

 

 

 

Villa Vannucchi, San Giorgio a Cremano

 

 

La dimora è una delle più imponenti della zona vesuviana, come dimostra il prospetto firmato da Donnamaria che prevede, in alternanza alle lesene corinzie, un doppio ordine di balconi dotati di ringhiere in ferro battuto e timpani curvi posti senza ornamenti davanti alle finestre del piano nobile. Completano il progetto architettonico della dimora la cappella dedicata all’Immacolata, una sagrestia, una sala della musica e una ex scuderia adibita a teatro. Il progetto per la nuova villa fu commissionato ad Antonio Donnamaria, un architetto di scuola vaccariana, che realizzò il prospetto su strada con una ritmata partitura di lesene giganti in stucco.

 

L’interno è caratterizzato da decorazioni in stucco rococò. Il prospetto posteriore, che si apre sul magnifico giardino all’italiana progettato da Pompeo Schiantarelli nel 1783, è costituito da una serie di arcate, logge e porticati. Il giardino all’italiana di Schiantarelli, la cui vastità è pari al bosco di Portici, è caratterizzato, come si legge anche nella pianta Carafa, da un lungo viale che parte da una quinta ad esedra posta in fondo al cortile e giunge ad una fontana monumentale posta al centro e formata da quattro vasche laterali disposte simmetricamente in diagonale. Da qui si dipanano a “raggiera” quattordici viali che tagliano il giardino per esteso fino al limite della proprietà. Nel giardino sono conservati ancora oggi esemplari di alberi di canfora, pini, lecci, palme, magnolie, datteri, cedri, mimose e albicocchi. La villa, denominata pure “Villa e delizie dei d’Aquino detti di Caramanico” divenne un luogo di riferimento per la nobiltà napoletana ai tempi di Gioacchino Murat.

 

 

 

FAI

 

 

 

VILLA VANNUCCHI: Tutto quello che c'è da sapere (2026)

 

 

 

 

FAI

 

 

Villa Vannucchi, imbrattate pareti della dimora del '700 - Notizie - Ansa.it

 

 

 

FAI

 

 

Dimora Vannucchi, San Giorgio a Cremano (prezzi aggiornati per il 2027)

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DANIELA BORGHI– Sanremo, Marco Travaglio debutta all’Ariston. “Cornuti e contenti”, satira e risate

 

 

trailer – 1.01 min. TEATRO VERDI- MONTECATINI TERME – 24/ 07/ 2026

 

 

Marco Travaglio

Marco Travaglio

 

LA STAMPA.IT / IMPERIA  3 NOVEMBRE 2026

https://www.lastampa.it/imperia-sanremo/2026/11/03/news/sanremo_marco_travaglio_debutta_
all_ariston_cornuti_e_contenti_satira_e_risate-15786005/

 

 

Per la prima volta al teatro Ariston, Marco Travaglio domani sera (alle 21) porta il suo recital-satirico “Cornuti e contenti” tra tentativi di scalate editoriali, manifestazioni in piazza, astensionismo e referendum. Tutto raccontato sul filo dell’indignazione e dell’ironia.«Mette in rilievo la ridicolaggine di un Paese che continua a tenere questa classe dirigente, intellettuale e giornalistica – spiega il direttore de “Il Fatto Quotidiano” – Personaggi che non si nascondono, non sono i maestri della truffa: sono facili da sgamare».

Per arrivare alla conclusione che, in tutto questo, «c’è una tendenza masochistica a farsi fregare». Travaglio invita a «selezionare i messaggi veritieri da quelli menzonieri perché in questo momento stiamo rischiando la guerra mondiale: non ci possiamo distrarre». Sarà l’occasione per fare il punto su cosa è in vendita e cosa no. «Siamo passati dalla razza “padrona”, da Agnelli, De Benedetti e Berlusconi a quella “padroncina” di Del Vecchio: bisogna prendere le misure».

Il suo spettacolo è un “manuale e di autodifesa”: «Mette in discussione noi cittadini lettori ed elettori: ho fatto tanti spettacoli su politici e giornalisti, questo è su di noi. Politici e giornalisti fanno quello che l’elettorato e il lettorato lascia fare: se ti accorgi che il tuo giornale ti prende in giro perché continui a comprarlo? Se vai a sostenere sui social gente che ti prende in giro, e politici che lo fanno due, tre o quattro volte, allora sei cornuto e contento: godi a farti cornificare.

Tra gli esempi che faccio uno è Claudio Scajola, una leggenda per me, con tutto quello che ha combinato: ne basterebbe una sola delle tante, dalla casa a sua insaputa al volo ad personam Roma-Albenga. In un altro Paese segnerebbe la fine della sua carriera politica». Poi, gli astensionisti: «Quelli che, credendo di fare un dispetto a questi signori, si astengono: bella mossa. Il risultato è che vanno a votare solo quelli che devono andare votare, cioè il voto di scambio controllato, a pacchetti, che non cambierà mai le cose. Quando qualcuno smette di astenersi e va a votare, come i palestinesi che lo hanno fatto per la prima volta in Israele, le cose cambiano: 19 seggi su 120. Li hanno raddoppiati. Adesso devono fare i conti con loro. Finalmente contano. Non è vero che il nostro voto inutile: è quello che vogliono farci credere. Andarci cambia eccome le cose».

Il messaggio finale? «Cominciare a smettere di dare la colpa sempre agli altri e domandarci cosa abbiamo fatto noi. Non siamo completamente impotenti. Le manifestazioni cambiano i comportamenti dei governi. Trump ha bloccato lo sterminio a Gaza fermando il suo amico Netanyahu perché aveva le piazze piene e le università in subbuglio: non poteva governare. Ben vengano le manifestazioni in piazza: mi meraviglio che siamo arrivati così tardi a protestare».

 

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ANSA.IT WASHINGTON, 4 NOVEMBRE 2026 / h 9.24 :: Midterm: lo tsunami blu travolge l’America di Trump, i democratici conquistano il Congresso –

 

 

Midterm: lo tsunami blu travolge l’America di Trump, i democratici conquistano il Congresso – LIVEBLOG

WASHINGTON, 04 novembre 2026, 09:24

Redazione ANSA

Il tycoon: ‘Accetto il voto’. Ma poi posta il cappello ‘Mr Veto’. I democratici hanno raggiunto quota 218 seggi alla Camera. Obama celebra la vittoria: ‘Gli americani vogliono leader che offrono soluzioni’

Elezioni midterm negli Usa 2026

 

 

Talarico : ” Abbiamo sconfitto Golia. Il Texas appartiene al popolo “

video, 0.54 min.

https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2026/11/04/midterm-talarico-fa-la-storia-in-texas-primo-senatore-dem-dal-1988_674b8685-cdbe-45a9-97a7-6d4cf98223e8.html

 

 

Il dem Hamilton vince un seggio al Senato in Kansas, prima volta dal 1932

 

La mappa del voto in America e i numeri delle midterm

Si rinnovano l’intera Camera e 35 senatori. Ma anche governatori e referendum

 

NOTA :

 LE ELEZIONI LOCALI. Nell’election day del 3 novembre gli americani di 36 Stati Usa sono chiamati ad eleggere anche il loro governatore. Fra le corse più importanti, quella per la successione di Gavin Newsom alla guida della California, e quella per il Texas fra il repubblicano Greg Abbott e la democratica Gina Hinojosa.

* UNA VALANGA DI REFERENDUM. Gli elettori di 40 Stati sono chiamati a votare anche su un totale di 145 quesiti referendari statali, ben 15 in Louisiana e 14 in California e Colorado. I quesiti vanno dalla tutela del diritto all’aborto alla regolamentazione sui minori transgender, dalla tassa sui Paperoni fino al divieto del foie gras a Washing e Denver.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/speciali/usa-midterm-2026/2026/11/01/la-mappa-del-voto-in-america-e-i-numeri-delle-midterm_2a4c82a9-7f03-4f9e-9f25-ce430e14b0d4.html

 

 

La mappa del voto in America e i numeri delle midterm

Si rinnovano l’intera Camera e 35 senatori. Ma anche governatori e referendum

 

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ALISHER KUSHAKOV ( 1988- Uzbekistan ) un pittore e grafico– — Scegliete il vostro abbraccio

 

 

 

 

 

File:Uzbekistan, administrative divisions - de - colored.svg
cartina politica dell’‘Uzbekistan- La città di Jizzax ( dove nasce il nostro artista ) si trova a nord-est di Samarcanda in un parte arancio chiaro– Wikipedia

 

‘Uzbekistan- capitale è Tashkent  / WIKIPEDIA 

 

 

 

Alisher Kushakov è un artista uzbeko nato nel 1988 nella città di Jizzakh ( 1 al fondo ). Lavora principalmente nel campo della pittura, dove sperimenta i suoi materiali e mezzi, oltre alle tradizionali tecniche pittoriche. Formatosi come pittore e come grafico, Kushakov tratta i suoi soggetti in modo libero e magistrale.

 

 

 

 

 

 

 

Alisher Kushakov, Объятия. Hug. 2. | Art painting, Illustration art, Romantic art

 

 

 

 

 

 

 

 

J. - HUGS IN ART alisher kush (via behance) / alisher...

 

 

 

 

 

kiosk of democracy - kiosk der demokratie: HUG.Объятия. - ALISHER KUSHAKOV - RUSSIA

 

 

 

 

470 отметок «Нравится», 5 комментариев — Alisher Kushakov (@alisherik) в Instagram: «Hug»

 

 

 

 

Alisher Kush :: Behance

 

 

 

 

DA QUI :
https://x.com/worldfarah10/status/1260241102491303938/photo/2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1)

Jizzax ( Djizzakh, Djizak e Джизак)   è una città uzbeca capoluogo dell’omonima regione, a nord ovest di Samarcanda.

Il toponimo Jizzax, deriva dalla parola sogdiana per “fortino” e la città attuale è costruita sul sito di un’antica città sogdiana, che apparteneva alla regione iranica di Ushrusana.

Dopo la conquista araba della Sogdiana, Jizzax servì come città sede di mercato tra i predoni nomadi e gli agricoltori stanziali, gli arabi costruirono una serie di rabat (fortini), i quali ospitavano dei guerrieri ghazi preposti alla protezione della popolazione. I fortini vennero successivamente usati anche nel XIX secolo dall’Emirato di Bukhara contro il quale si scontrò il generale russo Chernaiev, soprannominato il “Leone di Taskent”; Chernaiev fallì la prima volta che cercò di espugnare Jizzax, ma ebbe successo al secondo tentativo, perdendo solo sei uomini, contro i 6000 caduti da parte dei difensori. Alla fine della battaglia la città vecchia venne in gran parte distrutta, gli abitanti sopravvissuti furono scacciati e al loro posto vennero insediati coloni russi.

Nel 1916, Jizzax fu il centro di una rivolta anti-russa, che venne rapidamente repressa; l’anno dopo venne alla luce Sharof Rashidov, futuro segretario del partito comunista uzbeko, che ebbe un ruolo fondamentale nella gestione amministrativa della città.

Jizzax al giorno d’oggi è una tranquilla cittadina di 126 400 abitanti ( dati, 1999 ) nella quale è rimasto poco o nulla dell’era prerivoluzionaria.

La città ospita due università, con un totale di circa 7000 studenti ed è sede di una squadra calcistica, la Sogdiana Jizzax, che ha militato nella Oliy Liga, massima serie del campionato uzbeco.

 

segue qualche immagine da: COMMONS.WIKIMEDIA.ORG
https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Jizzax?uselang=it#/media/File:Hamid_Olimjon_va_Zulfiya_muzeyi_ko%CA%BBrinishi.jpg

 

 

 

 

 

File:Hamid Olimjon va Zulfiya muzeyi.jpg

 

Hamid Olimjon va Zulfiya muzeyi– Il Museo di Hamid Olimjon e Zulfiya si trova all’interno della storica madrassa “Xoʻja Nuriddin”

nella città di Jizzakh (in Uzbekistan).
Visola Tangirova – Opera propria

 

 

UN’ALTRA INQUADRATURA DELLA STESSA FOTO:

 

File:Hamid Olimjon va Zulfiya muzeyi (72184).jpg

 

https://ru.wikipedia.org/wiki/%D0%A4%D0%B0%D0%B9%D0%BB:Hamid_Olimjon_va_Zulfiya_muzeyi_(72184).jpg

 

 

 

UN DETTAGLIO DEL MONUMENTO ALL’UCCELLO HUMO

Il monumento più imponente di Jizzakh, situato sulla cima di una collina. Date il benvenuto al possente e mistico uccello eroe, Humo. Per favore, sistemate quella piastrella mancante.

 

 

L’intero monumento che, ammetto, non mi affascina.. speravo di cavarmela con un dettaglio, ma..

 

DAL BLOGGER:
https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj-dOpoBWSfqkWC7z5oY5TJQMDtcNRHZUEC86rV4zAu_zOCYAFgv6XzHank6TRSknkRl1Jf2cuwsUQsF8B6I8ALC3tBKZDx7TyqJ9mUxEs4NiJU7XemXu8a2nD1SCazcWLoa

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Walter Frederick Roope Tyndale RI ( 1855–1943 ) è stato un acquerellista britannico di paesaggi, architettura e scene di strada, illustratore di libri e scrittore di viaggi.

 

 

 

Camogli', c1910, . From An Artist in the Riviera by Walter Tyndale, R.I. [Hutchinson & Co, London, 1912] Artist Walter Frederick Roofe Tyndale.

‘Camogli’, c1910, (1912)

la foto sopra come le altre sono da:

GETTY IMAGES- PRINT COLLECTOR

 

 

 

'Portofino', c1910, (1912)

‘Portofino’, c1910, (1912)

 

 

 

 

At S Michele, Rapallo', c1910, (1912)

San Michele di Pagana – Rapallo

 

 

 

 

'The Harbour at Camogli', c1910, (1912)

Camogli, il Porto- c1910, (1912)

 

 

 

 

'La Piazza, Sestri Levante', c1910, (1912)

La Piazza di Sestri Levante – c1910, (1912)

 

 

 

'Entrance to the Villa Centurione, S Margherita Ligure', c1910, (1912)

Villa Centurione Santa Margherita- c 1910, (1912)

 

 

 

 

'La Rocca, San Remo', c1910, (1912)

La Rocca, Sanremo –   c1910, (1912)

 

 

 

 

'Flower Stall in Mentone Market', c1910, (1912)

Il Mercato dei fiori  Mentone  – c1910, (1912)

 

 

 

 

'Vicolo della Providenza, San Remo', c1910, (1912)

Vicolo della Provvidenza a Sanremo – c1910, (1912)

 

 

 

 

Pont St Louis', c1910, (1912)

Ponte San Luigi – c1910, (1912)

 

 

 

 

'The Blessing of the Houses', c1910, (1912)

La benedizione delle case a Sanremo — c1910, (1912)

 

 

 

 

'Albenga from the Centa', c1910, (1912)

Albenga da Centa — c1910, (1912)

 

 

 

 

'Noli', c1910, (1912)

Noli -Piemonte / Alessandria  -c1910, (1912 )

 

 

 

 

'The Romanesque Church at Albenga', c1910, (1912)
Romanico ad Albenga –c1910, (1912 )

 

 

S Margherita Ligure', c1910, (1912)

Santa Margherita Ligure — c1910, (1912 )

 

 

 

'La Penisola, Sestri Levante', c1910, (1912)

Sestri Levante –c1910, (1912 )

 

 

 

Piazza Mazzini, S Margherita', c1910, (1912)

Piazza Mazzini, Santa Margherita

 

 

 

 

https://www.amazon.it/artista-Riviera-Walter-Tyndale/dp/B007QEYAVI

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  1. rigida- 41.70 euro
  2.  flessibile – 49.77
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‘ Petits divertissements ‘ dalla raccolta “Insieme” di Chiara- Anni ’90

 

 

1.  1

 

– Mamma, ti davo i calci quado stavo nella tua pancina?

– Sì. Del resto me li dai anche adesso.

– Ma non mi accorgo.

– Sicura che proprio non ti accorgi?

– Mamma, sei bella.

– Tu sei bella. Bella impossibile.

( silenzio)

 

– Non c’è bisogno che mi stacchi il naso per abbracciarmi. Ahi! Adesso c’è rimasto un buco. Piangerò.

-Tu non sai piagere.

– E’ vero, ma imparerò. Con te imparerò.

(pausa)

– Mamma, io sono piagnona?

– Be’ un po’, ma poco. Io alla tua età non potevo leggere perché alla minima cosa piangevo. Sai, in casa circolavano libri come “In famiglia “Senza famiglia”. Io non ero né in una condizione né nell’altra…così piangevo per tutti e due!

– Mamma, parli così seria e io mi sento male di quello che dici…Adesso sei triste?

– Ora non più perché ho te e papà,  tutti insieme siamo riusciti a fare proprio una bella famiglia, insieme stiamo bene, insieme giochiamo e ci divertiamo…Se tu non tentassi sempre di azzopparmi…!

– La nonna è zoppa.

– Sì. Forse per questo ho usato questa espressione. Ma tu non ti limiti ai piedi e alle gambe…come ti giri mi arriva almeno un gomito in un occhio!

– Oh mamma, è così divertente, e poi te l’ho detto, non lo faccio apposta.

– Sì che lo fai apposta…quando si ripete sempre la stessa cosa e c’è uno che predica predica e non cambia niente…c’è un proposito ben preciso.
Tu mi vuoi male.

– Mamma, non dirlo io ti adoro.

– Si lo so, e forse è proprio per questo. Anch’io ti adoro. Ma non stiamo comodi su questa altalena, dobbiamo scendere.

O forse per noi due, “insieme” sarà sempre così?

 

qui, Francesca ha 6 mesi e siamo ancora a San Paulo, la foto è assai rovinata,
ma è una delle poche, tra quelle sottomano,  in cui mi sorride così affettuosamente allegra, e voglio poter pensare che in questo nostro dialogo – avvenuto così  come scritto – lei avesse la stessa allegria affettuosa che ha in questa foto.
Nel dialogo era alle elementari. In casa nostra a Milano, mia mamma aveva voluto una camera per sé, per poter venire quando voleva– in questo grande letto, che aveva un copriletto rosa, a  volte nel pomeriggio ci mettevano lei ed io a ciacolare .. il papà era nello studio/sala a dipingere e noi stavamo lì.

 

 

 

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I MALATI FAMOSI SI / CI RACCONTANO…KAY JAMISON

 

 

 

Kay Redfield Jamison– foto dal suo Facebook / link  – 25 marzo 2021

 

KAY REDFIELD JAMISON (nasce nel 1946)

 

Una mente inquieta - Kay Redfield Jamison - copertina

 

“Una mente inquieta” di Kay  Redfield Jamison,
prefazione di Athanasio Koukopoulos, ed. CDE ( su licenza Longanesi 1996 ). Edizione americana 1995.


Elena Maria Campominosi (Traduttore)
TEA, 2020

 

 

 

 

Ci sono molte pazienti famose, il femminile è un lapsus, ma sono soprattutto donne, le malate mentali o ex malate, che hanno sentito il bisogno di raccogliersi in sé, per capire cosa succedeva in loro, prima di tutto, ma anche di comunicare o “mettere in comune” il loro cammino. E’ l’unico modo che uno ha, in questa situazione, di sentire che non ha buttato via la propria vita: “testimoniare che anche lui, nella sua diversità, fa parte dell’umano: ha diritto e dignità alla vita come gli altri”.

Oggi, poi ( e il mio blog è tra questi, anche se non vorrei ), è diventata una moda raccontare la propria malattia mentale: forse, se sono resoconti brevi e piacevoli, un po’ “stranetti”, magari, diciamo “tipo pazzo” (perché dei veri pazzi nessuno vuol leggere), gli editori li accettano volentieri perché si vendono (mai come in questa nostra civiltà odierna, “piatta come una tavola piatta”, si è sentito il bisogno di una “romantica pazzia”, diciamo tutta fiori e merletti e un po’ di spleen a lieto fine.  Tra quelli letti da me, o intraletti, pubblicati di recente, serenamente direi che non tutti hanno la stessa autenticità.

Le schede di pazienti famosi che abbiamo per ora pronte sono tutte della prof. Donatella D’Imporzano, letterata e scrittrice. Le ho chiesto di far parlare il più possibile l’autrice: le pagine che trovate dopo il periodo citato, si riferiscono al brano dell’edizione CDE. Spero che non cambino nella Tea. Le sottolineature sono di Chiara.

 

 

Inizio dalla ex malata mentale più nota in Italia e forse nel mondo: Kay Jamison- E’ stata chiamata in Italia a fare una conferenza la prima volta dal Prof. Placidi, cattedratico a Firenze. Oltre ad aver raccontato la sua storia, Kay, secondo noi, è una persona con cui vale entrare in contatto.

 

L’autrice, Kay Redfield Jamison, è docente di psichiatria alla prestigiosa Johns Hopkins University School of medicine di Baltimora. E’ considerata uno dei maggiori esperti nel mondo della malattia bipolare. Ha scritto moltissimo tra libri e articoli, ha ricevuto numerosissimi premi…ma noi ci limitiamo a citare le sue opere maggiori, alcune reperibili sia in libreria che online.

 

****

Libri e traduzione italiana

Manic-Depressive Illness (con F. K. Goodwin) o Trattato sulla malattia maniaco- depressiva (1990), non mi pare tradotto.

An Unquiet Mind (1995) (autobiography), in italiano “Una mente inquieta” pubblicato nel ’96 da Longanesi. Vedi sopra la copertina

 

Toccato dal fuoco - Kay Redfield Jamison - copertina

TEA, 2004

 

Touched with Fire: Manic-Depressive Illness and the Artistic Temperament (1993), pubblicato in italiano nel ’94 col titolo “Toccati dal fuoco”, include uno studio specifico su Lord Byron. TEA ed.
** questo libro, se amate diari di letterati famosi, pittori ed altri è il vostro libro : le sue interpretazioni si basano su tante citazioni degli autori. Potete leggere solo lettere o i diari degli autori.

Rapida scende la notte. Capire il suicidio

 

Amazon  — dove trovate anche gli altri libri tradotti

 

Night Falls fast: Understanding Suicide (1999) tradotto in italiano letteralmente: “Rapida scende la notte. Capire il suicidio. TEA ed. ; disponibile in libreria e on line.

Exuberance: The passion for life (2004), non tradotto che io sappia.

La sua storia d’amore con il marito (morto nel 2002), lo psichiatra Richard Wyatt, specializzato in schizofrenia, è raccontata in Nothing Was the Same (2009) cioè “Niente fu più come prima”, non tradotto.

****

 

Ecco la sua voce:

 

“… divenni, per necessità e per inclinazione intellettuale, una studiosa dell’umore. E’ stato l’unico modo che conosco per comprendere e accettare la mia malattia, e anche per cercare di migliorare la vita di altre persone affette da disturbi dell’umore. La malattia che in diverse occasioni mi ha quasi ucciso, uccide ogni anno decine di migliaia di persone: la maggior parte è giovane, la maggior parte muore inutilmente e molti sono tra gli individui più creativi e dotati.

 

I cinesi credono che per poter sopraffare una bestia la si debba prima rendere bellissima. In un certo senso è ciò che ho cercato di fare con la malattia maniaco-depressiva. Benché mortale, essa è stata una compagna e una nemica affascinante di cui ho scoperto la complessità seducente, un distillato di quanto di meglio e di più pericoloso esiste nella nostra natura. Per combatterla ho dovuto prima conoscerne tutti gli umori e gli infiniti travestimenti, e comprenderne i poteri reali e presunti…” pag . 18-19

 

“ Per me gli anni lunghi e importanti dell’infanzia e della prima adolescenza furono in gran parte molto felici e mi diedero una solida base di affetto, di amicizia e di fiducia in me stessa. Sarebbero divenuti un talismano potentissimo, una forza vigorosa e positiva da contrapporre all’infelicità futura…. Per quanto profondamente si radicasse nella mia mente e nel mio spirito, l’oscurità mi sembrò quasi sempre una forza esteriore in lotta con il mio io normale.” Pag. 28

 

A proposito di un’autopsia a cui deve assistere e di cui è orrorizzata: “… la curiosità divenne una forza trainante di per se’. Mi concentrai sulle domande e non vidi più il cadavere. Come mille altre volte in seguito, la mia indole e la curiosità mi avevano condotto in luoghi che a livello emotivo non ero del tutto in grado di affrontare, ma quella stessa curiosità e il lato scientifico della mia mente avevano prodotto un distacco e una struttura sufficienti a consentirmi di manovrare, deviare, riflettere e andare oltre.” Pag.35

 

Un importante cambiamento d’ambiente (il padre lascia l’aeronautica- stavano a Washington- e accetta un lavoro come scienziato in California) le provoca nell’adolescenza i primi disagi. Anche il padre comincia a presentare gravi squilibri psichici. Pagg. 42 e segg.

 

Primo attacco della malattia avviene nell’ultimo anno delle superiori: prima leggera ondata maniacale e poi crisi: “ leggevo e rileggevo lo stesso passaggio e mi rendevo conto di non ricordare nulla di ciò che avevo appena letto” pag. 49

 

“ Ogni giorno mi svegliavo stanchissima, una sensazione estranea al mio io normale come la noia o l’indifferenza per la vita. Quelle vennero subito dopo. E poi una fissazione grigia e desolante per la morte, il morire, il decadimento: tutto era nato per morire, meglio morire subito e risparmiarsi la sofferenza dell’attesa” pag. 50

 

“Andare a lezione, quando ci andavo, era inutile. Una sofferenza inutile. Capivo pochissimo e mi sembrava che solo la morte potesse liberarmi dal soverchiante senso di inadeguatezza e di oscurità  che mi circondava… La mia mente saltava da un argomento all’altro,…veniva inondata da immagini e da suoni orribili di putrefazione e di morte….” Pag.55

 

Un professore di psicologia (teoria della  personalità), quando l’autrice è matricola, di fronte a delle sue interpretazioni originali del test di Rorschach, le definisce creative, mentre altri sicuramente le avrebbero definite psicotiche.

L’autrice dice:”… fu la mia prima lezione sulla valutazione dei confini complessi e permeabili tra pensiero originale e pensiero anormale, e gli sono profondamente debitrice per la tolleranza intellettuale che conferì una sfumatura positiva anziché patologica a ciò che avevo scritto… d’un tratto mi resi conto che finalmente mi trovavo nella situazione in cui qualcuno rispettava il mio spirito di indipendenza “. Pag. 57

 

Come accade a molte persone che soffrono di depressione, l’autrice quando è ancora studentessa, diffida degli antidepressivi, attribuendo le cause dei suoi sbalzi d’umore a motivi esistenziali più complessi. Pag 64

 

“… comune nei primi anni della malattia maniaco-depressiva, è una tregua ingannevole nell’andamento ricorrente che il disturbo finisce per assumere se non viene curato.” E’ quello che in termini tecnici si chiama remissione. Pag. 66

 

Benché all’università in psicopatologia insegnino a fare una diagnosi, la sua mente non stabilisce nessun legame tra i problemi comportamentali che aveva avuto e ciò che i libri di testo chiamavano malattia maniaco-depressiva. Si accorge però di essere più a proprio agio dei colleghi nel trattare i pazienti psicotici. Pag. 68

 

L’autrice, pur riconoscendo di avere dissentito negli anni dagli psicanalisti e in modo particolare da quelli che si oppongono alla terapia farmacologia dei disturbi dell’umore, ha trovato di valore inestimabile l’importanza che la sua iniziale formazione in psicoterapia attribuiva ad alcuni aspetti del  pensiero psicanalitico. L’autrice definisce inutile ed arbitraria la distinzione tra psichiatria “biologica”, che pone l’accento sulle cause e sulle cure mediche delle malattie mentali, e psicologie “ dinamiche”, più attente ai problemi relativi al primo sviluppo, alla struttura della personalità, ai conflitti e alle motivazioni, al pensiero inconscio. Pag. 69

 

“ La maggior parte delle mie conoscenze deriva dal gran numero e dalla varietà di pazienti che ho esaminato e curato negli anni di tirocinio prima di ottenere il dottorato”. Pag. 70

 

“Questo genere di follia provoca una sofferenza, un’euforia, una solitudine e un terrore particolare. Quando sei su di giri è fantastico….. ma a un certo punto tutto cambia… una confusione travolgente prende il posto della chiarezza. La memoria se ne va….sei irritabile. Arrabbiata, spaventata, fuori controllo e completamente intrappolata negli antri più neri della mente. Non sapevi che quegli antri esistessero. E non finirà mai, perché la follia scolpisce la sua propria realtà” pag. 75

 

“Non mi ritrovai pazza da un giorno all’altro… mi resi gradualmente conto che la mia vita e la mia mente andavano sempre più veloci, fino a girare all’impazzata completamente fuori controllo….lavoravo moltissimo e, ripensandoci, dormivo molto poco. La diminuzione del sonno è al tempo stesso un sintomo e una causa della mania…” pag.77

 

“La mia mente cominciava ad arrancare per star dietro a se stessa, i pensieri si susseguivano così veloci da intersecarsi l’uno con l’altro a ogni angolazione possibile. Nell’autostrada del mio cervello si stava verificando un tamponamento a catena di neuroni, e più cercavo di rallentare il pensiero più mi rendevo conto di non poterlo fare… Ero sempre più irrequieta, irritabile e desideravo una vita eccitante; tutto a un tratto mi ribellavo proprio a ciò che amavo di più in mio marito: la sua gentilezza, il suo equilibrio, il suo calore e il suo amore. Mi protesi d’impulso verso una vita nuova…” pag. 79-81

 

Uno degli aspetti della malattia è l’impulso irrefrenabile a comprare: pag.81-82

 

“I suoni in generale e la musica in particolare mi davano sensazioni intense… Dapprima percepivo ogni singola nota, poi le sentivo tutte insieme e poi ciascuna e tutte assumevano una bellezza e una limpidezza penetrante. Mi sembrava di essere nella buca dell’orchestra; ben presto l’intensità e la tristezza della musica classica divenivano insopportabili…

 

Lentamente l’oscurità si insinuò nella mente e presto persi completamente il controllo… Una sera, mentre ero in salotto a osservare il tramonto rosso sangue diffondersi all’orizzonte sull’oceano Pacifico, ebbi d’un tratto una strana sensazione di luce in fondo agli occhi, e quasi subito nella mia testa vidi un’enorme centrifuga nera. Notai una figura alta, in un abito lungo da sera avvicinarsi alla centrifuga con in mano una provetta grande come un vaso e piena di sangue. Quando la figura si voltò vidi con orrore che ero io…..”  pag .87

 

“Le mie allucinazioni si focalizzarono sulla morte lenta e dolorosa delle piante verdi: pianta dopo pianta, stelo dopo stelo, foglia dopo foglia morivano tutte, e io non potevo fare nulla per salvarle. Le loro grida erano cacofoniche. Le mie visioni erano sempre più nere e catastrofiche”.  Pag.89

 

“…se hai avuto le stelle ai tuoi piedi e gli anelli dei pianeti tra le mani, se eri abituata a dormire quattro o cinque ore per notte e adesso ne dormi otto, se potevi stare alzata tutta la notte per settimane e mesi di fila e non ci riesci più, abituarsi è difficile come adattarsi a un orario d’ufficio che, pur essendo comodo per molti, per te è nuovo, restrittivo, in apparenza meno produttivo e dannatamente meno inebriante…”   pag.98

 

“ Quando mi sentivo di nuovo bene non desideravo più prendere la medicina (nota: il litio) né ero incentivata a farlo. Non avevo mai voluto prenderla, non riuscivo ad abituarmi agli effetti collaterali, mi mancavano i miei alti, e quando mi sentivo di nuovo normale era facilissimo negare che soffrivo di una malattia ricorrente. Ero convinta di essere un’eccezione rispetto a tutti gli studi di ricerca, dai quali risulta che la malattia maniaco-depressiva ritorna, spesso in forma più grave e con maggiore frequenza” pag. 105-106

 

“La mania delirante è molte cose, tutte indicibilmente orribili”  pag. 110

 

“La morbosità della mia mente era sbalorditiva: la Morte e i suoi simili erano compagni sempre presenti. Vedevo Morte dappertutto, con gli occhi della mente vedevo sudari, etichette da obitorio e sacchi per cadaveri. Tutto mi ricordava che ogni cosa finisce all’ossario…. E, sempre, ogni cosa mi costava fatica. Impiegavo ore a lavarmi i capelli, e poi rimanevo sfinita per ore; riempire il vassoio dei cubetti di ghiaccio era superiore alle mie forze, e a volte dormivo con gli stessi vestiti che avevo indossato durante il giorno perché ero troppo esausta per spogliarmi”. pag. 114-115  (crisi di depressione)

 

“Tanto i miei accessi maniacali quanto le mie depressioni avevano aspetti violenti. La violenza, soprattutto in una donna, non è qualcosa di cui si parla volentieri. Essere furiosamente fuori controllo, al punto di attaccare gli altri fisicamente, di gridare come una pazza con quanto fiato si ha in gola, di correre freneticamente senza meta né limite o di cercare di saltare da una macchina in corsa, è una condizione che spaventa se stessi e gli altri. Durante i miei accessi di furia maniacale ho fatto tutte queste cose, alcune delle quali più volte… Mi hanno immobilizzato con la forza bruta, sbattuto a calci per terra a pancia in giù con le mani bloccate dietro la schiena e somministrato farmaci contro la mia volontà”. pag. 123

 

La malattia maniaco- depressiva può uccidere e donare la vita. Il fuoco, per sua natura, crea e distrugge.

Ha scritto Dylan Thomas:


“La forza che attraverso la verde miccia sospinge il fiore
Sospinge la mia verde età;
quella che spacca le radici agli alberi
E’ la mia distruttrice” –
“Poesie”, Guanda, Milano, 1976, p. 15

 

La mania è una forza che spinge e distrugge: è un fuoco nel sangue”. pag. 126

 

“ Robert Lowell… ebbe il buon senso di non credere in una dose dovuta di felicità: se vediamo una luce in fondo al tunnel, disse, sarà la luce di un treno in arrivo”. pag. 141

 

“ E’ la storia delle nostre gentilezze che, da sola, rende tollerabile questo mondo. Se non fosse per questo, per l’effetto di una parola gentile, di uno sguardo gentile, di una lettera gentile… sarei incline a considerare la nostra vita uno scherzo di pessimo gusto”

citazione da Robert Louis Stevenson, pag. 147

 

“Il dolore è molto diverso dalla depressione: è triste, è orribile, ma non è senza speranza”. pag. 151

 

“ E’ vero che nei giorni e nelle settimane in cui si vola alti si conclude moltissimo, ma è altrettanto vero che si concepiscono progetti nuovi e si prendono nuovi impegni che poi devono essere portati a termine durante i periodi di grigiore”. Pag.167

 

“Compresi tardi che il caos e l’intensità non sono sostituti dell’ amore duraturo né sono necessariamente un miglioramento della vita reale “. pag. 167-168

 

“ Non è una malattia che si presta alla simpatia. Quando la mia inquietudine e la mia prostrazione diventano collera o violenza o psicosi… gli altri trovano difficile considerarmi malata invece che testarda, arrabbiata, irragionevole o semplicemente insopportabile”. pag. 171

 

“Pur se non è una cura, l’amore agisce senz’altro come un farmaco potente. Come ha scritto John Donne,  forse non è astratto e puro come uno può aver creduto e desiderato, ma non si arrende e cresce…”. pag. 172

 

“Le manie più leggere sono una promessa, per un po’ mantenuta, di primavera durante l’inverno e di energia straordinaria. Ma alla fredda luce del giorno, la realtà e la capacità di devastazione della malattia ridestata tendono ad affievolire la suggestione di quei momenti dolci, intensi e malinconici che si ricordano in modo tanto selettivo”. pag. 204- 205

 

“Sotto quelle stelle” ha detto Melville,” c’è un universo di mostri luccicanti”. pag. 206

 

“Ciascuno di noi dentro di sé innalza un frangiflutti per difendersi dalle tristezze della vita e dalle forze spesso schiaccianti che abitano la mente. Comunque lo facciamo- attraverso l’amore, la famiglia, la fede, gli amici, il rifiuto, l’alcol, la droga o i farmaci-, costruiamo quei muri pietra su pietra per tutta la vita…. Per me, con la mia mente e i miei umori, i farmaci costituiscono un elemento indispensabile del muro; senza di essi sarei sempre in balia dei flutti travolgenti del mare della mente; senza dubbio ormai sarei morta o pazza.

 

Ma la parte più straordinaria del mio frangiflutti è l’amore, che mi aiuta a chiudere fuori il terrore e l’orrore, consentendo allo stesso tempo alla vita, alla bellezza e alla vitalità di  entrare. Quando ho pensato di scrivere questo libro, l’ho concepito come un libro sull’umore e su una malattia dell’umore nel contesto della vita di una persona. Così come l’ho scritto, invece, è diventato anche un libro sull’amore: l’amore che sostiene, che rinnova e che protegge… In modo inspiegabile e salvifico, è stato un mantello e una luce per le stagioni fredde e i tempi bui”. pag. 207

 

“ Penso che la malattia mi abbia costretto a mettere alla prova i limiti della mia mente (che resiste, pur se è carente) e quelli della mia educazione, della mia famiglia, della mia cultura e dei miei amici.

Le innumerevoli ipomanie, e le manie stesse, hanno introdotto nella mia vita una diversa intensità di percezione, di emozione e di pensiero. Anche nei peggiori momenti di psicosi, di mania, di delirio e di allucinazione mi rendevo conto di scoprire nuovi angoli della mia mente e del mio cuore. Alcuni tanto incredibili e belli da togliermi il respiro e farmi sentire che se fossi morta in quell’istante quelle visioni mi avrebbero accolto. Altri tanto grotteschi e brutti che non avrei mai voluto conoscerne l’esistenza né vederli di nuovo: ma sempre, c’erano angoli nuovi, e quando  mi sento me stessa, cosa di cui sono debitrice ai farmaci e all’amore, non riesco ad immaginare di essere stanca della vita proprio perché so che esistono quegli angoli infiniti dalla prospettiva sconfinata”. pag. 211

 

 

  1. nemo scrive:

    “”” ….la terapia psicoanalitica è senz’ altro efficace per la correzione delle dinamiche emotivo-relazionali e per i processi di simbolizzazione a partire dai quali prendono forma le modalità della nostra vita. Accade però che ci siano vissuti di sofferenza o comunque di disagio dovuti alla nostra particolare visione del mondo: troppo angusta per disporre di strumenti sufficienti per relativizzare il dolore, o priva di risposte in ordine a quel vissuto, oggi sempre più diffuso, relativo alla insignificanza della propria esistenza che non riesce a reperire un senso e una ragione soddisfacente per vivere. [ … ] . Un tempo era la religione a offrire un senso all’ esistenza, oggi che le speranze ultraterrene si sono affievolite, cosa meglio della filosofia può inaugurare una riflessione in grado di reperire una risposta a questa incessante e dolorosa domanda di senso ? … “””
    ( Umberto Galimberti in D la Repubblica del 1° Ottobre 2011 )

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Vi segnalo un link che non ho ancora provato ma che mi sembra assai interessante, soprattutto per gli autori oltre per gli argomenti–

 

 

 

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MICHELE GIORGIO, Netanyahu ha perso ma Israele è lo stesso: l’idea di uno Stato solo per gli ebrei esige la diseguaglianza strutturale tra Ebrei e Palestinesi arabo-ebraici.

 

 

 

IL MANIFESTO  01 – NOVEMBRE – 2026
https://ilmanifesto.it/netanyahu-non-e-maggioranza-la-destra-si

 

Netanyahu ha perso ma Israele è lo stesso

 

 

foto di Michele Giorgio da il Facebook di Potere al Popolo, 2 settembre 2025

 

 

Mercoledì 28 ottobre 2026, a Gerusalemme, un uomo e una donna camminano accanto a un manifesto elettorale strappato raffigurante il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, all’indomani delle elezioni in Israele – Foto Ap

 

Non è cambiato nulla. È bene chiarirlo a chi in Italia sta presentando la perdita della maggioranza da parte della coalizione guidata da Benyamin Netanyahu e la grande affluenza alle urne degli elettori palestinesi, che ha prodotto il numero record di 19 deputati, come un’importante svolta politica e una profonda trasformazione negli orientamenti della società israeliana. È vero che il primo ministro non ha più la maggioranza e che potrebbe, è presto per dirlo, aver avuto fine la sua carriera di capo del governo.

 

Da qui a sostenere che Israele abbia voltato pagina tuttavia ce ne passa, se l’interesse non è solo auspicare un’alchimia politica volta a formare il nuovo esecutivo ma anche porre termine alla profonda ingiustizia che subiscono da decenni i palestinesi.

 

NON VA DIMENTICATO che nel territorio storico della Palestina che Israele controlla interamente dal 1967, i palestinesi in Israele, in Cisgiordania, a Gerusalemme est e a Gaza ormai sono più numerosi degli israeliani ebrei. Di poco oggi, molti di più in futuro. Nonostante ciò, vivono sotto occupazione militare e minacciati anche dai coloni in Cisgiordania, come cittadini di serie B in Israele e nella prigione a cielo aperto di Gaza trasformata in macerie dai bombardamenti. Altri cinque milioni dal 1948 sono profughi in campi in Siria, Libano e Giordania.

 

Il problema di una parte delle interpretazioni è innanzitutto metodologico. Si sommano i 53 seggi della coalizione di Netanyahu e li si confronta con i 67 attribuiti all’opposizione, includendo in quest’ultima anche i partiti arabi. Un’operazione aritmeticamente corretta, ma politicamente fuorviante.

 

Quei 67 seggi non rappresentano un blocco omogeneo, né tanto meno una maggioranza fondata su una comune visione dello Stato di Israele. La disponibilità dei partiti sionisti nell’opposizione a considerare una maggioranza di governo insieme ai rappresentanti dei cittadini palestinesi è vicina allo zero.

Non devono illudere le esortazioni a governare insieme di Yair Golan, leader del partito Democratici e neppure le poche migliaia di israeliani che, sollecitati dal gruppo Standing Together, ieri sera hanno manifestato a sostegno di un governo ebraico-arabo a Tel Aviv, Gerusalemme e altre località.

 

Come in passato con i governi laburisti e ancora meno oggi con la destra estrema religiosa al potere, i partiti arabi e i due milioni di cittadini palestinesi che rappresentano non sono riconosciuti come interlocutori legittimi. Israele è stato concepito e fondato dal movimento sionista per essere lo Stato del popolo ebraico non per essere ebraico-arabo, inclusivo e con i suoi cittadini tutti uguali. I cittadini arabi possono godere di diritti, ma non affermare che lo Stato appartenga anche a loro.

 

E devono restare ai margini, non rendersi visibili ed evitare di essere protagonisti. Lo evidenzia in questi giorni l’allerta di sicurezza scattato perché più arabo israeliani sono andati alle urne il 27 ottobre. Nella democrazia israeliana è normale che gli israeliani ebrei vadano in massa ai seggi, invece è sovversivo quando lo fanno gli arabi.

 

È UN ERRORE identificare l’intero schieramento anti-Netanyahu con una forza disponibile a valutare una soluzione politica giusta con i palestinesi. Vi siedono forze che appartengono a una tradizione nazionalista e di destra, alcune delle quali condividono con il Likud e con la destra estrema una parte sostanziale della loro visione. È il caso di Naftali Bennett, alla guida di B’Yachad (12 seggi), e di Avigdor Lieberman, a capo di Yisrael Beitenu (sette seggi).

Netanyahu è divisivo, nel corso degli anni ha avvelenato i suoi rapporti con Lieberman e Bennett, altrimenti potrebbe avere alla Knesset una maggioranza di 72 seggi.

 

Il nodo è la società israeliana. Secondo i dati del Jewish People Policy Institute
(1) un altro 33% degli ebrei israeliani si è spostato a destra negli ultimi anni.

Nel luglio 2026, il 41% si è detto favorevole alla ripresa dell’offensiva contro Gaza già devastata.

È questo il contesto nel quale si sono svolte le elezioni. Netanyahu non è un corpo estraneo, è l’espressione politica di una porzione ampia e trasversale della società.

 

(1)

da: https://policycommons.net/orgs/jewish-people-policy-planning-institute/

JPPI

Istituto di pianificazione politica del popolo ebraico

Fondato nel 2002, il Jewish People Policy Institute (JPPI) è un think tank indipendente di pianificazione strategica, costituito come società privata senza scopo di lucro in Israele. La missione dell’Istituto è garantire la prosperità del popolo ebraico e della civiltà ebraica attraverso un’attenta riflessione e pianificazione strategica su questioni di primaria importanza per l’ebraismo mondiale. Con sede a Gerusalemme, la visione del JPPI riguardo al popolo ebraico è globale e comprende gli aspetti delle principali comunità ebraiche, con Israele al centro.

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La parata di Halloween, New York ‘invasa’ da maschere e musica– ANSA.IT / VIDEOGALLERY – 1 NOVEMBRE 2026 — 10.06

 

 

 

 

VIDEO- 1.01 min.–apri qui

 

ANSA.IT / VIDEOGALLERY – 1 NOVEMBRE 2026 — 10.06

https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2026/11/01/la-parata-di-halloween-new-york-inavasa-da-maschere-e-musica_a41c541e-9d9a-446d-9d55-d2685becc6a8.html

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ADRIANO MAINI, PRIMA ZONA OPERATIVA LIGURIA. BLOGSPOT _ SABATO 31 OTTOBRE 2026

 

 

 

*** ti ringraziamo infinitamente caro Adriano, ci permetti di apprendere tante cose che noi non sappiamo o solo sentite dire, un abbraccio caro compagno. E’ davvero appassionante la nostra storia come la racconti tu !

 

Cenni di Storia della Resistenza nell’Imperiese (I^ Zona Liguria)

https://primazonaoperativaliguria.blogspot.com/2026/10/ed-i-
partigiani-attaccarono-la-sede.html?spref=fb&fbclid=IwY2xjawVS_XZleHRuA2FlbQIxMQBwZG9m
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sabato 31 ottobre 2026

 

Ed i partigiani attaccarono la sede della Brigata Nera di Sanremo

 

Apricale (IM)
Per l’assenza dei garibaldini in paese, il 20 di settembre [1944] brigatisti neri della formazione di A. Mangano puntano su Baiardo dove saccheggiano case, stalle e catturano una cinquantina di ostaggi che, condotti a San Remo, verranno in seguito rilasciati.
Il giorno stesso dell’attacco a Badalucco, altre formazioni nazifasciste compiono rastrellamenti nuovamente a Baiardo e a Pigna. Nel pomeriggio del 24 agenti armati in borghese avevano cercato di individuare le posizioni partigiane e istituito punti di segnalazione con bandiere colorate presso un’interruzione sulla strada di Perinaldo e su quella di Apricale, un chilometro da San Martino e sotto la strada mulattiera di San Romolo (fontana del Masco ad Aresaggio).
All’alba del 25 una formazione di una sessantina di Tedeschi, partita da Perinaldo, inizia l’azione. Lasciati una quindicina di uomini di retroguardia presso l’interruzione, si dirige nel bosco raggiungendo la fontana del Masco. Una seconda formazione di circa settanta fascisti, lasciato San Romolo e istituito un piccolo presidio presso la galleria, marcia verso il cimitero di Baiardo, mentre una terza, di quaranta uomini, per varie mulattiere da Apricale giunge presso la chiesa di San Vincenzo tra Berzi e Aresaggio. 
Tre colpi di pistola, sparati alle sette circa dal nucleo nemico fermo presso la predetta interruzione, segnano l’inizio dell’azione su Baiardo. La formazione ferma al cimitero si muove ed entra nella strada provinciale del paese mentre le altre, sulle mosse della prima, accerchiano Baiardo, istituendo posti di blocco a Berzi e in altre località per impedire tentativi di fuga di civili o di partigiani verso i boschi circostanti.
Il garibaldino Blancardi Martino rimase ferito ad una gamba. 
I partigiani, che erano stati avvisati dell’imminente azione nemica, avevano già abbandonato la località. Il camerata Mangano, segretario politico del Fascio di San Remo, che già ben sapeva dell’assenza dei partigiani, con la certezza che non si sarebbero accesi combattimenti conduce l’azione con tracotanza e stile fascista (1). Ordina ai suoi uomini, occupati in azioni stupide e odiose, di distruggere la casa che ricoverava i partigiani. Muore un partigiano sedicenne nativo di Vallebona, probabilmente di nome Loi, detto «Rebaudo». 
Nel pomeriggio, lasciando il paese sotto il fuoco di una pattuglia garibaldina, scrivono sui muri di una casa: «Siamo fascisti di San Remo. Partigiani, se avete del coraggio veniteci a trovare!». Pochi giorni dopo questa frase costerà a loro molto cara.
Il mattino del 25 altri nazifascisti tentano di assalire il presidio di Pigna tenuto dal 4° distaccamento della V brigata per impadronirsi del paese.
Dopo le prime avvisaglie sul ponte rotto, la principale delle due colonne nemiche, che presumibilmente aveva avuto l’incarico di investire frontalmente il presidio, assume formazione di combattimento sotto il fuoco garibaldino. Protetta dalla natura del terreno riesce a raggiungere le Casermette a un chilometro dall’abitato ove è costretta a sostare combattendo.
La seconda colonna, col compito di aggirare Pigna, costeggiando il monte Vetta all’altezza del torrente Nervia, riesce a raggiungere la zona del lago Pico all’estremità del paese. Sorpresa dal tiro sbagliato dei propri mortai, si dà a precipitosa fuga lasciando sul terreno armi e munizioni. Nella ritirata cade sotto il fuoco del distaccamento partigiano di Castelvittorio che causa ad essa la perdita di alcuni uomini (due uccisi e cinque feriti). Così, nel primo pomeriggio desiste dall’attacco e ritorna alla base conducendo via un partigiano sorpreso in un casolare.
Un gruppo di garibaldini del 4° distaccamento interrompe la strada militare proveniente da Rocchetta Nervina e Camporosso per un tratto di diciotto metri.
[NOTA]
(1) In settembre il Comando della V brigata, per esaltare il loro contributo dato alla Resistenza e spronarli alla lotta sempre più dura, lanciava agli eroici contadini di Baiardo sottoposti a frequenti puntate offensive e razzie nemiche il seguente manifesto:
“Concittadini di Baiardo,
Ormai l’idra fascista ha perduto le zampe.
Fatevi coraggio, da noi non sarete più abbandonati.
Qualunque vessazione vi verrà fatta dai vermi fascisti, senz’altro sarà punita severamente.
Pace agli oppressi e morte agli oppressori.
Noi non abbiamo paura della sbirraglia fascista e, soprattutto dei famosi Tedeschi invincibili. Ad essi abbiamo già dato qualche esemplare lezione.
Contadini! Oggi voi avete dimostrato di essere all’avanguardia del movimento di liberazione nazionale, che si è imposto in tutta l’Italia ancora invasa dai Tedeschi e infestata dai fascisti. Per l’ottanta per cento i distaccamenti partigiani sono costituiti dai vostri figli. E’ la vostra anima semplice e pura che ha saputo scegliere la via dell’onore e della redenzione della Patria. E per questa via i vostri figli hanno affrontato e affrontano gli indescrivibili sacrifici della lotta partigiana.
Dunque a voi contadini è riconosciuto l’alto onore di avere iniziato e sostenuto con tanto valore la lotta partigiana in Italia.
Continuate su questa strada e aiutate i partigiani!
Non portate prodotti agli avversari, sabotate i traditori fascisti e gli invasori Tedeschi. Non pagate tasse alla disonorata amministrazione fascista. Aiutateci a liquidare le spie vili.
L’ora della liberazione è ormai vicina. Siate uniti e solidali nella nostra lotta.
Viva l’Italia libera. Viva i contadini italiani…”
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da settembre a fine anno 1944. Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore – Farigliano, 1977, pp. 94-96
Sanremo (IM): Via Marsaglia– che bella foto ! ti ricordi cara Donatella che in quel vicolo forse era il ’68, c’era una pizzeria dove andavamo tra una manifestazione e l’altra e dove abbiamo mangiato- tra i tanti  – con Pietro Valpreda .. a cui tu hai anche rammendato i calzini !!
Una notte dell’ottobre 1944 la città di Sanremo fu messa a subbuglio da un infernale fuoco di fucileria e dallo scoppio di bombe a mano. Per buona parte della notte l’eco delle fucilate giunse ad intermittenza nei ricoveri antiaerei e nelle gallerie, dove la gente trascorreva ormai parte dei giorni e delle notti, sotto la minaccia dei continui bombardamenti aerei e navali. Quella notte si parlò di un attacco di paracadutisti alleati combinato con la discesa delle formazioni partigiane dalla montagna, e molti onesti cittadini si aspettavano, al levar del sole, di vedere sventolare dalle finestre l’Union Jach o la bandiera stellata. Il giorno appresso la propaganda fascista menò gran vanto dell’impresa notturna: i baldi eroi delle brigate nere, l’ineffabile Mangano ed il torvo Ravina blaterarono di un attacco in forze di tre o quattrocento «ribelli» respinto da un esiguo numero di «valorosi» fascisti, i quali, malgrado fossero stati, in un primo tempo, quasi sopraffatti dalla potenza nemica, erano, alla fine, riusciti, dopo una resistenza veramente sovrumana, a battere le orde dei «banditi» ed a volgerle in fuga.
E, nelle notti successive, il sig. Mangano, ad ogni buon conto, cambiò domicilio; il livido Ravina si rifugiò in galleria; le pattuglie vennero raddoppiate e la sede del Fascio fu trasferita. Il terrore che la Brigata Cittadina incuteva divenne quasi spasmodico. La guerra era discesa, decisamente, nelle strade della città.
E pure non si trattò che di una beffa: una beffa ben riuscita, ma niente altro. Autore dell’impresa – veramente disperata, se si pensa che la città era saldamente occupata da centinaia di nazifascisti, senza contare un esercito di spie ed informatori al loro servizio – fu il nostro Ghepeu [Sergio Grignolio] con due suoi compagni. Ghepeu che quasi ogni notte calava in città per qualche fruttuosa «battuta» – come egli la chiamava – aveva divisato di far saltare – egli si era specializzato, ormai, nel maneggiare gli esplosivi – addirittura la casa del Fascio in Piazza Colombo ed i capi della banda, i gregari, gli archivi e tutto il resto.
Senza badare al pericolo di una delazione, si mise a contatto con un milite che avrebbe dovuto facilitargli il compito, aprendogli la porta della casa del Fascio, in modo da permettergli di entrare di sorpresa, disarmare gli occupanti e fare il resto.
A notte avanzata egli scende già da via Marsaglia con due compagni armati di mitra e si apposta all’angolo di Piazza Colombo in modo da tenerli sotto mano in caso di bisogno. Arma la pistola, tiene pronta una bomba a mano ed attraversa rapido la strada buia. Non un’ombra, né un rumore, ovunque. Egli è scalzo ed avanza come un gatto. Giunge alla porta e bussa tre volte, come d’accordo. Nessuna risposta, ma sente, attraverso il legno, una voce che sussurra qualcosa.
Intuisce che le cose non vanno come erano state previste. Capisce d’essere stato tradito e, con pochi balzi, si ritrae all’ombra del palazzo di fronte, accosciandosi con una bomba a mano pronta ad essere lanciata. E’ appena giunto sulla nuova posizione che la porta del Fascio viene spalancata di colpo ed una massa di ombre nere ne scaturisce sparando all’impazzata. Si sente assordare dai rumori degli scoppi, ma resta immobile in attesa. Dopo due o tre minuti che gli parvero interminabili, ode le secche scariche di mitra dei suoi uomini giungere da via Marsaglia. I fascisti si distendono lungo il muro della sede del fascio e continuano a sparare all’impazzata, urlando come indemoniati.
Ghepeu scorge un gruppo di «neri» sullo scalone d’ingresso punteggiato dai lampi delle revolverate. Alza la bomba e la lancia. Un lampo accecante investe il gruppo che si sbanda, mentre due ombre cadono. E immediatamente dopo tutti i fascisti abbandonano la piazza, e, come un branco di montoni impazziti dal terrore, fuggono verso la loro tana. I due caduti vengono trascinati dentro, la porta socchiusa, e dallo spiraglio e dalle finestre si ricomincia a sparare all’impazzata.
E Ghepeu, placido come sempre, lancia un’altra bomba, a guisa di ultimo saluto. Poi, strisciando lungo i muri, raggiunge i compagni e con essi riprende la strada dei monti.
Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, pp. 283,284

 

 

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RAI PLAY / RAI3 – video, 10 min. Il cavallo e la torre Medici – 14/10/2026 – MARCO DA MILANO INCONTRA ILYAS ABU SAFYA, medico palestinese, figlio di Hussam Abu Safiya-

 

 

 

RAI PLAY — 14 OTTOBRE 2026 — IL CAVALLO E LA TORRE

https://www.raiplay.it/video/2026/10/Il-cavallo-e-la-torre—Puntata-del-14102026-9933790d-08c1-447a-8e3d-84731f6c1347.html

 

È passato esattamente un anno da quando, a Sharm el-Sheikh, Trump riunì 27 leader arabi e occidentali per celebrare il piano in venti punti. Il ministero della Salute di Gaza, le cui stime l’Onu ritiene credibili, conta oltre 1.400 morti in dodici mesi di cessate il fuoco.

Marco Damilano incontra Ilyas Abu Safiya, medico palestinese e attivista per i diritti umani.

 

Da due anni si batte per la liberazione di suo padre, Hussam Abu Safiya, pediatra e neonatologo, arrestato dall’Idf il 27 dicembre 2024.

 

 

 

Amnesty International

Il 27 dicembre 2024, le forze israeliane hanno fatto irruzione nell’ospedale Kamal Adwan, l’ultimo ospedale funzionante nel nord di Gaza all’epoca, e hanno arrestato il direttore dell’ospedale, il dottor Hussam Abu Safiya, insieme ad altro personale medico e pazienti.

Il dottor Abu Safiya aveva gestito instancabilmente l’ospedale, fornendo cure essenziali ai bambini e assistendo al collasso del settore sanitario di Gaza sotto il genocidio israeliano. Continuò il suo lavoro anche dopo la tragica morte del figlio durante un raid aereo israeliano. Come molti operatori sanitari prima di lui, fu arrestato mentre si prendeva cura dei suoi pazienti e svolgeva le sue mansioni mediche.

Solo l’11 febbraio 2025 le autorità israeliane hanno permesso alla dottoressa Abu Safiya di incontrare un avvocato. Durante l’ultima visita di un avvocato al carcere militare di Ofer, all’inizio di luglio 2025, la donna ha riferito che il dottor Hussam e altri detenuti erano stati vittime di aggressioni e percosse. Ha inoltre affermato che  mostrava segni di una significativa perdita di peso, poiché il Servizio penitenziario israeliano continua a imporre severe restrizioni all’accesso dei detenuti palestinesi al cibo, a cure mediche adeguate e all’igiene.  

L’arresto e la detenzione arbitraria, senza accuse né processo, del dottor Abu Safiya – basata sull’abusiva Legge sui Combattenti Illegittimi – riflettono il sistematico attacco di Israele contro gli operatori sanitari palestinesi e la distruzione del sistema sanitario a Gaza, al fine di imporre condizioni di vita tali da provocare la distruzione fisica dei palestinesi.

 

 

 

immagine e testo da:
https://www.amnesty.org/en/petition/release-dr-hussam-abu-safiya/

** apri il link sopra per dare un aiuto anche piccolo ad Amnesty International

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il manifesto del 31 ottobre 2026 / link sotto– Due milioni in piazza –+ IL FATTO QUOTIDIANO: UNA MAREA UMANA NELLE PIAZZE

 

 

 

il manifesto del 31 ottobre 2026

 

La guerra, il carovita, il diritto allo studio, la questione razziale, la libertà di manifestare. Si riempiono ancora le piazze italiane, convocate per lo sciopero generalizzato dal sindacato di base. Ma conquistate da centinaia di migliaia di giovani decisi a riprendersi tutto.

 

 

Lavoratori, studenti e attivisti manifestano a Roma per lo sciopero generale foto Alessandra Tarantino/Ap

Compagni di classe. Sessanta città per lo sciopero generale di Usb e sindacati di base. Giovani e studenti esondano: si manifesta dal mattino a tarda sera

 

 

IL FATTO QUOTIDIANO  31 OTTOBRE 2026

da : https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/10/31/contro-caro-vita-riarmo-e-governo-oltre-un-milione-nelle-piazze-ditalia/8556164/

Contro caro-vita, riarmo e governo: oltre un milione nelle piazze d’Italia

Allo sciopero dei sindacati autonomi, una marea umana soprattutto di studenti A Roma 100mila, a Milano 40mila dopo il caso Siher

Contro caro-vita, riarmo e governo: oltre un milione nelle piazze d’Italia

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Il merito non è dei partiti del Campo largo, né dei grandi sindacati confederali, ma ieri per manifestare contro la crisi sociale e l’incapacità del governo Meloni sono scese in piazza oltre 1 milione di persone in tutta Italia in 70 tra città e porti. Una marea umana si è riversata nelle strade 

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Linda Chiaramonte ( nota all’ultimo), Alaa Shehada: « Abbiamo bisogno di ridere per sopravvivere». Teatro: l’autore di «The Horse of Jenin» racconta il suo teatro. Sarà in Italia dal 28 novembre

 

 

IL MANIFESTO  29 OTTOBRE 2026
https://ilmanifesto.it/alaa-shehadaabbiamo-bisogno-di-ridere-per-sopravvivere

 

 

 

Alaa Shehada:«Abbiamo bisogno di ridere per sopravvivere»

 

 

 

 

 

 

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Alaa Shehada in «The Horse of Jenin» – Alaashehada.com ( Il cavallo di Jenin )

 

 

 

Fare comicità sull’occupazione israeliana e la quotidiana sopraffazione, sui check point e le violenze, e portarla nei teatri fra Cisgiordania e Israele. A calcare i palchi è il Palestine Comedy Club, la prima piattaforma comica, creata nel 2022 da Alaa Shehada, Sam Beale e la produttrice cinematografica Charlotte Knowles, formata da alcuni attori palestinesi. Le tragedie e le storie sulla terra, l’identità e la cultura, raccontate con un’ironia amara, sono state rappresentate in un tour che ha toccato le città di Ramallah, Nablus, Jenin, Haifa, Gerusalemme, Nazareth, fino a Londra proprio il 7 ottobre 2023.

Il collettivo ha anche organizzato laboratori rivolti alle comunità locali e a un centro per donne.

 

 

ENTRATA DEL FREDOM THEATRE  A JENIN —presso il campo profughi di Jenin , nella città di Jenin, Palestina.
Dan Palraz – Opera propria 

 

1- (ALTRO AL FONDO )

 

A ospitare gli spettacoli-monologhi anche il Freedom Theatre, fra i più importanti in Palestina, che sorge dentro al campo profughi di Jenin, lo stesso in cui si è formato e ha imparato stand-up comedy Alaa Shehada attore e autore di The Horse of Jenin, spettacolo vincitore dello Scotsman Fringe First Award e l’Outwith Award, nei mesi scorsi ospite ai Teatri di Vita a Bologna.

È la storia della statua di un cavallo alta cinque metri, realizzata nel 2003, dopo gli attacchi israeliani, dall’artista tedesco Thomas Klipper insieme ai bambini del campo, con il metallo e i detriti di ambulanze, case, auto, e collocata nel centro di Jenin.

 

 

il cavallo di Jenin, 2023– alto 5 metri
Dan Palraz – Opera propria
https://en.wikipedia.org/wiki/The_Jenin_Horse#/media/File:The_Jenin_Horse.jpg:~:text=Dan%20Palraz%20%2D%20Opera%20propria

 

 

Diventato un simbolo di libertà, dopo 20 anni, nel 2023, un bulldozer dell’esercito israeliano lo ha sradicato e portato via. Una storia tragicomica di ordinaria occupazione che tornerà in Italia il 28 novembre a Venezia, poi ancora a marzo a Roma, Milano, Napoli, Genova, Firenze, Lecce.

Abbiamo rivolto alcune domande ad Alaa Shehada, che si prepara ad una lunga tournée nel nostro paese con diversi suoi spettacoli ed è anche protagonista del documentario Palestine Comedy Club diretto da Alaa Aliabdallah.

 

Come si fa a essere divertenti sotto occupazione?

Perché questa è la vita. Siamo esseri umani. Abbiamo bisogno di vivere per sopravvivere. La nostra è una mentalità orientata alla sopravvivenza, per andare avanti, continuare a muoverci, arrivare alla fine della giornata, raggiungere qualsiasi obiettivo ci prefiggiamo, abbiamo bisogno di ridere. Così lo stress si allenta. È ciò che ci fa alzare dal letto la mattina e andare al lavoro. È un modo naturale di affrontare la dura realtà per poter continuare ad andare avanti.

 

In che senso la Palestina è un Paese che ha bisogno di ridere più di ogni altro?

La nostra è una cultura divertente e spensierata, in cui ogni conversazione inizia con una battuta e finisce con una battuta. È basata sulla narrazione, sulla comicità e sulla presa in giro che è profondamente radicata, è una forma di resilienza, un meccanismo di difesa per la gente.

 

Che ne è oggi del panorama comico palestinese? Il gruppo riesce ancora a lavorare insieme?

In questo momento la situazione in Palestina è molto difficile, è complesso realizzare qualsiasi forma di teatro e di arte. Ma nonostante tutto, le persone, gli artisti, stanno cercando di fare qualcosa. Al momento stiamo organizzando molti laboratori a Nablus con un gruppo comico locale che in questi giorni è in tournée in Cisgiordania e io sto lavorando con loro online. Cerchiamo di andare avanti il più possibile, ci adattiamo semplicemente alla realtà.

 

Prima di esibirvi in una città, cercate di adattare la comicità alla sensibilità di quella comunità, puoi spiegare meglio?

Adattiamo i nostri sketch perché le comunità in Palestina sono molto diverse tra loro, con contesti sociali differenti. Alcune di loro accettano un certo tipo di battute, altre no. Cerchiamo di adattare i testi in base alla cultura e alle tradizioni presenti in ogni luogo.

 

Ora vivi ad Amsterdam, riesci a tornare a Jenin?

Sì, faccio i miei spettacoli in giro per l’Europa e, naturalmente, ogni nove o dieci mesi, quando posso, torno a Jenin, in Cisgiordania. La situazione è molto difficile perché i coloni stanno prendendo il controllo delle strade. È complicato spostarsi, i dipendenti pubblici ricevono solo il 40% dello stipendio e senza lavoro non si può fare praticamente nulla.

 

 

 

1. ALTRO

 

note di lingua

  1. La stand-up comedy è una forma di spettacolo in cui un comico si esibisce “in piedi” (in inglese stand-up) davanti a un pubblico, normalmente rivolgendosi direttamente a esso, senza la quarta parete. L’artista che si esibisce in questa forma di spettacolo prende il nome di stand-up comedian. ( Wikipedia )

2. La locuzione “rottura della quarta parete” indica invece per contrasto la situazione in cui gli attori sono consapevoli di essere osservati, e si riferiscono pertanto più o meno esplicitamente al pubblico nella loro recitazione. ( Wikipedia )

 

 

 

cartina della Cisgiordania ( West Bank )

 

 

CISGIORDANIA ( UNA PARTE DELLA PALESTINA ) — per Israele  :: West Bank
SoWhAt249 – Opera propria
da: Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Cisgiordania#/media/File:Control_status_
of_the_West_Bank_as_per_the_Oslo_Accords.svg

 

 

 

altra più chiara su Jenin

cartina dal  CORRIERE.IT / 4 LUGLIO 2023-  Articolo di Davide Frattini/ link

 

 

 

JENIN, WEST BANK, PALESTINE – 2026/09/03: Israeli flags installed by Jewish settlers are seen near a mosque at the entrance to the city of Jenin in the northern West Bank. (Photo by Nasser Ishtayeh/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

una foto di Jenin con le bandiere israeliane ben in vista vicino alla moschea-  all’entrata nella città

 

 

 

 

Michael Palin al Freedom Theatre nel 2009
PalFest – originally posted to Flickr as
Michael Palin at the Freedom Theatre

 

Michael Palin, è un attore inglese ( 1943 ), comico, scrittore, presentatore televisivo e sceneggiatore britannico, noto per la sua militanza nel gruppo comico dei Monty Python e per i suoi documentari- I viaggi di Michael Palin.  Da: https://en.wikipedia.org/wiki/The_Freedom_Theatre#/media/File:MichaelPalinFreedomTheatre.jp

 

trailer di Monty Python – il senso della vita ( 1983)

pubblicato da  Home Cinema  Trailer

 

 

LIDIA CHIAROMONTE ( pare essere una persona molto riservata, è free lance de Il Manifesto da molti anni )

 

Linda Chiaramonte

Linda Chiaramonte

Giornalista freelance, collabora da anni con Il Manifesto. Osserva e riporta piccole storie comuni, ma straordinarie, spesso anticipatrici di cambiamenti sociali. Interessata alle battaglie, i successi, le sconfitte e le discriminazioni subite o intraprese da chi vive apertamente il proprio orientamento sessuale considerato diverso mettendo anche seriamente a rischio la propria vita in paesi in cui l’omosessualità è un reato.
queste note sono prese dal link:
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Laterza 2020 – Come muoiono le democrazie di Steven Levitsky – Daniel Ziblatt + video + link/ riassunto

 

 

 

 

Come muoiono le democrazie

Steven Levitsky – Daniel Ziblatt

intr. di S. Fabbrini, trad. di F. Galimberti

euro 20.00

 

Ormai è raro che il potere venga conquistato attraverso un golpe militare o comunque con la forza. Quasi tutti i paesi tengono regolarmente elezioni. Le democrazie muoiono ancora, ma con altri mezzi. Dalla fine della Guerra Fredda a oggi, a determinare la morte di una democrazia non sono quasi mai generali e soldati, ma gli stessi governi eletti. Leader eletti hanno sovvertito le istituzioni democratiche in Venezuela, Georgia, Filippine, Nicaragua, Perù, Polonia, Russia, Sri Lanka, Turchia, Ucraina e Ungheria. Oggi il tracollo di una democrazia comincia nelle urne.

Steven Levitsky e Daniel Ziblatt attraversano la storia recente per identificare i passaggi cruciali e le condizioni che si ripropongono, seppure in diverse declinazioni, ogni volta che una democrazia viene gradualmente trasformata in regime autoritario da un leader eletto Un processo messo in atto dall’interno delle istituzioni e con mezzi legali.

 

 

 

Steven Levitsky

Attualmente è prof.  di Studi Latinoamericani (cattedra David Rockefeller), Professore di Scienze Politiche e Direttore del David Rockefeller Center for Latin American Studies presso l’Università di Harvard. La sua ricerca si concentra su partiti politici, democrazia e autoritarismo, istituzioni nell’America Latina e nei paesi in via di sviluppo. Ha pubblicato, tra l’altro, Informal Institutions and Democracy (a cura di, con G. Helmke, 2006) e Competitive Authoritarianism (con L.A. Way, 2010).
Attualmente sta lavorando con Lucan Way a un libro sulla resilienza democratica nel mondo.

*** Ultimo libro pubblicato nella primavera 2026 ha il titolo in inglese : ” La  straordinaria resilienza della democrazia. “

 

video 37 min. -.- tradotto automaticamente– a me pare che non si senta bene

pubblicato da:

Clough Center Boston College
https://www.youtube.com/@cloughcenterbostoncollege

 

*** NEL LINK SOTTO, TROVATE UN RIASSUNTO SCRITTO DELLA LEZIONE DEL PROF. LEVITSKY

 

++ se avete il traduttore automatico, potete leggerlo in italiano

Steven Levitsky on the Surprising Resilience of Democracy

 

 

DANIEL ZIBLATT

Minda de Gunzburg Center for European Studies | Daniel Ziblattfoto da : https://ces.fas.harvard.edu/people/daniel-ziblatt

Daniel Ziblatt (nato nel 1972) è uno scienziato politico statunitense, titolare della cattedra Eaton di Scienze del Governo presso l’Università di Harvard dal 2018. È specializzato in democrazie e nei loro meccanismi interni, sia infrastrutturali che procedurali.

 

Daniel Ziblatt –  coautore del libro  ” Come muoiono le democrazie “

Daniel Ziblatt è professore di Scienze politiche ad Harvard, considerato tra i massimi esperti di autoritarismo e democrazia in Europa dal XIX secolo a oggi. Ha pubblicato, tra l’altro, Structuring the State: The Formation of Italy and Germany and the Puzzle of Federalism (2006) e Conservative Parties and the Birth of Democracy (2017).

Libri

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Vi presento una band della provincia di Imperia :: Big Andy’s Brothers – Sunshine of Your Love (2022 Cover)– postato da Villaggio musicale + altre immagini

 

 

 

 

 

VILLAGGIO MUSICALE.COM

apri qui, se ti va

https://www.villaggiomusicale.com/videoplayer/92747

 

Big Andy’s Brothers :

Simone Giuffra: Drums

Roberto Curti: Bass

Andrea Vanasco: Guitar

Big Andy Serra: Voice

 

 

Provincia di Imperia – Veduta

Provincia di Imperia – Veduta

 

 

 

la provincia di Imperia nella Liguria di Ponente al confine con la Francia del sud

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Map_Province_of_Imperia.svg

 

 

qualche immagine — per chi non la conosce e per chi ne ha nostalgia:

 

 

Spiaggia d’Oro – Golden Beach of Imperia

 

 

Dolceacqua, view from the mountains, Village italie, Ligurie,

Dolceacqua vista falle montagne

 

 

Imperia, Italy – February 10, 2018: Promenade with tourists walking and customers sitting at an outdoor restaurant and cafes in Porto di Oneglia, Imperia.

Passeggiata sul porto di Oneglia ( IM )

 

 

 

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per un bel cundijum con il pane di Triora spalmato di aglio sulla crosta-
– è fatto ” a fantasia “, ma con il pomodoro ligure nella foto- buoni davvero solo d’estate. Mia madre diceva : è come mangiare della carne..  per la soddisfazione che ti danno, penso.

 

 

The great church in Bussana Vecchia (Im), Liguria, Italy. This is a ghost town abandoned in 1887 due to an earthquake and repopulated by an international community of artists in the early 1960s.

La Chiesa di Bussana vecchia, abbandonata nel 1887 per il terremoto e ripopolata negli anni ’60 da artisti e gente varia che l’hanno tutta ” aggiustata “. Nata intorno all’anno Mille.

 

QUESTO LINK DEL FAI – se volete aprirlo — VI MOSTRA VARIE FOTO BELLE DI BUSSANA VECCHIA:

FAI

https://fondoambiente.it/luoghi/borgo-di-bussana-vecchia?ldc

 

 

 

Looking at the sea from Cervo (Imperia, Liguria, Italy), a small, ancient town built on top of a hill along the Italian Riviera.

Il paese di Cervo, celebre anche per un Festival di musica classica da tantissimi anni

 

 

 

Village italie, Ligurie

Dolceacqua vista dal bosco– è stato uno dei paesaggi della zona prediletto da Monet

 

 

 

 

Imperia, Italy. Basilica di San Maurizio. View from below of the church dome. Generic architectural dome seen from below.

Cupola della Basilica di San Maurizio ad Imperia

 

 

 

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Mauro Biani @maurobiani / link X sotto- 29 ottobre 2026 – 16.26 ca

 

 

 

Mauro Biani @maurobiani

 

La #disuguaglianza #miserabile è #violenza.

Oggi per  @repubblica

 

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Ripubblichiamo un video, oggi dal Corriere / link sotto : Ignazio La Russa nella scena iniziale del film di Marco Bellocchio «Sbatti il mostro in prima pagina» ( 1972 ). » + Michela Ponzani / Rep. 27 ottobre- video + altri documenti

 

 

dal Corriere della Sera, 13 ottobre 2022

 

 

La pellicola del 1972 – che ha come protagonista Gian Maria Volontè – si apre con un comizio a Milano. Sul palco parla proprio La Russa che arringa la folla: «Questa manifestazione vuole dimostrare che è possibile battere il comunismo, che è possibile battere i nemici dell’Italia. E che insieme lo faremo ».

 

 

REPUBBLICA.IT — video, 2.19 min.

La storica Ponzani in tv sui fatti del ’73: “Non mi scuso con La Russa. E mi chiami professoressa”

https://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2026/10/27/video/ponzani_la_russa_lite_su_avvenimenti_del_1973_risposta_in_tv_lilli_gruber-425678467/

 

Ospite della trasmissione Otto e Mezzo su La7 La storica Michela Ponzani, professoressa all’università Tor Vergata di Roma, ha replicato al presidente del Senato Ignazio La Russa che ha minacciato di querelarla per le sue parole sul Giovedì nero di Milano del 1973. “La Russa era a capo di un corteo vietato dal prefetto di Milano per motivi di ordine pubblico. È cronaca riportata da varie fonti: noi storici non ci inventiamo le notizie”, ha precisato la storica e sottolineando di non aver mai attribuito alla seconda carica dello Stato la responsabilità dell’omicidio dell’agente di polizia: “Ho solo detto che era presente a quella manifestazione”.
Rispondendo alla domanda se disposta a scusarsi, la professoressa ha affermato: “Non ho intenzione di scusarmi”. E poi ha ribadito la volontà di essere riconosciuta con il proprio titolo accademico: “I titoli accademici non si ereditano come quelli nobiliari, costano tanta fatica”

Video OttoeMezzo/La7

 

 

video, 2,49 min.
Giovedì Nero di Milano: filmato degli scontri in cui morì l’agente Marino (1973)

pubblicato da Anni 70 a colori

 

 

testo sotto il video:

12.4.1973 A Milano una manifestazione promossa dal Movimento Sociale Italiano (revocata dalla questura poche ore prima) degenera in violenti scontri e porta alla morte dell’agente della celere Antonio Marino, ucciso da una bomba a mano SRCM lanciata da Vittorio Loi.

 

 

segue da:

documenti-online. memoria.cultura.gov.it

https://memoria.cultura.gov.it/documenti-online/-/doc/detail/317/Omicidio+dell%27agente+Antonio+Marino%2C+documenti+processuali+%28Milano%2C+12+aprile+1973%29?keyword=

 

Tre sentenze (ordinanza, Assise, Appello) relative al processo per i fatti del giovedì nero, avvenuti il 12 aprile 1973, in cui venne ucciso l’agente Antonio Marino. In primo grado Maurizio Murelli e Vittorio Loi furono accusati del reato più grave, quello di omicidio aggravato. Su Loi pendette inoltre l’accusa di calunnia per avere tentato di incolpare il tenente colonnello Michele Santoro di averlo istigato ad autoaccusarsi della morte dell’agente, portandogli come prove foto e testimonianze. Per il reato di detenzione e porto di tre bombe, tutte lanciate ma di cui una non esplosa, fu accusato, oltre a Loi e Murelli, anche Nico Azzi. Ferdinando Caggiano venne accusato di favoreggiamento personale. Tutti gli altri imputati furono accusati di raduno sedizioso e resistenza aggravata. Vennero però stralciate alcune posizioni. Il 27 maggio 1975 la Corte di Assise di Milano condannò Loi, riconosciuto il responsabile diretto della morte dell’agente Antonio Marino, a 23 anni di reclusione, Murelli a 20 anni, e Nico Azzi, che aveva fornito le bombe passandole a Davide Petrini, che a sua volta le aveva nascoste sotto un traliccio di via Selvanesco, a totali 3 anni e ad una multa di 300.000 lire. Il 9 marzo 1977, con sentenza della Corte di Assise di appello di Milano, le condanne furono ridotte. Loi venne condannato a 19 anni, Murelli a 18, Nico Azzi a 2 anni. Tutto venne confermato con la sentenza della Corte di Cassazione del 15 febbraio 1978.

 

Conservazione e condizioni di accesso
La documentazione relativa al processo per la morte dell’agente Antonio Marino e per i fatti del giovedì nero è stata digitalizzata ed è conservata presso l’Archivio di Stato di Milano. Il Ministero dell’Interno può autorizzare la consultazione per scopi storici di documenti di carattere riservato conservati negli Archivi di Stato anche prima della scadenza dei termini sopra indicati. La richiesta di autorizzazione deve essere presentata all’Archivio di Stato di Milano (per gli atti ivi conservati); il direttore dell’Istituto provvederà ad inoltrarla, con il proprio parere, all’Ispettorato per i servizi archivistici del Ministero dell’interno, che decide sentita la Commissione per le questioni inerenti alla consultabilità degli atti di archivio riservati, istituita presso il Ministero dell’interno (d. lgs. 42/2004, art. 123). I documenti per i quali è autorizzata la consultazione anticipata conservano il loro carattere riservato e non possono essere ulteriormente utilizzati da altri soggetti senza la relativa autorizzazione (d. lgs. 42/2004, art. 123). Una copia digitale del processo è conservata anche dall’Archivio Flamigni ed è consultabile presso la sua sede.
Documenti
*aprendo l’ultimo link si vede che tra i liberi- contumace  c’è Romano La Russa ( Paternò, 1952 )

 

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EMIL MAETZEL ( CUXHAVEN – Germania, 1877 — Amburgo, 1955 ), architetto, pittore, grafico e scultore tedesco e co-fondatore della Secessione di Amburgo .

 

 

Emil Maetzel Two girls nudes after the bath, 1917

Due ragazze nude dopo il bagno, 1917

 

Immagine

 

 

 

 

 

 

EMIL MAETZEL (1877-1955) SELF PORTRAIT, 1912

EMIL MAETZEL  (1877-1955 ) — foto : 1912
da : 
https://www.courtgallery.com/20th-century-modern-british-artist/

 

 

Emil Maetzel ( 5 maggio 1877 a Cuxhaven – 23 giugno 1955 ad Amburgo ) è stato un architetto , pittore , grafico e scultore tedesco e co-fondatore della Secessione di Amburgo .

 

CUXHAVEN

 

Cuxhaven è una città situata alla foce del fiume Elba , sul Mare del Nord. È il capoluogo dell’omonimo distretto nella Bassa Sassonia e, secondo la legge costituzionale comunale della Bassa Sassonia , è considerata una grande città indipendente in base alla sua popolazione.

Foto di Ralf Roletschek – Opera propria
https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Aerial_photographs_of_Cuxhaven?uselang=it#/media/File:13-09-23-Fotoflug-Nordsee-RalfR-N3S_8954.jpg

 

 

48 Stunden in Cuxhaven - Wochenende in Cuxhaven | Cuxhaven, Cuxhaven duhnen, Cuxhaven döse

PINTEREST

Cuxhaven (in basso tedesco Cuxhoben) è una città della Bassa Sassonia, in Germania, abitata da circa 51.000 persone ( DATI 2006 ). È situata sulla costa del Mare del Nord alla foce del fiume Elba. Cuxhaven copre un’area larga 14 km, da est a ovest, e lunga 7 km, da nord a sud. È il capoluogo del circondario di Cuxhaven ed è una popolare meta turistica sul Mare del Nord.

 

 

 

 

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Foche sul letto del fiume Medem, con Cuxhaven sullo sfondo.
Ra Boe – autoscatto realizzato con la DigiCam C2100UZ

 

 

 

Porto di pescatori vicino al mercato del pesce
A.Savin –Opera propria

 

 

 

 

Veduta aerea delle strutture portuali di Cuxhaven, tra cui Amerikahafen, il Nuovo e il Vecchio Porto Peschereccio , il Porto Turistico Cittadino e il Canale delle Chiuse.

Foto: Martina Nolte ,
Licenza:
Creative Commons by-sa-3.0 de

 

 

 

lo stato della Bassa Sassonia nella Germania
nord-occidentale
cartina da: https://it.wikivoyage.org/wiki/Bassa_Sassonia

 

 

CARTINA DI CUXHAVEN E DINTORNI

 

 

 

 

La capitale è Hannover — una foto sola..

An atmospheric street photography shot depicting a charming narrow street in Hanover Old Town (Altstadt) lined with traditional half-timbered houses (Fachwerk) and street lanterns. Highlighting German heritage architecture, historical tourism, cozy urban streets, and European culture, this commercial stock image is ideal for travel guidebooks, cultural magazines, historic hotel ads, and European tour itineraries.

torneremo a tanta bellezza ..

 

 

 

 

 

QUALCHE OPERA DI EMIL MAETZEL DA WIKIPEDIA –/ LINK

 

 

Ponte, 1917

Ponte, 1917

 

 

Holzschnitt, 1918

XILOGRAFIA, 1918

 

 

Linolschnitt, Frau mit Blumen, 1920

Linoleografia, Donna con fiori , 1920

 

 

 

 

Stillleben mit Vase und Plastik, 1922

NATURA MORTA CON VASO E PLASTICA- 1922

 

 

Adam und Eva, 1925

ADAMO ED EVA, 1925

 

 

 

Zwei Masken, 1940

DUE MASCHERE, 1940

 

 

 

Stillleben mit afrikanischer Maske, 1951

NATURA MORTA CON MASCHERA AFRICANA, 1951

 

 

 

 

 

Fasching, 1953

MARTEDI’ GRASSO, 1953

 

 

 

 

 

Baumkinder, 1955

FIGLI DELL’ALBERO, 1955

 

 

 

 

Stillleben mit afrikanischer Figur, 1955

NATURA MORTA CON FIGURA AFRICANA, 1955

 

 

 

 

 

CASA DELL’ARTISTA – LA FONDAZIONE IN SUO NOME HA POTUTO ACQUISIRE LA SUA CASA
https://kuenstlerhaus-maetzel.de

 

Nel 1910 Maetzel sposò Dorothea Maetzel-Johannsen, pittrice e disegnatrice da cui ebbe quattro figli. Nel 1918 la famiglia si stabilì ad Amburgo.
Nel 1919 fu co-fondatore della Secessione di Amburgo , un’associazione di artisti in cui emersero per la prima volta gli stili di espressionismo, realismo espressivo e nuova oggettività.

La mostra annuale della Secessione fu la prima ad essere chiusa nel marzo 1933 per ordine dei nazionalsocialisti , allora al potere. Nel 1933 Maetzel fu costretto al ritiro dai nazionalsocialisti.

Nel 1937, diverse stampe di Maetzel furono confiscate dalle collezioni pubbliche e distrutte nell’ambito della campagna nazista “Arte degenerata”. 

Dopo la fine del dominio nazista, Maetzel fu nominato retrospettivamente direttore dell’edificio nel 1945. Dal 1948 fu secondo presidente della ristabilita Secessione di Amburgo.

Maetzel è stato artisticamente ispirato dall’espressionismo di  ” Die Brücke ” ( Il Ponte, 1905 a Dresda.  Gli artisti più famosi di questo movimento furono Kirchner, Hechel,  Pechstein, Emil Nolde, Otto Muller.)

Maetzel ha raccolto sculture africane, la cui forma e colore sono state espresse anche nei suoi dipinti primitivisti . Ha così sviluppato il suo stile espressionista. Fu una delle personalità centrali della vita culturale di Amburgo negli anni ’20.

Alcune delle opere di Emil Maetzel possono ora essere viste nella Kunsthalle di Amburgo, nel Museo delle arti e dei mestieri di Amburgo e nella collezione d’arte dell’Hamburger Sparkasse,  al MoMa..

 

da :

https://de.wikipedia.org/wiki/Emil_Maetzel

 

 

Opera di Emil Maetzel, Madonna, realizzata in litografia su pergamena

Madonna, 1919
litografia su pergamena
44 x 33,5 cm

 

 

Opera di Emil Maetzel, "Schweigen", Realizzata in lincut acquerellata

Ostinato silenzio, 1920

lincut acquerellato

36 x 25 cm.

 

 

Opera di Emil Maetzel, Nachdenkender, realizzata in xilografia

Pensieroso, 1916

Xilografia

Stampe e grafica

Dimensioni: 34 x 24 cm

 

 

 

Opera di Emil Maetzel, Laughing Boy, Made of Linocut

Ragazzo che ride, 1917

Linoleografia

Stampe e grafica

24 x 20 cm

 

 

IMMAGINI DA :

MUTUAL ART 

https://www.mutualart.com/Artwork/Nachdenkender/DB8C72460254D57B

 

 

 

 

 

 

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ANSA.IT   28 OTTOBRE 2026  — 17.41 ::: Israele, i media: ‘Herzog vedrà Netanyahu e Eisenkot per testare un governo di unità’. Il blocco di Bibi a 53 seggi, quello dello sfidante a 48. Likud: ‘Elezioni rubate da partiti arabi che sostengono il terrorismo’

 

 

 

ANSA.IT   28 OTTOBRE 2026  — 17.41
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/10/28/israele-i-media-herzog-vedra-netanyahu-e-eisenkot-per-testare-un-governo-di-unita_74766689-3c93-4a0a-8778-21bf55ce3a7c.html

 

 

Israele, i media: ‘Herzog vedrà Netanyahu e Eisenkot per testare un governo di unità’.

 

Il blocco di Bibi a 53 seggi, quello dello sfidante a 48. Likud: ‘Elezioni rubate da partiti arabi che sostengono il terrorismo’

 

 

Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot RIPRODUZIONE RISERVATA © ANSA/AFP

@ ANSA/EPA

 

Media: ‘Herzog vedrà Netanyahu e Eisenkot per testare il governo di unità’

Channel 11 riporta che il presidente israeliano, Isaac Herzog, dovrebbe incontrare, già nei prossimi giorni, ancora prima della pubblicazione dei risultati finali e dell’inizio delle consultazioni, Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot – separatamente – per iniziare a testare la fattibilità di un governo di unità nazionale.

 

 

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ANSA.IT   28 NOVEMBRE 2026 –9.51 –Scrutinato oltre il 72% dei voti in Israele, lo schieramento di Netanyahu ottiene 54 seggi.

 

 

 

ANSA.IT   28 NOVEMBRE 2026 –9.51

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/10/28/scrutinato-oltre-il-72-dei-voti-in-israele-lo-schieramento-di-netanyahu-ottiene-54-seggi_74766689-3c93-4a0a-8778-21bf55ce3a7c.html

 

Scrutinato oltre il 72% dei voti in Israele, lo schieramento di Netanyahu ottiene 54 seggi.

 

Il premier: ‘La coalizione ha una maggioranza, ampio governo di destra nazionale’

 

Il premier Benjamin Netanyahu © ANSA/EPA

 

Israele, al 72,4% dello scrutinio blocco Netanyahu con 54 seggi

Alle 10:03 (ora locale), con il 72,4% delle schede scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale attribuiscono 54 seggi al blocco pro-Netanyahu e 48 al blocco guidato da Eisenkot.

I partiti arabi ora contano 18 seggi dopo che Ra’am ne ha guadagnati due.

ANSA.IT – 28 OTTOBRE 2026 –9.22 /  VIDEOGALLEREY

Il primo ministro: “Vietato formare un esecutivo con i partiti arabi”

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Joel Kirk Richards (nato a Provo, nello Utah, nel 1976), pubblichiamo 5 versione di ” Madre con figlio / Madonne ” + un link su Instagram + qualche immagine di Provo, dove e’ nato ( USA )

 

 

seguono immagini da:

ARTWORKARCHIVE.COM/ PROFILE / JOEL KIRK RICHARDS 

https://www.artworkarchive.com/profile/j-kirk-richards/artwork/mother-and-child-in-rust?artist=j-kirk-richards&orientation%5B%5D=landscape

 

 

Figure with Wings X from the collection of J. Kirk Richards | Artwork Archive

MADRE E FIGLIO– 2009

 

 

 

Figure with Wings X from the collection of J. Kirk Richards | Artwork Archive

madre e figlio color ruggine– 2009

 

 

 

 

madre e figlio in giallo

 

 

Mother and Child in White from the collection of J. Kirk Richards | Artwork Archive

 

 

 

 

The Sun Sets on Eden from the collection of J. Kirk Richards | Artwork Archive

 

 

 

Joel Kirk Richards (nato nel 1976) è un artista statunitense specializzato in temi giudeo-cristiani. Mi pare legato alla Chiesa mormone ( La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni )

 

LINK INSTAGRAM–

se aprite il link sopra, trovate molte opere di questo autore-  interessanti, più interessanti e altre meno interessanti. Ma tutte valgono un’occhiata.

 

mostriamo qualche immagine della città di Provo nell’Utah ( USA ) dove è nato il nostro pittore religioso:

prima la cartina degli Stati Uniti:

 

 

 

 

Dreamstime

 

 

2.103 foto stock su Utah Map - Getty Images

Lo stato dell’Utah negli Usa — link Getty Images

 

 

Lago Utah esposto a sud, Provo
(WT-shared) Julescoswig 23:02, 13 August 2011 (EDT)- opera propria
Wikivoyage.org

 

 

This shot shows the very bright colors of changing leaves on the trees near the Upper Falls waterfall in Provo Canyon, Utah. In the background is a canyon between two, rocky mountain peaks.

Vivaci colori autunnali nel Provo Canyon Utah vicino alle Upper Falls – Foto stock

 

 

Cambio della stagione verso l’autunno, le prime nevi..

 

 

Luci soffici e delicate illuminano il picco della montagna

 

 

 

Provo, Utah, USA – April 7, 2020: This is a springtime shot of the BYU campus with hardly any students around. The trees are in bloom and the grass green. This view shows the Knight and Talmage Buildings surrounded by beautiful trees.

Sboccia la primavera in un campus studentesco, il Brigham Young University (BYU)  con i suoi due famosi edifici, Jesse Knight Building (JKB) che il James E. Talmage Building (TMB )

 

 

Provo Skyline and main street area is surrounded by snow capped Wasatch Mountains, Utah. (Photo by: Joe Sohm/Visions of America/Universal Images Group via Getty Images)

Lo skyline della città di Provo circondata dalle innevate montagne Wasatch.

 

 

La Monument Valley (in lingua Navajo: Tsé Biiʼ Ndzisgaii, “valle tra le rocce”) è una vasta pianura desertica situata al confine tra gli stati dello Utah e dell’Arizona, all’interno della Riserva dei nativi Navajo (Navajo Nation). 
È celebre in tutto il mondo per i suoi imponenti monoliti, le mesa e i butte di arenaria rossa che si ergono per centinaia di metri dal fondo del deserto, resi celebri da decenni di film western (come quelli di John Ford), spot pubblicitari e film iconici come Forrest Gum
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immagine da Gabriella Benedetti / Facebook — link sotto– GRAZIE ! ** ho letto che è una citazione/ adattata da Cartesio !

 

 

LINK FACEBOOK DI GABRIELLA

GABRIELLA BENEDETTI

 

 

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Una foto straordinaria di Firenze in una pozzanghera — pubblicata da Tiziana Campodoni / link sotto la foto

 

 

 

Immagine

 

 

****

se volete vedere cose belle e particolari, andate a questo link di Tiziana su X::
tiziana campodoni @tizianacampodon

 

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Una bella poesia recente ( 17 ottobre- forse .. ) del nostro grande autore Roberto Rododendro

 

 

Primavera improvvisamente
Una rondine
ma solo una, sola
volteggia disperata nel cielo azzurro e vuoto
E nel cielo non c’è un buon odore.
Uno stridio di dolore e vola via lontano.

Contro il sole

*** l’immagine è un’associazione libera nostra al testo
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video, 5.11 *** STEFANO MANCUSO:: IL MIGLIOR VIDEO SUL SISTEMA NERVOSO DELLE PIANTE + il prof. Vito Lavolpe di Bari

 

 

 

video pubblicato dal prof  vito lavolpe @vitofirefox / link sotto

link: https://www.youtube.com/@vitofirefox / altri video– mi pare ci sia anche ” come si fa la birra “!

 

 

*** fa un’opera di democratizzazione della scienza così necessaria oggi !

 

il prof. Vito da youtube

Prof. Vito Lavolpe– Patologo Clinico -Università di Bari- Facoltà di Medicina e Chirurgia – Canale dedicato alla Medicina, alla Scienza e a tutti quegli Uomini che hanno coltivato una grande Passione nella loro Vita.

Mail: vitograzio.lavolpe@uniba.it

Neuroscienze Medicina Bari ::  elearningmedicina.it

dal gennaio 2007 ha pubblicato 2100 video

 

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