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IL MANIFESTO 01 – NOVEMBRE – 2026
https://ilmanifesto.it/netanyahu-non-e-maggioranza-la-destra-si

foto di Michele Giorgio da il Facebook di Potere al Popolo, 2 settembre 2025

Non è cambiato nulla. È bene chiarirlo a chi in Italia sta presentando la perdita della maggioranza da parte della coalizione guidata da Benyamin Netanyahu e la grande affluenza alle urne degli elettori palestinesi, che ha prodotto il numero record di 19 deputati, come un’importante svolta politica e una profonda trasformazione negli orientamenti della società israeliana. È vero che il primo ministro non ha più la maggioranza e che potrebbe, è presto per dirlo, aver avuto fine la sua carriera di capo del governo.
Da qui a sostenere che Israele abbia voltato pagina tuttavia ce ne passa, se l’interesse non è solo auspicare un’alchimia politica volta a formare il nuovo esecutivo ma anche porre termine alla profonda ingiustizia che subiscono da decenni i palestinesi.
NON VA DIMENTICATO che nel territorio storico della Palestina che Israele controlla interamente dal 1967, i palestinesi in Israele, in Cisgiordania, a Gerusalemme est e a Gaza ormai sono più numerosi degli israeliani ebrei. Di poco oggi, molti di più in futuro. Nonostante ciò, vivono sotto occupazione militare e minacciati anche dai coloni in Cisgiordania, come cittadini di serie B in Israele e nella prigione a cielo aperto di Gaza trasformata in macerie dai bombardamenti. Altri cinque milioni dal 1948 sono profughi in campi in Siria, Libano e Giordania.
Il problema di una parte delle interpretazioni è innanzitutto metodologico. Si sommano i 53 seggi della coalizione di Netanyahu e li si confronta con i 67 attribuiti all’opposizione, includendo in quest’ultima anche i partiti arabi. Un’operazione aritmeticamente corretta, ma politicamente fuorviante.
Quei 67 seggi non rappresentano un blocco omogeneo, né tanto meno una maggioranza fondata su una comune visione dello Stato di Israele. La disponibilità dei partiti sionisti nell’opposizione a considerare una maggioranza di governo insieme ai rappresentanti dei cittadini palestinesi è vicina allo zero.
Non devono illudere le esortazioni a governare insieme di Yair Golan, leader del partito Democratici e neppure le poche migliaia di israeliani che, sollecitati dal gruppo Standing Together, ieri sera hanno manifestato a sostegno di un governo ebraico-arabo a Tel Aviv, Gerusalemme e altre località.
Come in passato con i governi laburisti e ancora meno oggi con la destra estrema religiosa al potere, i partiti arabi e i due milioni di cittadini palestinesi che rappresentano non sono riconosciuti come interlocutori legittimi. Israele è stato concepito e fondato dal movimento sionista per essere lo Stato del popolo ebraico non per essere ebraico-arabo, inclusivo e con i suoi cittadini tutti uguali. I cittadini arabi possono godere di diritti, ma non affermare che lo Stato appartenga anche a loro.
E devono restare ai margini, non rendersi visibili ed evitare di essere protagonisti. Lo evidenzia in questi giorni l’allerta di sicurezza scattato perché più arabo israeliani sono andati alle urne il 27 ottobre. Nella democrazia israeliana è normale che gli israeliani ebrei vadano in massa ai seggi, invece è sovversivo quando lo fanno gli arabi.
È UN ERRORE identificare l’intero schieramento anti-Netanyahu con una forza disponibile a valutare una soluzione politica giusta con i palestinesi. Vi siedono forze che appartengono a una tradizione nazionalista e di destra, alcune delle quali condividono con il Likud e con la destra estrema una parte sostanziale della loro visione. È il caso di Naftali Bennett, alla guida di B’Yachad (12 seggi), e di Avigdor Lieberman, a capo di Yisrael Beitenu (sette seggi).
Netanyahu è divisivo, nel corso degli anni ha avvelenato i suoi rapporti con Lieberman e Bennett, altrimenti potrebbe avere alla Knesset una maggioranza di 72 seggi.
Il nodo è la società israeliana. Secondo i dati del Jewish People Policy Institute
(1) un altro 33% degli ebrei israeliani si è spostato a destra negli ultimi anni.
Nel luglio 2026, il 41% si è detto favorevole alla ripresa dell’offensiva contro Gaza già devastata.
È questo il contesto nel quale si sono svolte le elezioni. Netanyahu non è un corpo estraneo, è l’espressione politica di una porzione ampia e trasversale della società.
(1)
da: https://policycommons.net/orgs/jewish-people-policy-planning-institute/
Istituto di pianificazione politica del popolo ebraico
Fondato nel 2002, il Jewish People Policy Institute (JPPI) è un think tank indipendente di pianificazione strategica, costituito come società privata senza scopo di lucro in Israele. La missione dell’Istituto è garantire la prosperità del popolo ebraico e della civiltà ebraica attraverso un’attenta riflessione e pianificazione strategica su questioni di primaria importanza per l’ebraismo mondiale. Con sede a Gerusalemme, la visione del JPPI riguardo al popolo ebraico è globale e comprende gli aspetti delle principali comunità ebraiche, con Israele al centro.
VIDEO- 1.01 min.–apri qui
ANSA.IT / VIDEOGALLERY – 1 NOVEMBRE 2026 — 10.06
*** ti ringraziamo infinitamente caro Adriano, ci permetti di apprendere tante cose che noi non sappiamo o solo sentite dire, un abbraccio caro compagno. E’ davvero appassionante la nostra storia come la racconti tu !
RAI PLAY — 14 OTTOBRE 2026 — IL CAVALLO E LA TORRE
È passato esattamente un anno da quando, a Sharm el-Sheikh, Trump riunì 27 leader arabi e occidentali per celebrare il piano in venti punti. Il ministero della Salute di Gaza, le cui stime l’Onu ritiene credibili, conta oltre 1.400 morti in dodici mesi di cessate il fuoco.
Marco Damilano incontra Ilyas Abu Safiya, medico palestinese e attivista per i diritti umani.

Il 27 dicembre 2024, le forze israeliane hanno fatto irruzione nell’ospedale Kamal Adwan, l’ultimo ospedale funzionante nel nord di Gaza all’epoca, e hanno arrestato il direttore dell’ospedale, il dottor Hussam Abu Safiya, insieme ad altro personale medico e pazienti.
Il dottor Abu Safiya aveva gestito instancabilmente l’ospedale, fornendo cure essenziali ai bambini e assistendo al collasso del settore sanitario di Gaza sotto il genocidio israeliano. Continuò il suo lavoro anche dopo la tragica morte del figlio durante un raid aereo israeliano. Come molti operatori sanitari prima di lui, fu arrestato mentre si prendeva cura dei suoi pazienti e svolgeva le sue mansioni mediche.
Solo l’11 febbraio 2025 le autorità israeliane hanno permesso alla dottoressa Abu Safiya di incontrare un avvocato. Durante l’ultima visita di un avvocato al carcere militare di Ofer, all’inizio di luglio 2025, la donna ha riferito che il dottor Hussam e altri detenuti erano stati vittime di aggressioni e percosse. Ha inoltre affermato che mostrava segni di una significativa perdita di peso, poiché il Servizio penitenziario israeliano continua a imporre severe restrizioni all’accesso dei detenuti palestinesi al cibo, a cure mediche adeguate e all’igiene.
L’arresto e la detenzione arbitraria, senza accuse né processo, del dottor Abu Safiya – basata sull’abusiva Legge sui Combattenti Illegittimi – riflettono il sistematico attacco di Israele contro gli operatori sanitari palestinesi e la distruzione del sistema sanitario a Gaza, al fine di imporre condizioni di vita tali da provocare la distruzione fisica dei palestinesi.

immagine e testo da:
https://www.amnesty.org/en/petition/release-dr-hussam-abu-safiya/
** apri il link sopra per dare un aiuto anche piccolo ad Amnesty International


| Italia |
| «Due milioni in piazza». Un corteo lungo quanto tutta l’Italia / LINK IL MANIFESTO DI OGGI |
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Giuliano Santoro, Luciana Cimino
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Compagni di classe. Sessanta città per lo sciopero generale di Usb e sindacati di base. Giovani e studenti esondano: si manifesta dal mattino a tarda sera
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IL FATTO QUOTIDIANO 31 OTTOBRE 2026

IL MANIFESTO 29 OTTOBRE 2026
https://ilmanifesto.it/alaa-shehadaabbiamo-bisogno-di-ridere-per-sopravvivere

Alaa Shehada in «The Horse of Jenin» – Alaashehada.com ( Il cavallo di Jenin )
Fare comicità sull’occupazione israeliana e la quotidiana sopraffazione, sui check point e le violenze, e portarla nei teatri fra Cisgiordania e Israele. A calcare i palchi è il Palestine Comedy Club, la prima piattaforma comica, creata nel 2022 da Alaa Shehada, Sam Beale e la produttrice cinematografica Charlotte Knowles, formata da alcuni attori palestinesi. Le tragedie e le storie sulla terra, l’identità e la cultura, raccontate con un’ironia amara, sono state rappresentate in un tour che ha toccato le città di Ramallah, Nablus, Jenin, Haifa, Gerusalemme, Nazareth, fino a Londra proprio il 7 ottobre 2023.
Il collettivo ha anche organizzato laboratori rivolti alle comunità locali e a un centro per donne.

ENTRATA DEL FREDOM THEATRE A JENIN —presso il campo profughi di Jenin , nella città di Jenin, Palestina.
– Opera propria
1- (ALTRO AL FONDO )
A ospitare gli spettacoli-monologhi anche il Freedom Theatre, fra i più importanti in Palestina, che sorge dentro al campo profughi di Jenin, lo stesso in cui si è formato e ha imparato stand-up comedy Alaa Shehada attore e autore di The Horse of Jenin, spettacolo vincitore dello Scotsman Fringe First Award e l’Outwith Award, nei mesi scorsi ospite ai Teatri di Vita a Bologna.
È la storia della statua di un cavallo alta cinque metri, realizzata nel 2003, dopo gli attacchi israeliani, dall’artista tedesco Thomas Klipper insieme ai bambini del campo, con il metallo e i detriti di ambulanze, case, auto, e collocata nel centro di Jenin.

il cavallo di Jenin, 2023– alto 5 metri
– Opera propria
https://en.wikipedia.org/wiki/The_Jenin_Horse#/media/File:The_Jenin_Horse.jpg:~:text=Dan%20Palraz%20%2D%20Opera%20propria
Diventato un simbolo di libertà, dopo 20 anni, nel 2023, un bulldozer dell’esercito israeliano lo ha sradicato e portato via. Una storia tragicomica di ordinaria occupazione che tornerà in Italia il 28 novembre a Venezia, poi ancora a marzo a Roma, Milano, Napoli, Genova, Firenze, Lecce.
Abbiamo rivolto alcune domande ad Alaa Shehada, che si prepara ad una lunga tournée nel nostro paese con diversi suoi spettacoli ed è anche protagonista del documentario Palestine Comedy Club diretto da Alaa Aliabdallah.
Come si fa a essere divertenti sotto occupazione?
Perché questa è la vita. Siamo esseri umani. Abbiamo bisogno di vivere per sopravvivere. La nostra è una mentalità orientata alla sopravvivenza, per andare avanti, continuare a muoverci, arrivare alla fine della giornata, raggiungere qualsiasi obiettivo ci prefiggiamo, abbiamo bisogno di ridere. Così lo stress si allenta. È ciò che ci fa alzare dal letto la mattina e andare al lavoro. È un modo naturale di affrontare la dura realtà per poter continuare ad andare avanti.
In che senso la Palestina è un Paese che ha bisogno di ridere più di ogni altro?
La nostra è una cultura divertente e spensierata, in cui ogni conversazione inizia con una battuta e finisce con una battuta. È basata sulla narrazione, sulla comicità e sulla presa in giro che è profondamente radicata, è una forma di resilienza, un meccanismo di difesa per la gente.
Che ne è oggi del panorama comico palestinese? Il gruppo riesce ancora a lavorare insieme?
In questo momento la situazione in Palestina è molto difficile, è complesso realizzare qualsiasi forma di teatro e di arte. Ma nonostante tutto, le persone, gli artisti, stanno cercando di fare qualcosa. Al momento stiamo organizzando molti laboratori a Nablus con un gruppo comico locale che in questi giorni è in tournée in Cisgiordania e io sto lavorando con loro online. Cerchiamo di andare avanti il più possibile, ci adattiamo semplicemente alla realtà.
Prima di esibirvi in una città, cercate di adattare la comicità alla sensibilità di quella comunità, puoi spiegare meglio?
Adattiamo i nostri sketch perché le comunità in Palestina sono molto diverse tra loro, con contesti sociali differenti. Alcune di loro accettano un certo tipo di battute, altre no. Cerchiamo di adattare i testi in base alla cultura e alle tradizioni presenti in ogni luogo.
Ora vivi ad Amsterdam, riesci a tornare a Jenin?
Sì, faccio i miei spettacoli in giro per l’Europa e, naturalmente, ogni nove o dieci mesi, quando posso, torno a Jenin, in Cisgiordania. La situazione è molto difficile perché i coloni stanno prendendo il controllo delle strade. È complicato spostarsi, i dipendenti pubblici ricevono solo il 40% dello stipendio e senza lavoro non si può fare praticamente nulla.
1. ALTRO
note di lingua
2. La locuzione “rottura della quarta parete” indica invece per contrasto la situazione in cui gli attori sono consapevoli di essere osservati, e si riferiscono pertanto più o meno esplicitamente al pubblico nella loro recitazione. ( Wikipedia )
cartina della Cisgiordania ( West Bank )

CISGIORDANIA ( UNA PARTE DELLA PALESTINA ) — per Israele :: West Bank
– Opera propria
da: Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Cisgiordania#/media/File:Control_status_
of_the_West_Bank_as_per_the_Oslo_Accords.svg
altra più chiara su Jenin
cartina dal CORRIERE.IT / 4 LUGLIO 2023- Articolo di Davide Frattini/ link

JENIN, WEST BANK, PALESTINE – 2026/09/03: Israeli flags installed by Jewish settlers are seen near a mosque at the entrance to the city of Jenin in the northern West Bank. (Photo by Nasser Ishtayeh/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)
una foto di Jenin con le bandiere israeliane ben in vista vicino alla moschea- all’entrata nella città
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Michael Palin al Freedom Theatre nel 2009
– originally posted to Flickr as
Michael Palin at the Freedom Theatre
Michael Palin, è un attore inglese ( 1943 ), comico, scrittore, presentatore televisivo e sceneggiatore britannico, noto per la sua militanza nel gruppo comico dei Monty Python e per i suoi documentari- I viaggi di Michael Palin. Da: https://en.wikipedia.org/wiki/The_Freedom_Theatre#/media/File:MichaelPalinFreedomTheatre.jp
trailer di Monty Python – il senso della vita ( 1983)
pubblicato da Home Cinema Trailer
LIDIA CHIAROMONTE ( pare essere una persona molto riservata, è free lance de Il Manifesto da molti anni )



intr. di S. Fabbrini, trad. di F. Galimberti
euro 20.00
Ormai è raro che il potere venga conquistato attraverso un golpe militare o comunque con la forza. Quasi tutti i paesi tengono regolarmente elezioni. Le democrazie muoiono ancora, ma con altri mezzi. Dalla fine della Guerra Fredda a oggi, a determinare la morte di una democrazia non sono quasi mai generali e soldati, ma gli stessi governi eletti. Leader eletti hanno sovvertito le istituzioni democratiche in Venezuela, Georgia, Filippine, Nicaragua, Perù, Polonia, Russia, Sri Lanka, Turchia, Ucraina e Ungheria. Oggi il tracollo di una democrazia comincia nelle urne.
Steven Levitsky e Daniel Ziblatt attraversano la storia recente per identificare i passaggi cruciali e le condizioni che si ripropongono, seppure in diverse declinazioni, ogni volta che una democrazia viene gradualmente trasformata in regime autoritario da un leader eletto Un processo messo in atto dall’interno delle istituzioni e con mezzi legali.

Attualmente è prof. di Studi Latinoamericani (cattedra David Rockefeller), Professore di Scienze Politiche e Direttore del David Rockefeller Center for Latin American Studies presso l’Università di Harvard. La sua ricerca si concentra su partiti politici, democrazia e autoritarismo, istituzioni nell’America Latina e nei paesi in via di sviluppo. Ha pubblicato, tra l’altro, Informal Institutions and Democracy (a cura di, con G. Helmke, 2006) e Competitive Authoritarianism (con L.A. Way, 2010).
Attualmente sta lavorando con Lucan Way a un libro sulla resilienza democratica nel mondo.
*** Ultimo libro pubblicato nella primavera 2026 ha il titolo in inglese : ” La straordinaria resilienza della democrazia. “
video 37 min. -.- tradotto automaticamente– a me pare che non si senta bene
pubblicato da:
Clough Center Boston College
https://www.youtube.com/@cloughcenterbostoncollege
*** NEL LINK SOTTO, TROVATE UN RIASSUNTO SCRITTO DELLA LEZIONE DEL PROF. LEVITSKY
++ se avete il traduttore automatico, potete leggerlo in italiano
DANIEL ZIBLATT
foto da : https://ces.fas.harvard.edu/people/daniel-ziblatt
Daniel Ziblatt (nato nel 1972) è uno scienziato politico statunitense, titolare della cattedra Eaton di Scienze del Governo presso l’Università di Harvard dal 2018. È specializzato in democrazie e nei loro meccanismi interni, sia infrastrutturali che procedurali.
Daniel Ziblatt è professore di Scienze politiche ad Harvard, considerato tra i massimi esperti di autoritarismo e democrazia in Europa dal XIX secolo a oggi. Ha pubblicato, tra l’altro, Structuring the State: The Formation of Italy and Germany and the Puzzle of Federalism (2006) e Conservative Parties and the Birth of Democracy (2017).
VILLAGGIO MUSICALE.COM
apri qui, se ti va
https://www.villaggiomusicale.com/videoplayer/92747
Big Andy’s Brothers :
Simone Giuffra: Drums
Roberto Curti: Bass
Andrea Vanasco: Guitar
Big Andy Serra: Voice
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Provincia di Imperia – Veduta

la provincia di Imperia nella Liguria di Ponente al confine con la Francia del sud
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Map_Province_of_Imperia.svg
qualche immagine — per chi non la conosce e per chi ne ha nostalgia:

Spiaggia d’Oro – Golden Beach of Imperia

Dolceacqua, view from the mountains, Village italie, Ligurie,
Dolceacqua vista falle montagne

Imperia, Italy – February 10, 2018: Promenade with tourists walking and customers sitting at an outdoor restaurant and cafes in Porto di Oneglia, Imperia.
Passeggiata sul porto di Oneglia ( IM )

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per un bel cundijum con il pane di Triora spalmato di aglio sulla crosta-
– è fatto ” a fantasia “, ma con il pomodoro ligure nella foto- buoni davvero solo d’estate. Mia madre diceva : è come mangiare della carne.. per la soddisfazione che ti danno, penso.

The great church in Bussana Vecchia (Im), Liguria, Italy. This is a ghost town abandoned in 1887 due to an earthquake and repopulated by an international community of artists in the early 1960s.
La Chiesa di Bussana vecchia, abbandonata nel 1887 per il terremoto e ripopolata negli anni ’60 da artisti e gente varia che l’hanno tutta ” aggiustata “. Nata intorno all’anno Mille.
QUESTO LINK DEL FAI – se volete aprirlo — VI MOSTRA VARIE FOTO BELLE DI BUSSANA VECCHIA:
FAI
https://fondoambiente.it/luoghi/borgo-di-bussana-vecchia?ldc

Looking at the sea from Cervo (Imperia, Liguria, Italy), a small, ancient town built on top of a hill along the Italian Riviera.
Il paese di Cervo, celebre anche per un Festival di musica classica da tantissimi anni

Village italie, Ligurie
Dolceacqua vista dal bosco– è stato uno dei paesaggi della zona prediletto da Monet

Imperia, Italy. Basilica di San Maurizio. View from below of the church dome. Generic architectural dome seen from below.
Cupola della Basilica di San Maurizio ad Imperia
dal Corriere della Sera, 13 ottobre 2022
La pellicola del 1972 – che ha come protagonista Gian Maria Volontè – si apre con un comizio a Milano. Sul palco parla proprio La Russa che arringa la folla: «Questa manifestazione vuole dimostrare che è possibile battere il comunismo, che è possibile battere i nemici dell’Italia. E che insieme lo faremo ».
REPUBBLICA.IT — video, 2.19 min.
Video OttoeMezzo/La7
video, 2,49 min.
Giovedì Nero di Milano: filmato degli scontri in cui morì l’agente Marino (1973)
pubblicato da Anni 70 a colori
testo sotto il video:
12.4.1973 A Milano una manifestazione promossa dal Movimento Sociale Italiano (revocata dalla questura poche ore prima) degenera in violenti scontri e porta alla morte dell’agente della celere Antonio Marino, ucciso da una bomba a mano SRCM lanciata da Vittorio Loi.
segue da:
documenti-online. memoria.cultura.gov.it
Tre sentenze (ordinanza, Assise, Appello) relative al processo per i fatti del giovedì nero, avvenuti il 12 aprile 1973, in cui venne ucciso l’agente Antonio Marino. In primo grado Maurizio Murelli e Vittorio Loi furono accusati del reato più grave, quello di omicidio aggravato. Su Loi pendette inoltre l’accusa di calunnia per avere tentato di incolpare il tenente colonnello Michele Santoro di averlo istigato ad autoaccusarsi della morte dell’agente, portandogli come prove foto e testimonianze. Per il reato di detenzione e porto di tre bombe, tutte lanciate ma di cui una non esplosa, fu accusato, oltre a Loi e Murelli, anche Nico Azzi. Ferdinando Caggiano venne accusato di favoreggiamento personale. Tutti gli altri imputati furono accusati di raduno sedizioso e resistenza aggravata. Vennero però stralciate alcune posizioni. Il 27 maggio 1975 la Corte di Assise di Milano condannò Loi, riconosciuto il responsabile diretto della morte dell’agente Antonio Marino, a 23 anni di reclusione, Murelli a 20 anni, e Nico Azzi, che aveva fornito le bombe passandole a Davide Petrini, che a sua volta le aveva nascoste sotto un traliccio di via Selvanesco, a totali 3 anni e ad una multa di 300.000 lire. Il 9 marzo 1977, con sentenza della Corte di Assise di appello di Milano, le condanne furono ridotte. Loi venne condannato a 19 anni, Murelli a 18, Nico Azzi a 2 anni. Tutto venne confermato con la sentenza della Corte di Cassazione del 15 febbraio 1978.
Due ragazze nude dopo il bagno, 1917

EMIL MAETZEL (1877-1955 ) — foto : 1912
da :
https://www.courtgallery.com/20th-century-modern-british-artist/
Emil Maetzel ( 5 maggio 1877 a Cuxhaven – 23 giugno 1955 ad Amburgo ) è stato un architetto , pittore , grafico e scultore tedesco e co-fondatore della Secessione di Amburgo .
CUXHAVEN

Cuxhaven è una città situata alla foce del fiume Elba , sul Mare del Nord. È il capoluogo dell’omonimo distretto nella Bassa Sassonia e, secondo la legge costituzionale comunale della Bassa Sassonia , è considerata una grande città indipendente in base alla sua popolazione.
– Opera propria
https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Aerial_photographs_of_Cuxhaven?uselang=it#/media/File:13-09-23-Fotoflug-Nordsee-RalfR-N3S_8954.jpg

Cuxhaven (in basso tedesco Cuxhoben) è una città della Bassa Sassonia, in Germania, abitata da circa 51.000 persone ( DATI 2006 ). È situata sulla costa del Mare del Nord alla foce del fiume Elba. Cuxhaven copre un’area larga 14 km, da est a ovest, e lunga 7 km, da nord a sud. È il capoluogo del circondario di Cuxhaven ed è una popolare meta turistica sul Mare del Nord.

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Foche sul letto del fiume Medem, con Cuxhaven sullo sfondo.
– autoscatto realizzato con la DigiCam C2100UZ

Porto di pescatori vicino al mercato del pesce
–Opera propria
Veduta aerea delle strutture portuali di Cuxhaven, tra cui Amerikahafen, il Nuovo e il Vecchio Porto Peschereccio , il Porto Turistico Cittadino e il Canale delle Chiuse.
Foto: Martina Nolte ,
Licenza: Creative Commons by-sa-3.0 de

lo stato della Bassa Sassonia nella Germania
nord-occidentale
cartina da: https://it.wikivoyage.org/wiki/Bassa_Sassonia

CARTINA DI CUXHAVEN E DINTORNI
La capitale è Hannover — una foto sola..

An atmospheric street photography shot depicting a charming narrow street in Hanover Old Town (Altstadt) lined with traditional half-timbered houses (Fachwerk) and street lanterns. Highlighting German heritage architecture, historical tourism, cozy urban streets, and European culture, this commercial stock image is ideal for travel guidebooks, cultural magazines, historic hotel ads, and European tour itineraries.
torneremo a tanta bellezza ..
QUALCHE OPERA DI EMIL MAETZEL DA WIKIPEDIA –/ LINK

Ponte, 1917

XILOGRAFIA, 1918

Linoleografia, Donna con fiori , 1920

NATURA MORTA CON VASO E PLASTICA- 1922

ADAMO ED EVA, 1925

DUE MASCHERE, 1940

NATURA MORTA CON MASCHERA AFRICANA, 1951

MARTEDI’ GRASSO, 1953

FIGLI DELL’ALBERO, 1955

NATURA MORTA CON FIGURA AFRICANA, 1955

CASA DELL’ARTISTA – LA FONDAZIONE IN SUO NOME HA POTUTO ACQUISIRE LA SUA CASA
https://kuenstlerhaus-maetzel.de
Nel 1910 Maetzel sposò Dorothea Maetzel-Johannsen, pittrice e disegnatrice da cui ebbe quattro figli. Nel 1918 la famiglia si stabilì ad Amburgo.
Nel 1919 fu co-fondatore della Secessione di Amburgo , un’associazione di artisti in cui emersero per la prima volta gli stili di espressionismo, realismo espressivo e nuova oggettività.
La mostra annuale della Secessione fu la prima ad essere chiusa nel marzo 1933 per ordine dei nazionalsocialisti , allora al potere. Nel 1933 Maetzel fu costretto al ritiro dai nazionalsocialisti.
Nel 1937, diverse stampe di Maetzel furono confiscate dalle collezioni pubbliche e distrutte nell’ambito della campagna nazista “Arte degenerata”.
Dopo la fine del dominio nazista, Maetzel fu nominato retrospettivamente direttore dell’edificio nel 1945. Dal 1948 fu secondo presidente della ristabilita Secessione di Amburgo.
Maetzel è stato artisticamente ispirato dall’espressionismo di ” Die Brücke ” ( Il Ponte, 1905 a Dresda. Gli artisti più famosi di questo movimento furono Kirchner, Hechel, Pechstein, Emil Nolde, Otto Muller.)
Maetzel ha raccolto sculture africane, la cui forma e colore sono state espresse anche nei suoi dipinti primitivisti . Ha così sviluppato il suo stile espressionista. Fu una delle personalità centrali della vita culturale di Amburgo negli anni ’20.
Alcune delle opere di Emil Maetzel possono ora essere viste nella Kunsthalle di Amburgo, nel Museo delle arti e dei mestieri di Amburgo e nella collezione d’arte dell’Hamburger Sparkasse, al MoMa..
da :
https://de.wikipedia.org/wiki/Emil_Maetzel
Madonna, 1919
litografia su pergamena
44 x 33,5 cm
Ostinato silenzio, 1920
Pensieroso, 1916
Xilografia
Dimensioni: 34 x 24 cm
Ragazzo che ride, 1917
Linoleografia
24 x 20 cm
IMMAGINI DA :
MUTUAL ART
https://www.mutualart.com/Artwork/Nachdenkender/DB8C72460254D57B

ANSA.IT 28 OTTOBRE 2026 — 17.41
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/10/28/israele-i-media-herzog-vedra-netanyahu-e-eisenkot-per-testare-un-governo-di-unita_74766689-3c93-4a0a-8778-21bf55ce3a7c.html

@ ANSA/EPA
Channel 11 riporta che il presidente israeliano, Isaac Herzog, dovrebbe incontrare, già nei prossimi giorni, ancora prima della pubblicazione dei risultati finali e dell’inizio delle consultazioni, Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot – separatamente – per iniziare a testare la fattibilità di un governo di unità nazionale.
ANSA.IT 28 NOVEMBRE 2026 –9.51

Alle 10:03 (ora locale), con il 72,4% delle schede scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale attribuiscono 54 seggi al blocco pro-Netanyahu e 48 al blocco guidato da Eisenkot.
I partiti arabi ora contano 18 seggi dopo che Ra’am ne ha guadagnati due.
Il primo ministro: “Vietato formare un esecutivo con i partiti arabi”
seguono immagini da:
ARTWORKARCHIVE.COM/ PROFILE / JOEL KIRK RICHARDS

MADRE E FIGLIO– 2009

madre e figlio color ruggine– 2009

madre e figlio in giallo


Joel Kirk Richards (nato nel 1976) è un artista statunitense specializzato in temi giudeo-cristiani. Mi pare legato alla Chiesa mormone ( La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni )
se aprite il link sopra, trovate molte opere di questo autore- interessanti, più interessanti e altre meno interessanti. Ma tutte valgono un’occhiata.
mostriamo qualche immagine della città di Provo nell’Utah ( USA ) dove è nato il nostro pittore religioso:
prima la cartina degli Stati Uniti:


Lo stato dell’Utah negli Usa — link Getty Images

Lago Utah esposto a sud, Provo
(WT-shared) Julescoswig 23:02, 13 August 2011 (EDT)- opera propria
Wikivoyage.org

This shot shows the very bright colors of changing leaves on the trees near the Upper Falls waterfall in Provo Canyon, Utah. In the background is a canyon between two, rocky mountain peaks.
Vivaci colori autunnali nel Provo Canyon Utah vicino alle Upper Falls – Foto stock

Cambio della stagione verso l’autunno, le prime nevi..

Luci soffici e delicate illuminano il picco della montagna

Provo, Utah, USA – April 7, 2020: This is a springtime shot of the BYU campus with hardly any students around. The trees are in bloom and the grass green. This view shows the Knight and Talmage Buildings surrounded by beautiful trees.
Sboccia la primavera in un campus studentesco, il Brigham Young University (BYU) con i suoi due famosi edifici, Jesse Knight Building (JKB) che il James E. Talmage Building (TMB )

Provo Skyline and main street area is surrounded by snow capped Wasatch Mountains, Utah. (Photo by: Joe Sohm/Visions of America/Universal Images Group via Getty Images)
Lo skyline della città di Provo circondata dalle innevate montagne Wasatch.

se volete vedere cose belle e particolari, andate a questo link di Tiziana su X::
tiziana campodoni @tizianacampodon

video pubblicato dal prof vito lavolpe @vitofirefox / link sotto
link: https://www.youtube.com/@vitofirefox / altri video– mi pare ci sia anche ” come si fa la birra “!
*** fa un’opera di democratizzazione della scienza così necessaria oggi !

il prof. Vito da youtube
Prof. Vito Lavolpe– Patologo Clinico -Università di Bari- Facoltà di Medicina e Chirurgia – Canale dedicato alla Medicina, alla Scienza e a tutti quegli Uomini che hanno coltivato una grande Passione nella loro Vita.
Mail: vitograzio.lavolpe@uniba.it
Neuroscienze Medicina Bari :: elearningmedicina.it
dal gennaio 2007 ha pubblicato 2100 video
radio popolare.it — 26 ottobre 2026
https://www.radiopopolare.it/la-serbia-cambia-pagina-gli-studenti-vincono-le-elezioni-contro-vucic

I serbi hanno scelto e l’hanno fatto in grande stile. Dopo due anni ininterrotti di proteste pro-democrazia e Stato di diritto, alle elezioni di ieri la Lista degli Studenti ha conquistato al primo colpo la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, con un 52% dei voti che fa ancora più impressione se si tengono in conto due fattori.
Primo, che quello che due anni fa era nato come un movimento studentesco senza leader né chiara struttura, si è organizzato dal basso e con una democrazia partecipativa tale da portare circa 140 professionisti di diversi campi in Parlamento per cambiare finalmente la faccia di una Serbia incancrenita da 10 anni di corruzione, clientelismo ed erosione dello Stato di diritto.
Secondo, che gli studenti sono riusciti a mantenere altissima la coscienza civica della popolazione serba, che ha risposto in massa, con un’affluenza che ha superato qualsiasi aspettativa e si è attestata attorno al 70%.
È così che le frodi, le irregolarità e la violenza segnalata in numerosi seggi elettorali non sono servite a fermare l’onda degli studenti, che ora devono prepararsi alla fase due: governare il Paese per davvero, e mettere in pratica le promesse di trasparenza, separazione dei poteri e democrazia.
Ma intanto è ancora tempo di festeggiamenti a Belgrado e in tutta la Serbia, che sono continuati per tutta la notte con scene di esplosione di gioia che in larga parte d’Europa ormai colleghiamo quasi solo alla vittoria in grandi eventi sportivi.
Invece i serbi hanno vinto una partita più importante il 25 ottobre, e il grande sconfitto è Aleksandar Vučić, l’ex-presidente che dopo 14 anni al potere dovrà ora guardare dall’opposizione il futuro governo che ha già etichettato come “emanazione di forze occidentali”.
AUDIO : 1.35 min.
https://backend.radiopopolare.it/wp-content/uploads/2026/10/BACCINI-7.30-SERBIA.mp3?_=1
CARTINA DELLA SERBIA

La Serbia senza il Kossovo
CIA World Factbook map of Serbia without Kosovo.
qualche foto della Serbia:: Wikipedia

Area naturale protetta di Uvac. Canyon
– Opera propria

Palazzo Raichle situato a Subotica, in Serbia
** Ferenc Raichle (1869–1960) è stato un importante architetto ungherese, tra i massimi esponenti della Secessione ungherese (l’Art Nouveau dell’Europa centrale).
Costruito tra il 1903 e il 1904, l’edificio nacque originariamente come residenza privata della famiglia Raichle e come suo studio di progettazione. È considerato uno dei monumenti architettonici più affascinanti della Serbia. Si distingue per la sua facciata fiabesca e colorata, ricca di mosaici, decorazioni in ferro battuto a forma di cuore e, soprattutto, per l’uso delle celebri ceramiche colorate della manifattura ungherese Zsolnay.
Dalla fine degli anni ’60, le sale interne del palazzo ospitano la Galleria d’Arte Contemporanea di Subotica (Savremena Galerija Subotica).
notizie da : Overview dell’AI
++ se volete aprire il link sotto potete vedere delle foto bellissime della città di Subotica- vedi cartina all’inizio- è al nord quasi al confine con l’Ungheria.
video sull’Art Nouveau a Subotica — 1 min.
letta da Giorgio Albertazzi — anni ’60
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.
Ella si va, sententosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.
Tanto gentile e tanto onesta pare è un sonetto di Dante Alighieri, dal capitolo XXVI della Vita Nova (scritta tra il 1282 ed il 1293), esempio – sia nello stile che nel contenuto – dello stilnovismo.
notizie e testo da:
ANSA.IT 26 OTTOBRE 2026 – 10.26

Lula ha trionfato alle elezioni brasiliane.
“Ringrazio la generosità dei giovani brasiliani che si sono battuti a difesa della democrazia”, ha detto a caldo, in una San Paolo già in festa. Dopo una rimonta epocale, l’ultima icona della sinistra mondiale ha surclassato al ballottaggio il candidato trumpiano Flavio Bolsonaro, confermandosi per la quarta volta presidente del Brasile. Alla fine ha conquistato il 51,74% dei voti, contro il 48,2% di Flavio, uno scarto netto, ben superiore al testa a testa serratissimo previsto alla vigilia.
Tuttavia Bolsonaro non ci sta. Il figlio di Jair ha annunciato che chiederà l’annullamento del voto, a suo giudizio falsato dalla decisione del giudice di rinviare di due ore la chiusura dei seggi, misura richiesta anche da lui. “E’ impossibile riconoscere il risultato di questo voto in queste condizioni. Chiederò l’annullamento del voto.
Per la prima volta nella storia del Brasile un giudice ha allungato le operazioni di voto, ha cambiato le regole in corso”, ha commentato concitato. Una posizione potenzialmente golpista che però al momento appare isolata: i due presidenti delle Camere, prima che lui parlasse, avevano già ratificato l’esito elettorale.
Un trionfo, questo di Lula, che lancia un segnale forte anche al mondo: a pochi giorni dal voto di midterm, la sua affermazione ferma l’avanzata, sinora inarrestabile, della destra trumpiana in America Latina. Ma Lula, che ha ammesso di non avere mai avuto uno smartphone, ha battuto anche Meta, accusato da più parti di aver interferito sulla campagna elettorale, tentando invano di frenare la diffusione dei suoi contenuti suoi social. Una buona notizia anche per la comunità Lgbt, per i i difensori dei diritti delle minoranze, degli indigeni, degli ultimi che dipendono dalle politiche sociali pubbliche. E anche per le politiche ambientali a difesa dell’Amazzonia, il polmone del mondo.
Una vittoria storica anche per il modo in cui è arrivata: mai nella storia della politica brasiliana un candidato uscito sconfitto dal primo turno era riuscito a ribaltare il risultato nel secondo. E mai un candidato ha conquistato tanti voti, oltre 64 milioni. Dietro la vittoria di questo highlander del progressismo mondiale c’è certamente il boom della partecipazione: l’astensione è crollata di due punti, segno che è stato votato anche da chi è rimasto a casa il primo turno. Ma stavolta è andato alle urne forse spinto dalla paura di un altro Bolsonaro alla presidenza.
“In Brasile hanno vinto la democrazia e il multilateralismo”. Lo scrive su X la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. “Il partenariato tra l’Europa e il Brasile è fiorente. Resteremo al vostro fianco negli anni a venire. Insieme continueremo a lavorare a stretto contatto per un commercio libero e aperto. Per un ordine globale basato su regole. E per ambiziosi obiettivi in ambito climatico”.
ANSA.IT/ CITTA’ DEL MESSICO, 26 OTTOBRE 2026- 2.32

Lula ha conquistato la rielezione con il 51,78% delle preferenze, pari a 64,1 milioni di voti, sconfiggendo il senatore Flavio Bolsonaro, fermo a 48,22%, con 59,7 milioni di voti.

Il racconto è affidato a Pasquale Cafiero, brigadiere del carcere di Poggioreale a Napoli dal 1953, il quale si rivolje con profondo rispetto a Don Raffaè, un potente boss della Camorra detenuto nel “braccio speciale”. (Il personaggio di Don Raffaè allude apertamente a Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata).
È l’agente dello Stato a trovarsi in una posizione di sottomissione psicologica e pratica. Pasquale subisce la fatica del proprio lavoro e si rivolge al capomafia per chiedere favori personali — come un impiego per il fratello disoccupato o un aiuto per sistemare questioni familiari — riconoscendogli un’autorità e una saggezza che non vede nello Stato.
Si tratta di un brano che intende denunciare la “situazione critica delle carceri italiane negli anni Ottanta” (le parti virgolettate sono tutte riprese da Wikipedia) e la “sottomissione dello Stato al potere delle organizzazioni malavitose”. Fabrizio De André stesso avrebbe affermato (secondo Mario Luzzatto Fegiz) che “la canzone alludeva a don Raffaele Cutolo, famoso boss camorrista, fondatore della Nuova Camorra Organizzata”. Lo stesso Cutolo colse bene l’ispirazione alla sua persona, e scrisse a De André “per chiedere conferma in merito e per complimentarsi con lui, meravigliandosi tra l’altro di come De André fosse riuscito a cogliere alcuni aspetti della sua personalità e della sua vita carceraria senza averlo mai incontrato.” Con educazione, De André rispose alla lettera di Cutolo, “solo per ringraziarlo, senza confermare né negare l’attribuzione di identità del personaggio, ed evitò di proseguire il carteggio quando il malavitoso gli inviò una seconda missiva.” ( RICCARDO VENTURI, CANZONI CONTRO LA GUERRA +++ TESTO )
TESTO
Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son brigadiero del carcere oiné,
io mi chiamo Cafiero Pasquale
e sto a Poggioreale dal cinquantatré
e al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio,
per fortuna che al braccio speciale
c’è un uomo geniale che parla co’ me.
Tutto il giorno con quattro infamoni,
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte l’ore co’ ‘sta fetenzia
che sputa minaccia e s’â piglia co’ me
ma alla fine m’assetto papale,
mi sbottono e mi leggo ‘o giornale,
mi consiglio con don Raffae’
mi spiega che penso e bevimm’ ‘o café.
Ah che bell’ ’o café
pure in carcere ‘o sanno fâ
co’ â ricetta ch’a Ciccirinella,
compagno di cella
ci ha dato mammà.
Prima pagina, venti notizie
ventun’ingiustizie e lo Stato che fa?
Si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità,
mi scervello e m’asciugo la fronte,
per fortuna c’è chi mi risponde
a quell’uomo sceltissimo immenso
io chiedo consenso a don Raffae’.
Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli,
mentre ‘o assessore, che Dio lo perdoni,
‘ndrento a ‘e roulotte ci alleva i visoni,
voi vi basta una mossa, una voce
c’ha ‘sto Cristo ci levano ‘a croce,
con rispetto, s’è fatto le tre,
volite ‘a spremuta o volite ‘o café?
Ah che bell’ ’o café,
pure in carcere ‘o sanno fâ
co’ â ricetta ch’a Ciccirinella,
compagno di cella
ci ha dato mammà.
Ah che bell’ ’o café
pure in carcere ‘o sanno fâ
co’ â ricetta di Ciccirinella,
compagno di cella
preciso a mammà.
Ca’ ci sta l’inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l’ha chi ce l’ha,
io non tengo compendio che chillo stipendio
e un ambo se sogno ‘a papà
aggiungete mia figlia Innocenza
vuo’ marito, non tiene pazienza,
non vi chiedo la grazia pe’ me,
vi faccio la barba o la fate da sé?
Voi tenete un cappotto cammello
che al maxi-processo eravate ‘o cchiù bello,
un vestito gessato marrone,
così ci è sembrato alla televisione,
pe’ ‘ste nozze vi prego, Eccellenza,
m’î prestasse pe’ fare presenza,
io già tengo le scarpe e ‘o gillé,
gradite ‘o Campari o volite o café?
Ah che bell’ ’o café,
pure in carcere ‘o sanno fâ
co’ â ricetta ch’a Ciccirinella,
compagno di cella
ci ha dato mammà.
Ah che bell’ ’o café
pure in carcere ‘o sanno fâ
co’ â ricetta di Ciccirinella,
compagno di cella
preciso a mammà.
Qui non c’è più decoro, le carceri d’oro
ma chi l’ha mai viste chissà,
chiste so’ fatiscienti, pe’ chisto i fetienti
se tengono l’immunità,
don Raffae’ voi politicamente,
io ve lo giuro, sarebbe ‘nu santo,
ma ‘ca dinto voi state a pagâ
e fora chiss’atre se stanno a spassâ.
A proposito tengo ‘nu frate
che da quindici anni sta disoccupato,
chill’ha fatto cinquanta concorsi,
novanta domande e duecento ricorsi,
voi che date conforto e lavoro,
Eminenza, vi bacio, v’imploro,
chillo duorme co’ mamma e co’ me
che crema d’Arabia ch’è chisto café!

Roberto Murolo e Fabrizio De André

Raffaele Cutolo
RAFFAELE CUTOLO – INTERVISTATO DA ENZO BIAGI ( 1986 )
Nel 1986 Enzo Biagi entra nel tribunale di Napoli e si siede di fronte a Raffaele Cutolo, il boss della Nuova Camorra Organizzata ( NCO ). Cosa dice un uomo che ha trascorso 23 anni in carcere e comanda un’organizzazione criminale come se fosse un partito politico? Un documento storico unico: Cutolo sfida lo Stato, si paragona a figure messianiche, parla della sua morte prevista, difende la sorella Rosetta e attacca pentiti e magistrati. Una confessione pubblica che rivela la mentalità di chi ha fondato e dominato la NCO dagli anni ’70.
Salvini incontra i parà a Milano. Massima allerta per le manifestazioni, da Bologna a Genova, da Torino fino a Bari

Milano
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video – LA STAMPA – TORINO –24 OTTOBRE 2026
Carovita, stipendi troppo bassi, affitti sempre più difficili da sostenere e aumento delle spese militari: sono alcune delle ragioni che riportano le proteste nelle piazze italiane.
Manifestazioni annunciate a Torino, Milano e Roma, con iniziative promosse da gruppi e movimenti differenti.
Il Movimento 17 ottobre protesta contro il costo della vita e rivendica salari dignitosi, accesso alla casa e una sanità pubblica universale.
A Torino il corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contesta il riarmo, mentre a Roma è prevista anche la manifestazione «Fuori l’Italia dalla guerra».
Dopo gli scontri dello scorso fine settimana, sono state rafforzate le misure di sicurezza. LIVE Cortei in Italia
APRI QUI::
IL FATTO QUOTIDIANO 24 / 10 / 2026
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/24/para-mezzi-lince-piazza-duomo-milano-video/8548557/

Piazza Duomo, Milano. I parà con i mezzi militari lince osservano il via via di turisti e passanti. Il centro del capoluogo lombardo è già presidiato da carabinieri e polizia, presenti con diverse camionette, che hanno iniziato a chiedere i documenti. Ma ci sono anche i militari arrivati in città, sparsi per la piazza, la Galleria e per corso Vittorio Emanuele II. Davanti a Palazzo Reale sono parcheggiati i cinque Lince, i mezzi blindati dell’esercito.
Sono 500 i militari dell’Esercito schierati dal ministero della Difesa dopo gli scontri dello scorso weekend e in attesa delle proteste odierne. Il potenziamento è affidato al personale della Brigata paracadutisti “Folgore“, cui spetta il comando dell’unità che si affianca al Raggruppamento Lombardia, già operativo nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure“.
Nella Capitale oltre 200 identificati
LA STAMPA – 24 OTTOBRE 2026

PER LEGGERE APRI QUI
*** Il Tenco ha trasformato Sanremo in un laboratorio culturale diffuso ” – Daniela Borghi

manifesto da: https://aristonsanremo.com/premio-tenco-2026
LA STAMPA.IT / IMPERIA-SANREMO 24 ottobre 2026
foto dal suo Facebook
link:: LA STAMPACESARE BERMANI
L’astronave di Caparezza è atterrata sul palco del teatro Ariston. Il Premio Tenco arriva oggi al termine della tre giorni dell’edizione numero 49 dedicata a Sergio Secondiano Sacchi, e a Francesco Guccini, con il titolo ”Dio è morto”.
La cavalcata tra note di artisti affermati e di giovani, da Manuel Agnelli ai Santamarea, da Carmen Consoli a Emma Nolde, passando da Filippo Graziani, Anastasio e altri artisti selezionati dalla giuria di giornalisti e addetti ai lavori, si conclude oggi con la serata che vede protagonisti altri premiati.
Anche il programma di questa sera attraversa generi, linguaggi e tradizioni musicali differenti. In cartellone i Premi Tenco Enzo Avitabile, Frankie Hi-Nrg Mc e Max Manfredi.
Poi Cesare Bermani, lo storico e studioso della cultura popolare che riceverà il Premio operatore culturale.
CESARE BERMANI — nato a Novara nel 1937
foto da: https://archiviobermani.it/ *** lo incontreremo un’altra volta
Al chitarrista Juan Carlos Flaco Biondini andrà il Premio Yorum, realizzato in collaborazione con Amnesty International, «per il valore della sua testimonianza artistica e civile». La serata vedrà inoltre la partecipazione di Claudia Crabuzza, Fabri Fibra e Giulia Mei, «in un finale che unisce impegno, ricerca musicale e nuove prospettive della canzone d’autore», come spiegano dal Club Tenco. Silvia Boschero completa il cast dei presentatori, che si è aperto con Neri Marcoré ed è proseguito con Chiara Buratti nella seconda serata. Il Tenco ha trasformato Sanremo in un laboratorio culturale diffuso.
Oltre all’Ariston, le attività collaterali hanno fatto vivere la sede del Club, dove a mezzogiorno si svolgono gli incontri con gli artisti che si esibiscono la sera, il casinò (alle 15 gli incontri Il pluralismo musicale in Italia e La canzone democratica) e la Pigna (alle 18 David dei Miracoli con Chiara Riondino).
C’è poi il Dopo Tenco, il momento di ritrovo informale e conviviale per addetti ai lavori al termine dei concerti nel Roof dell’Ariston. Tra le jam session, anche quella con Filippo Graziani, Andrea Scanzi e Neri Marcoré sulle note di “Monna Lisa”, davanti a Manuel Agnelli, Mimmo Locasciulli e altri artisti.
«Vale come le esibizioni di Guccini, Vecchioni e gli altri cantautori: il Dopo Tenco non è morto», ha detto Antonio Silva, lo storico presentatore.
«Al Tenco la musica è più viva che mai, questa è la dimostrazione», parole di Marcoré.
PER CHI VOLESSE DA :: RAINEWS.IT / TGR/ LIGURIA / OTTOBRE 2026
apri qui, pochi minuti
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Essere umani · del famosissimo rap ::: Frankie Hi-NRG MC ·
TESTO
ENZO AVITABILE – ADDORE ‘E LIBERTA’ ( dal film : La salita di Massimiliano Vallo )
*** i moltissimi altri che ci sono sfuggiti, chissà, un’altra volta.. se Daniela ci assiste !


FRANCE – 1932: Robert Doisneau’s self-portrait with a Rolleiflex, France in 1932. (Photo by Robert DOISNEAU/Gamma-Rapho via Getty Images) LINK
Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Parigi, 1º aprile 1994 )
MODENA, PALAZZO DEI MUSEI, fino al 24 gennaio 2027
Largo Porta Sant’Agostino, 337,
41121 Modena MO, Italia

uno scorcio del Palazzo dove recentemente è stato aperto un bar.. Il Bar Mosaico nel marzo 2025, aperto dalla mattina a tarda sera.
foto da: ARTRIBUNE
https://www.artribune.com/progettazione/2025/03/modena-palazzo-musei-bar-mosaico/
Sorto sull’antico Convento degli Agostiniani, l’edificio venne realizzato dal duca Francesco III d’Este su progetto di Pietro Termanini e destinato ad Albergo dei poveri. Successivamente il duca Ercole III d’Este lo trasformò in Albergo delle Arti. Oggi è un importante centro culturale modenese che riunisce vari istituti.
Dal 24 settembre 2026 al 24 gennaio 2027, il Palazzo dei Musei di Modena ospita Robert Doisneau, mostra a cura di Gabriel Bauret dedicata al maestro della fotografia umanista francese e pioniere, insieme a Henri Cartier-Bresson, del reportage di strada. In esposizione 130 stampe ai sali d’argento, in parte vintage, provenienti dall’Atelier Robert Doisneau di Montrouge — tra queste, il celebre bacio rubato in Place de l’Hôtel de Ville a Parigi, forse l’immagine più iconica nella storia della fotografia. Promossa dal Comune di Modena e prodotta da Silvana Editoriale, la mostra ripercorre attraverso interni e scene di strada — catene di montaggio, bar, feste di paese, jazz club, aule scolastiche — l’umanità minuta di Parigi. Un percorso che racconta la ricerca della felicità nei dettagli di tutti i giorni, restituendo lo sguardo autentico di uno dei più grandi fotografi del Novecento.
DA TPI / link sotto


link TPI sopra
video, 1.29 min.
ANSA.IT – 23 OTTOBRE 2026 — 15.28

© ANSA/EPA
La first lady Melania Trump ha ottenuto un cessate il fuoco fra Russia e Ucraina localizzato nella città di Olenshky.
Il cessate il fuoco inizierà il 29 ottobre.
Lo annuncia la Casa Bianca. “I due paesi si sono detti d’accordo a fermare temporaneamente le azioni militari a Olenshky per consentire agli aiuti umanitari di entrare e preparare l’evacuazione dei civili tramite passaggi stabiliti”, si legge in una nota.
ANSA.IT 23 OTTOBRE 2026 – 15.33

Una manifestazione di ucraini per la città di Oleshky © ANSA/AFP
Oleshky è una città ucraina situata in prima linea lungo il fiume Dnipro, stretta nel fuoco incrociato tra le truppe russe e quelle ucraine.
Per questa città allo stremo, dove servono urgentemente cibo e medicine, nei giorni scorsi papa Leone, subito dopo l’operazione al polmone, ha chiesto una tregua umanitaria parlando direttamente sia con Putin sia con Zelensky.
I residenti di Oleshky stanno affrontando una crescente scarsità di generi alimentari e medicinali. Data la scarsità di comunicazioni e il timore di rappresaglie da parte delle autorità di occupazione russe tra chi è rimasto in città, l’Afp ha raccolto le testimonianze di ex residenti di Oleshky che mantengono i contatti con le persone ancora intrappolate lì.
NOTA DEL BLOG SULLA CITTA’ DI OLESHKY
Le sabbie di Oleshky (in ucraino Олешківські піски?; in russo Алешковские пески?, Aleškovskie peski) sono la più vasta distesa sabbiosa desertica dell’Ucraina e coprono una superficie di 161,2km². Si trovano all’interno della costa ucraina del Mar Nero e consistono di dune sabbiose (dette localmente kuchuhury) che raggiungono altezze attorno ai cinque metri. Tra le dune si trovano sparse tracce di vegetazione.
Prima dell’annessione russa del Khanato di Crimea alla fine del XVIII secolo, il territorio apparteneva alla popolazione nomade dell’Orda Nogai, e più specificamente all’orda Djambuilut. Non rimangono evidenze storiche di questo periodo.
Ai tempi dell’Unione Sovietica, il deserto veniva utilizzato per le esercitazioni di bombardamento aereo dall’aviazione militare del Patto di Varsavia. È pertanto possibile che vi siano ancora ordigni inesplosi.
segue da AI MODE / link –
– in risposta alla ns. domanda– da quando la città è ucraina..?
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NOTA SU UNA PITTRICE ” NAIF ” LEGATA A QUESTI LUOGHI
segue da:
DAYLYART MAGAZINE
Polina Raiko, The Self-Taught Folk Artist Who Turned Tragedy to Triumph


Fotografia di Polina Raiko. Facebook.
Nata nel 1928 in Ucraina, Polina Raiko ha vissuto una vita piuttosto anonima fino agli anni ’90. Deportata in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, tornò in Ucraina e si sposò a 22 anni. Si guadagnava da vivere con il marito e i due figli coltivando e vendendo frutta e verdura.

Polina Raiko aveva bisogno di una via di fuga. Non era un’artista, aveva pochi soldi e si era ritrovata improvvisamente senza famiglia. Nel 1994, sua figlia morì in un incidente d’auto, suo marito morì un anno dopo e suo figlio, che aveva lottato contro la dipendenza dall’alcol per tutta la vita, presumibilmente accoltellando Polina una volta e minacciandola di morte in numerose occasioni, si ritrovò in prigione. Che avesse bisogno di una via di fuga, di trovare un po’ di gioia da qualche parte, o semplicemente di trovare un modo per andare avanti, Raiko trovò ciò di cui aveva bisogno quando una vicina le suggerì di dipingere. Come i miei figli piccoli, che decidono di non usare una tela quando le pareti di casa li fissano, vuote e pronte a trasformarsi, Polina Raiko si è rivolta alle sue pareti e ha iniziato il suo capolavoro.

Ciò che iniziò con forme diverse, colori semplici e vari tipi di uccelli, anatre, oche, galli e i suoi caratteristici gufi, si è poi trasformato in una biografia della sua vita, riproducendo eventi e persone che hanno riempito quei momenti di felicità, tra cui i suoi figli, le sue sorelle e suo marito pescatore. Spesso lavorando fino a tarda notte, si nascondeva dietro le tende, sperando che le voci su una donna eccentrica che dipingeva le sue pareti si placassero col tempo.

Un video amatoriale dei primi anni 2000, giunto fino a noi, mostra Raiko mentre, con entusiasmo, fa visite guidate e tiene discorsi nella sua casa agli abitanti del luogo e a chiunque voglia ascoltarla. Nel 2003, fu commissionata la realizzazione di un opuscolo per presentare la sua vita e le sue opere agli abitanti di Kherson. Purtroppo, prima che potesse essere pubblicato, Polina Raiko si spense nella sua casa splendidamente decorata il 15 gennaio 2004.

Dopo la sua scomparsa, la sua casa rimase vuota, simile a un immenso museo nel silenzio della notte.
Persino i familiari sopravvissuti mostravano scarso interesse per le sue creazioni. Secondo lo storico Serhii Dyachenko, un ammiratore del talento di Raiko, i nipoti sopravvissuti la consideravano eccentrica e si tenevano a distanza, temendo che la sua “anomalia” potesse essere ereditata. In tutta fretta, il nipote di Raiko vendette la casa a una coppia canadese residente in Ucraina.

Ma alla fin
e degli anni 2000, l’obiettivo della comunità era quello di preservarla. Nel 2016, sono stati elaborati dei piani per trasformare la casa in un museo e il Museo Ivan Honchar di Kiev ( lo vedremo presto ), in Ucraina, un museo che espone e preserva l’arte popolare ucraina, è intervenuto con l’intento di mantenere aperta al pubblico questa casa ricca di affreschi.

Nel 2018, le riproduzioni degli affreschi presenti nella casa di Polina Raiko sono state esposte in “A Space of One’s Own”, una mostra presso il Pinchuk Art Centre di Kiev che si propone di offrire “una prospettiva sulla storia dell’arte ucraina e sul ruolo delle donne in essa, mettendo in evidenza i fenomeni artistici più importanti e tenendo conto della complessa specificità del contesto sociopolitico ucraino”.Polina Raiko è stata una delle tante artiste che hanno presentato la mostra, esponendo alcuni dei suoi murales attraverso fotomontaggi a grandezza naturale. Una vera e propria fortuna, meritata, per una che vent’anni prima aveva semplicemente preso in mano la vernice smaltata e il pennello più economici che era riuscita a trovare ” per cercare una maniera di sopravvivere alla vita piena di lutti che aveva vissuto”.

La tragedia per Polina ancora non è finita.
A causa dell’ invasione russa dell’Ucraina, la casa di Polina Raiko è stata nuovamente colpita da quello che è stato definito un attacco deliberato alla centrale idroelettrica di Kakhovka a Kherson, fatta saltare in aria dalle forze russe la mattina del 6 giugno 2023.

La casa di Polina Raiko, un tempo incastonata tra due fiumi, con un gigantesco noce e un cespuglio di viti davanti, è stata completamente sommersa e ciò che ne rimane oggi è ancora in parte un mistero. Come riportato da Semen Khramstov, il giardino, le recinzioni dipinte e quasi l’intero interno della casa di Raiko sono andati perduti.

Oksana Semenik, storica dell’arte e giornalista che gestisce l’ account Twitter di Storia dell’Arte Ucraina : «La sua opera principale e unica era questa casa. Abbiamo perso il suo patrimonio oltre la sua presenza fisica».

La casa di Polina nel 2023
PER CHI VOLESSE IL LINK SU CUI SCRIVE OKSANA SEMENIK – STORIA DELL’ARTE UCRAINA SU X E’ QUESTO:


** le foto sopra sono del link:
*** il link sopra, forse ci serve – magari – ad avvicinarsi alla gente ucraina visto che, senza aver avuto alcuna opportunità nella vita, di frequentarla, siamo- più o meno tutti- pronti a schierarci pro o contro.
Cinema nella grafica cubana. Manifesti dalla collezione Bardellotto alla Mole Antonelliana (4 febbraio – 29 agosto 2016), la più ampia e completa mostra mai organizzata sui manifesti cinematografici cubani, curata da Luigino Bardellotto , con la collaborazione di Nicoletta Pacini e Tamara Sillo (Museo Nazionale del Cinema) e Ivo Boscariol, Patrizio De Mattio e Francesca Zanutto (Centro Studi Cartel Cubano). Oltre 200 pezzi in mostra, alcuni dei quali unici e mai esposti prima in Europa, ripercorrono la storia della grafica cinematografica cubana dal 1959 ad oggi.
segue da:
TORINO – MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA

ESTERNO DEL MUSEO DEL CINEMA — MOLE ANTONELLIANA

ESTERNO

L’ascensore panoramico della Mole Antonelliana a Torino sale in 59 secondi fino a 85 metri d’altezza (il “tempietto”), trasportando i visitatori in una cabina di cristallo trasparente sospesa nel vuoto al centro dell’edificio, gestito da GTT e collegato al Museo Nazionale del Cinema ( Overview dell’AI )

Terrazza Panoramica della Mole Antonelliana (a circa 85 metri di altezza), situata presso il Museo Nazionale del Cinema. ( Overview dell’AI ) da cui puoi contemplare la città e le sue m0ntagne sullo sfondo ( im. sg )


L’interno della Mole Antonelliana è caratterizzato da una grande sala centrale (Aula del Tempio) circondata da rampe elicoidali e balconate verticali con manifesti, proiezioni e scenografie cinematografiche. ( Overview AI )
ALCUNE IMMAGINI DELLA MOSTRA SUI MANIFESTI
CINEMATOGRAFICI FATTI A CUBA

” Il Cerro Pelado è una nave mercantile cubana diventata un simbolo storico per Cuba a causa di un episodio del 1966.
La nave e la vicenda: Nel 1966, per partecipare ai X Giochi Centroamericani e del Caraibici a Porto Rico, a causa del rifiuto di permessi e voli diretti dagli Stati Uniti, la delegazione sportiva cubana fu imbarcata sulla nave mercantile Cerro Pelado.
La traversata: Durante il viaggio, la nave fu costantemente sorvolata e minacciata da aerei militari statunitensi.
La Dichiarazione del Cerro Pelado: In risposta alle pressioni, gli atleti e i dirigenti scrissero la celebre Declaración del Cerro Pelado, con cui rivendicarono il diritto di Cuba e di tutti i popoli a partecipare liberamente alle manifestazioni sportive.
Il documentario: L’evento fu raccontato dal celebre regista cubano Santiago Álvarez nel cortometraggio documentario Cerro Pelado (1966) ”
da: Overview dell’AI
il documentario- film integrale — min. 35.09
Il documentario è celebre per lo stile d’avanguardia tipico di Santiago Álvarez: un montaggio frenetico, l’uso espressivo della musica e dinamici estratti di cronaca.
Basta iniziare.. MAGNIFICO !
segnalato da : Overview dell’AI-
pubblicato da: Ajeno al tiempo@MatiasNicolasHolgado

nota:
ICAIC – Sigla dell’Instituto Cubano del Arte e Industria Cinematográficos, creato il 24 marzo 1959– Treccani

François Truffaut, 1968
per i curiosi, trailer del film
BACI RUBATI di François Truffaut – trailer — Facebook.com / watch
Finito il servizio militare, Antoine Doinel, assunto in un’agenzia investigativa, s’innamora di una signora che dovrebbe sorvegliare. Lei gli si concede, facendogli promettere che non cercherà più di vederla. È il 3° dei 5 film della saga Doinel, forse il più divertente e gaio, soltanto sfiorato dalla malinconia. Tenero, semplice, commovente come la canzone di Trenet “Que reste-t’il de nos amours?”. (Il Morandini)
Ci fermiamo, torniamo domani.
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CUBA IN QUESTI GIORNI TERRIBILI — qualcosa appena
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mappa di Cuba – https://it.wikipedia.org/wiki/File:Cuba_map.png
Embargo È entrato in vigore ieri l’ultimo inasprimento delle sanzioni contro Cuba, con nuove restrizioni sulle operazioni finanziarie legate all’isola e una riduzione delle autorizzazioni di viaggio per i cittadini statunitensi.
È entrato in vigore ieri l’ultimo inasprimento delle sanzioni americane contro Cuba, con nuove restrizioni sulle operazioni finanziarie legate all’isola e una riduzione delle autorizzazioni di viaggio per i cittadini americani. L’Ufficio per il controllo dei beni stranieri (Ofac), che dipende dal Dipartimento del Tesoro Usa, da ieri ha vietato qualsiasi transazione finanziaria “indiretta” con le entità cubane sanzionate, in particolare quelle legate all’apparato di sicurezza e a Gaesa, il consorzio economico dell’esercito cubano. L’Ofac ha anche soppresso le cosiddette “transazioni U-Turn”, che dal 2024 consentivano alle banche americane di effettuare pagamenti che coinvolgevano Cuba quando l’origine e la destinazione del pagamento avvenivano fuori dagli Usa, e anche il permesso alle banche americane di mantenere conti intestati a cubani imprenditori indipendenti del settore privato.

Una stazione di servizio rimasta senza carburante all’Avana, Cuba – Foto di Ramon Espinosa/Ap
«È un atto di pirateria». L’accusa è stata lanciata mercoledì dal vice ministro degli esteri cubano de Cossío e ripresa giovedì dal capo della diplomazia dell’Avana, Bruno Rodríguez. I fatti si riferiscono all’inzio di settembre, quando due guardiacoste degli Stati Uniti hanno intercettato una portacontainer, la Grace (bandiera delle Comore), in acque internazionali del golfo del Messico.
La nave è stata costretta sotto scorta a cambiare rotta fino al porto di Progeso, nello Yucatán. Motivo dell’intercettamento, il sospetto che la Grace operasse come parte della «flotta oscura» che trasporta petrolio a Cuba, usando «tattiche come spegnere il trasponder per evitare di essere individuate» dal blocco navale attuato dagli Usa.
L’assalto in acque internazionali è stato giustificato dalle autorità statunitensi dal fatto che la Grace trasportava combustibile per la società cubana Enetec spa, messa sotto embargo il 1° maggio scorso dal segretario di Stato Rubio, in quanto «collegata a attività militari».
In realtà la Enetec fornisce combustibile e lubrificanti alle rare pompe di benzina che funzionano nell’isola e che mantengono in attività, ormai agonica ( da: ” agonia ” ), il trasporto cubano, sia statale che privato.
Solo per riferirsi all’Avana, circa 100 autobus – dei 3000 necessari– sono ancora attivi grazie a un rivolo di carburante che riesce a rifornirli. Ancor peggio stanno i trasportatori privati, costretti spesso a rifornirsi al mercato nero a prezzi esorbitanti: con le conseguenze che centinaia di migliaia di abitanti all’Avana sono appiedati di fatto e che botteghe e supermercati sono vuoti per difficoltà di approvvigionamento. Ventimila tonnellate di alimenti inviati a Cuba come aiuti dall’Onu non possono essere distribuiti per mancanza di carburante.
Al porto di Progreso le autorità messicane avrebbero trovato che Grace trasportava combustibile nei compartimenti riservati normalmente all’acqua di mare usata per zavorra o per riequilibrare i pesi della nave. «Si tratta di petrolio regolarmente acquistato sul mercato internazionale», ha ribattuto il ministro Rodríguez. Ovvero di una operazione garantita dal diritto commerciale internazionale. Il fatto di nasconderla e usare imbarcazioni non ufficiali è dovuto all’illegalità del blocco navale imposto dagli Usa (ma mai formalmente ammesso: si tratterebbe di una dichiarazione di guerra) per strangolare l’economia cubana.
«Il blocco navale non colpisce solo Cuba», ha denunciato Rodríguez, ma va contro le regole internazionali del libero commercio: «Cuba ha il diritto di rivolgersi a enti o stati per comprare del tutto lecitamente carburante o altri prodotti».
La polemica è diventata rovente quando è stato evidente che il blocco navale colpisce anche produttori nordamericani: con tutta probabilità, il carburante della Grace proveniva dagli Usa. Nei giorni scorsi, agenti del Fbi hanno informato di aver sequestrato 90 cisterne – 71 in Florida e 19 in Texas – contenenti circa 620mila galloni (più di 2 milioni di litri) di biodiesel diretti a Cuba e valutati circa 3 milioni di dollari.
(1 ) COJIMAR — oggi quasi una cittadina – fantasma
video, 2.41 min.
BARABAN
Vincenzo Caglioti: organetto diatonico
Aurelio Citelli: voce solista, Nord piano
Giuliano Grasso: violino
Alberto Rovelli: contrabbasso elettrico
sito web dei Barabàn:
https://baraban.it/web/
Barabàn – Gorizia
Barabàn – Canta di Matteotti
Fra le canzoni dedicate a Matteotti è particolarmente ricco il filone delle “cante” alcune delle quali hanno assorbito la melodia de “Il maschio di Volterra” uno dei più noti canti di carcere della tradizione popolare italiana. La “Canta di Matteotti” eseguita da Barabàn deriva da due diverse versioni raccolte da Ernesto De Martino, nei primi anni Cinquanta, nel Ravennate.
Il brano è stato registrato a Muggiò (MB), Cascina Faipò, il 10 giugno 2024 durante il concerto UN CANTO PER GIACOMO, nel Centenario del rapimento e dell’assassinio di Giacomo Matteotti, deputato del Partito Socialista Unitario, da parte di una squadra fascista al servizio di Benito Mussolini.
CANTA DI MATTEOTTI
Cari signori, se ascoltar mi state
canto il delitto di quei galeotti che
con gran rabbia vollero trucidare
il deputato Giacomo Matteotti.
Eran tanti, Viola, Rossi e Dumin, il capo della banda,
Benito Mussolin.
Dopo che Matteotti avea scovato, affari di petrolio ed altre tresche
venne su di una macchina caricato da quei vigliacchi della banda nera.
In mezzo a un bosco, fu trasportato allor e quei vili assassini, gli disser con furor:
«Tu che il fascismo hai sempre odiato, ora dovrai morir qui sull’istante»
e dopo averlo tanto bastonato di pugnalate gliene dieder tante.
Così, per mano, di quei vili traditor, moriva Matteotti, capo dei lavorator.
Ed ora dopo tanti patimenti da noi tutti dev’esser ricordato
da quei fascisti vili e delinquenti Giacomo Matteotti va vendicato
Così, per mano, di quei vili traditor, moriva Matteotti, capo dei lavorator.
a noi vecchietti senza memoria c’è sembrato ” nuovo ” questo gruppo, ma abbiamo scoperto che l’abbiamo già messo varie volte: volevo mettere il link, ma
naturalmente non lo trovo, c’era anche un po’ la storia di questo grandissimo gruppo.. pazienza, diceva Pastorelli !
IL MANIFESTO 20 OTTOBRE 2026
https://ilmanifesto.it/i-riot-nella-citta-vetrina-palcoscenico-della-rivolta

Milano, vetrine rotte in via Dante – Foto di Massimo Alberico / LaPresse
Milano come la calamita di una periferia infinita che da piazza Duomo si estende per tutta la Pianura padana. La città-vetrina (come la chiamavano i No Expo 10 anni fa) diventata oggi città delle vetrine infrante, del milione di danni stimati da Confcommercio, delle serrande abbassate in via Montenapoleone, la via dei brand del lusso, in un normale lunedì pomeriggio che normale non poteva essere; Milano palcoscenico della rivolta di una generazione invisibile che forse chiede di essere vista, prima ancora che ascoltata.
UNA GENERAZIONE a cavallo tra i più grandicelli della Gen Z e i più piccoli della Gen Alpha, nati tra il 2006 e il 2014. Una generazione invisibile, ma iper visibile su Tik Tok, l’unico media che racconta la realtà senza alcuna mediazione politica, sociale o intellettuale, e che ha trasmesso i riot in diretta, spesso dai profili personali di chi stava sfasciando una vetrina o la pensilina di un tram. Milano davanti a un bivio: alzare le difese e dichiarare guerra alla periferia infinita, oppure trovare il modo di avvicinarsi a questi suoi figli. Il Pd milanese ha parlato di una Milano che non si farà schiacciare: «Non finiremo ostaggio della violenza nichilista e predatoria e non finiremo ostaggio della retorica inquietante delle destre». La Cgil ha lanciato per domani una piazza per la «coesione sociale», ma di chi? Con chi? Gli espulsi dalla città vetrina rientrano in questa idea di coesione sociale? Chi è stato costretto a mollarla Milano per andare a vivere nella periferia infinita della provincia lombarda, può farne parte?
CHI ERA IN PIAZZA a Milano sabato e domenica è sia figlio della città, che della sua provincia. Lo sa Milano, che ogni giorno accoglie in città un milione di lavoratori e studenti che arrivano da fuori, che ogni sera attrae migliaia di persone che vogliono divertirsi e che ritroverà nelle biografie di chi ha sfasciato le vetrine e si è scontrato con la polizia proveniente da tutta la Lombardia e oltre. Nelle cronache di questi due giorni di scontri c’è un aspetto forse poco raccontato: la gioia sul volto di quei ragazzi. La felicità di essere in gruppo e di stare facendo quello che stavano facendo (spaccare, scontrarsi, razziare) tutti insieme. La voglia di fare il massimo del casino possibile, senza forse comprendere le conseguenze penali. Come in un grande gioco, dove politica e istituzioni sono distanti, se non su un altro pianeta. C’è una fetta di società che ha preso le distanze dalla politica che oggi prende le distanze da loro, e Milano “accogliente” non fa eccezione.
NELLA CRONACA di ieri pomeriggio lungo la periferia infinita che dalle vetrine infrante del centro di Milano arriva nel resto della Lombardia si possono annotare scontri e proteste a Legnano, Brescia, Bergamo, Treviglio e altri comuni, a riprova di una forma di rivolta diffusa. A Legnano un presidio studentesco è degenerato in scontri vicino all’istituto Bernocchi. Duecento giovani, fumogeni, un corteo verso la sede del commissariato, dove è scattato un fitto lancio di pietre contro la polizia.
Nel bresciano 40 identificati davanti a un istituto di Iseo, tutti minorenni; 30 minorenni identificati anche a Bergamo, dove ci sono stati lanci di oggetti e petardi. Studenti delle superiori in strada anche a Treviglio, dove ci sono stati furti in una Coop.
LE VETRINE INFRANTE hanno aperto uno squarcio su questa generazione, la destra evoca nuove strette repressive, la sinistra balbetta. Tra i figli di Milano – che questi ragazzi conoscono – c’è il rapper Marracash che sui social ha scritto un lungo post tenendo insieme le vetrine rotte di Milano e la protesta per il caro benzina nel sud Italia: «Un anno fa da un palco dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio. Due anni fa pubblicavo un disco catastrofista già dal titolo. Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose». Ad accompagnare il post la foto di un tricolore nella nebbia dei lacrimogeni di Milano e un camion bloccato con uno striscione sul muso davanti: «Non è solo lo sciopero del trasporto… ma anche del popolo».
se vuoi leggi Mario di Vito